Published On: ven, Set 7th, 2018

M5S PARMA: LA LOTTA ALL’INQUINAMENTO NON DEVE PENALIZZARE CHI HA UN EURO 4 E NON PUÒ PERMETTERSI DI CAMBIARLA 

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La pianura Padana è da anni una delle aree più malsane d’Europa. L’allarme è già stato lanciato numerose volte, l’ultima delle quali nel Gennaio 2018 quando le emissioni prodotte da veicoli, allevamenti intensivi e riscaldamenti domestici avevano superato la soglia di guardia trasformando l’intera pianura in una sorta di camera a gas, nella quale l’aria è satura di polveri sottili, ossidi di azoto, monossido di carbonio e altri composti tossici che si accumulavano giorno dopo giorno. Posto che il quadro non sorprende – anche perché qui vi sono centri urbani e zone che, più di altri, producono emissioni, come Torino, Milano e l’Emilia Romagna, realtà trafficate e caratterizzate da un’impronta fortemente industriale – occorrerebbe cercare di fare il possibile per non peggiorare una realtà già critica.

A Parma, città al centro della pianura Padana fra le più inquinate della regione e sede di un inceneritore, si è pensato di aiutare l’ambiente derogando dopo due giorni all’accordo del 31 luglio scorso che fissava il limite massimo di 130.000 tonnellate annue da eliminare nel forno di Ugozzolo. Si è deciso quindi di bruciare rifiuti provenienti da altri territori extraregionali meno virtuosi. E così ecco che l’inceneritore è pronto a ricevere 5.000 tonnellate dai comuni dell’area metropolitana di Genova, smaltimento da attuarsi entro 120 giorni.

In compenso è del 6 Agosto la notizia che l’amministrazione di Parma, quella stessa che ha stabilito di aiutare Genova, ha deliberato l’attuazione del Piano Aria Integrato della regione, che dal 1 ottobre 2018 prevede che 29.909 veicoli, pari al 10% delle autovetture di residenti in città e classificate come euro 4, non potranno più circolare per i successivi sei mesi durante i giorni feriali. Il divieto sarà in vigore da lunedì a venerdì e durante le domeniche ecologiche, dalle 8.30 alle 18.30, e dovrebbe riguardare l’area compresa all’interno delle tangenziali.

La logica di aprire le porte all’immondizia di tutta Italia per poi far chiudere le macchine in garage dopo che per mesi si è inquinato a più non posso, è assurda. Queste scelte potrebbero far fare affari d’oro alle case produttrici di auto, come li hanno fatti fare ad IREN a bruciare rifiuti provenienti da ogni dove, ma quanto a ridurre l’inquinamento lasciano il tempo che trovano. Tralasciando tale punto, mentre rimane ineccepibile il principio di voler ridurre l’inquinamento, ci si chiede come si possano aiutare quei cittadini che, qualora tale divieto draconiano entrasse in vigore, non potranno più circolare fino alla primavera 2019. A Parma tale decisione interesserà alcune decine di migliaia di persone che si ritrovano un euro 4 in casa, che gli serve per lavorare, portare i figli a scuola, fare la spesa, e che non hanno i soldi per cambiarla in una più virtuosa euro 5. Cosa potranno fare? Se non arriva l’amministrazione di Parma ad aiutarli come ha fatto con Genova, devono forse dar fondo alle proprie risorse disponibili o chiedere un prestito in banca con tanto di interessi?

