Published On: mer, Mag 23rd, 2018

Sulla scrivania

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di GIORGIA FIENI – La merendina nella cartella è il primo esempio di “cibo da asporto sul lavoro”: una pausa golosa che segna l’intervallo fra le lezioni. Poi, crescendo, questa si trasforma in una schiscetta (un “bento box” alla giapponese”), ovvero una scatola in cui contenere il cibo per il pranzo, con caratteristiche particolari, perché esso si mantenga sempre commestibile. Quella che Italo Calvino, in “Marcovaldo”, chiamava “pietanziera”: “ Già il movimento di svitare il coperchio richiama l’acquolina in bocca, specie se uno non sa ancora quello che c’è dentro, perché ad esempio è sua moglie che gli prepara la pietanziera ogni mattina. Scoperchiata, si vede il mangiare pigiato: salamini e lenticchie, o uova sode e barbabietole, oppure polenta e stoccafisso, tutto ben assestato in quell’area di circonferenza come i continenti e i mari nelle carte del globo, e anche se è poca roba l’effetto è di qualcosa di sostanzioso e di compatto”.
Dal 1963 la situazione è molto cambiata. Si mangia ancora qualcosa di veloce alla scrivania, ma oggi esistono le app che permettono di ordinare e vedersi consegnare qualsiasi cibo al momento. Just Eat Italia, una delle più importanti piattaforme del settore, si è industriata per stilare una combinazione tra tipo di pranzo e occupazione lavorativa. Pare quindi che i panini siano il cibo preferito da tutti, ma i bancari li alternano con la pizza, il settore digitale con gli hamburger, chi si occupa di estetica e bellezza con le piadine, il sanitario con le insalate e la moda col giapponese. Molti però ammettono anche di provare cucine estere, come la greca, l’indiana e la mediorientale.
Questo dichiara chi mangia. Perché poi esiste anche una sottocategoria di persone che non lo fanno. Si nutrono, ma non correttamente. Alcuni infatti preferiscono le barrette energetiche sostitutive del pasto (o i relativi “beveroni”), le compresse di integratori o addirittura saltano il pranzo. Col risultato di ritrovarsi molto più affamati a metà pomeriggio o di sera e di costringere il proprio organismo ad effettuare le operazioni di digestione con molta meno efficienza.
Eppure basta poco. Partendo dal riciclo degli avanzi, che stanno benissimo in un contenitore così come in un involucro di impasto. Si può creare un piatto superbo per bellezza e nutrimenti e trovare il modo perché arrivi sulla scrivania intatto e goloso come appena cucinato. Accettate la sfida. Mettetevi alla prova. Mangiate meglio. Ridate valore alla pietanziera.

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