Published On: mer, Ott 10th, 2018

Lettera al direttore “(brutte) memorie da Sala Baganza”

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Gentile Sig. Valentino,

lei mi ha conosciuto solamente in qualità di corriere dei suoi due giornali.

Qui c’è la possibilità di andare un pò oltre..

Questa lettera è stata inviata e non pubblicata dalla Gazzetta di Parma.

Dietro tutto ciò c’è una storia (forse) piuttosto interessante…

 

Cordiali saluti

 

 

 

Egregio direttore,

la Gazzetta di Parma è un grande giornale, vi si condensano informazioni e notizie di vario genere,

partendo dalla nostra provincia fino ad estendersi al mondo intero. Foto, curiosità, pareri di ogni

parte e inoltre pagine e pagine come se fossero di un’enciclopedia in continuo movimento per un

sapere in evidente mutamento, che possa arricchire e abbellire la nostra vita di ogni giorno. E anche.

Legga qua: “una Opel Zafira finisce nel fosso”, tra Coltaro e Sissa. E’ un piccolo trafiletto, con tanto

di foto, che si poteva trovare a pagina 18 del suo giornale, in data 10 ottobre 2017. Wow, complimenti,

cosa vuol dire questo: che alla Gazzetta di Parma non sfugge proprio niente che non sia fuori posto,

perfino ogni incidente, anche singolare, di percorso. Eppure.. l’8 ottobre 2017, guarda un pò, un paio

di giorni prima, sono stato costretto ad accettare uno scomodo soggiorno obbligatorio presso il reparto

di ortopedia dell’Ospedale Maggiore di Parma. Mio compagno di sventura un ragazzo fidentino di origini

siciliane, incappato anch’egli in un serio incidente che lo ha visto affrontare, come me, giorni

faticosi di convalescenza, di lenta ripresa e, inevitabilmente, a momenti di sconforto, fatti di dolore

e anche di rabbia riguardo al nostro accaduto. Lui si era “accomodato” nel suo letto appena dopo di me

e del suo sinistro si è potuto leggere qualcosa proprio dal suo giornale, così attento e solerte nel

riportarne notizia il giorno dopo: “Moto contro un auto. Tamponamento in Via Cornacchina: il traffico

va in tilt” (Gazzetta di Parma, 9 ottobre 2017). Già, ma del mio? Nada, niente, nothing. Lungi da me

l’idea di apparire da qualche parte sempre e comunque, ma desideravo ardemente che la gente del mio

paese, gli amici, i conoscenti, chiunque, potesse sapere come potevano essersi svolti i fatti, e non

come ha pensato qualcuno, che fossi stato investito mentre giravo in bicicletta (ebbeno no, direttore,

una frattura scomposta di tibia e perone, gamba sinistra, e una frattura composta al polso sinistro me

le sono trovate appena mi sono svegliato in ospedale su una barella, quando quel pomeriggio di

visibilità ottima viaggiavo a bordo dell’auto di mio padre, una macchina robusta, un Mercedes station

wagon immatricolato nel 1997). Volevo che la gente si facesse un’idea di quel sinistro, che

commentasse e desse un parere, che fosse pubblico e giudice, e che decidesse, alfine, a chi

atribuire le colpe principali. Invece no, tutto questo non mi è stato minimamente permesso; e lasciamo

pur stare l’impressione che si è fatta il mio avvocato, perché di parte, nel vedere le foto

dell’incidente: “tu sei un miracolato”. Due mesi dopo quell’otto ottobre è venuta a casa mia una milite

dell’Assistenza Volontaria di Collecchio, per l’annuale raccolta di offerte. Mi ha trovato ancora a

muovermi su una sedia a rotelle e quando le ho spiegato le ragioni sulla mia condizione, è stata molto

diretta: “Mi ricordo di quell’incidente, ero passata di lì e quando ho visto le macchine coinvolte ho

pensato: – qui c’è scappato il morto -“.

Vede direttore, non so se avrà la voglia o il tempo di rispondersi, di rispondermi sui motivi del

silenzio assordante del suo giornale, potrebbe dire cose del tipo: “Cos’é il dramma di una singola

persona che ha rischiato di morire, o, peggio ancora, ha rischiato di precipitare nell’abisso che ha

trovato il povero DJ Fabo, di fronte alla tragedia della vita? Cos’è un momnento in cui ti è andata

male, di fronte a un momento in cui ti poteva andare peggio? Cos’é la fortuna di trovarsi di fronte

a un ponte che crolla piuttosto che la maledetta sciagura di finirci sotto per colpa della

dabbenagine altrui?” Oppure potrebbe semplicemente rimediare asserendo che si è trattata di una

banale dimenticanza, e promettere che di fronte al mio prossimo “sinistro” voi ci sarete, sarete al

mio fianco e mi sosterrete, né più né meno raccontando i fatti come si sono svolti, niente di meno,

niente di più.

Ebbene, direttore, intanto, in prossimità di questa lunga attesa, per una banale dimenticanza, e con

estremo dispiacere, dopo 24 anni non rinnoverò l’abbonamento al suo giornale.

La Gazzetta di Parma è un grande giornale, Che io continui a leggerlo o no.

 

lettera firmata

 

 

 

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