Occorre quindi ripensare il blocco della circolazione in modo che questo pur aiutando la riduzione dell’inquinamento, non pregiudichi la circolazione e le finanze dei cittadini appartenenti alle fasce di reddito più basse. Per questo acquisisce maggior senso una soluzione come quella prospettata dai Consiglieri regionali del Gruppo Lega Nord Emilia e Romagna. In una recente interpellanza posta in regione essi hanno proposto di riorganizzare il blocco della circolazione per i diesel euro 4 e aumentare gli ecoincentivi per le rottamazioni. Sul modello già vigente in Lombardia, per i comuni con 30.000 abitanti il blocco si propone di non far scattare il blocco dal prossimo 1° Ottobre solo per gli Euro 3 e non per gli Euro 4. Si dovrebbe anche tentare di spingere molto sugli incentivi per la rottamazione della auto più inquinanti e favorendo l’acquisto di veicoli a minore impatto ambientale, tra i quali vengono inclusi anche quelli con motore a benzina di ultima generazione. Per tutte quelle nuove auto, inoltre, potrebbe essere prevista – come avviene in Lombardia – l’esenzione dal bollo per tre anni. Si tratta di iniziative che vanno soprattutto incontro alle esigenze dei cittadini appartenenti alle fasce di reddito più basse che posseggono molte auto diesel euro 4 o comunque con una tecnologia non più all’avanguardia, ma ancora in buono stato e hanno difficoltà a cambiarle se non sono fortemente incentivati.

Per contrastare l’inquinamento non bastano chiaramente blocchi, multe o i palliativi da giorno dopo. Serve invece un piano d’azione cittadino e regionale, basato su una discussione seria con le maestranze pubbliche e private e capace di guardare ai prossimi anni, puntando ad abbattere drasticamente le emissioni in tutta la regione. Tale iniziativa deve sapere coniugare tutela del cittadino, innovazione industriale e lavoro. Finora ci troviamo invece ancora nell’ambito di una chiara incapacità programmatica, limitata ad agire sugli effetti e non sulle cause di un problema, con politiche oltretutto inutili, visto che il blocco del traffico non ha mai eliminato il problema delle emissioni in un periodo sufficientemente prolungato. La soluzione, più che nella limitazione delle libertà di circolazione, potrebbe risiedere in un piano di lungo periodo inerente l’industria e la mobilità regionali, puntando da un lato sulle opportunità offerte dalle nuove tecnologie e dalla green economy, dall’altro sull’ampliamento dei servizi di mobilità pubblica e gli spostamenti ad impatto zero. Proposte che già potrebbero essere ben più utili di un miope blocco del traffico, vantaggioso probabilmente solo a far aumentare i proventi dell’erario comunale e a danneggiare migliaia di cittadini.

Queste misure parlano proprio di incentivi fiscali per l’acquisto di auto elettriche, di buoni parcheggio e gratuità dei posteggi per le auto ad energia pulita, parlano di incentivi industriali, per far diventare la regione Emilia Romagna la punta di diamante dell’industria pulita a livello europeo, in una progressiva conversione e crescita capace di attrarre a sé anche moltissime energie. Servono quindi politiche di crescita e sviluppo capaci oltretutto di combattere la disoccupazione, offrendo nuovi posti di lavoro e prospettive di ricerca in un settore in continua crescita, basilare per evitare di ritrovarci a vivere in un ambiente malsano e rimasto al palo in materia di innovazione energetica, energie rinnovabili e qualità della vita.

Come Parma 5 Stelle la nostra posizione suggerisce quindi una revisione del piano di circolazione in tale senso. Riteniamo infatti che questo modello di incentivi potrebbe essere attuato, in tutto o in parte, anche in Emilia Romagna. Nel caso di Parma – unica finora fra tutte le città italiane ad applicare tali disposizioni sul blocco del traffico così in anticipo – si eviterebbe di colpire alcune decine di migliaia di persone che, diversamente, a partire dal 1 ottobre non potranno più circolare in tutta la città.

Come Parma 5 Stelle la nostra posizione suggerisce quindi una revisione del piano di circolazione. Se una revisione del sistema di incentivi non potesse essere attuata, la nostra proposta è che l’amministrazione di Parma riduca notevolmente le aree e gli orari del blocco del traffico, in modo tale da rendere il divieto meno penalizzante per i residenti proprietari di un veicolo Euro 4, che hanno necessità di spostarsi.

 

Parma 5 Stelle

 

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