Published On: lun, Nov 5th, 2018

A Casteldaccia il maltempo fa 9 morti, due famiglie distrutte. Sotto accusa l’abusivismo. In totale 12 vittime in Sicilia

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Trenta i morti in tutta Italia per il maltempo in 7 giorni

A Casteldaccia, in provincia di Palermo, il maltempo fa una strage: nove persone, compresi due bimbi, di uno e tre anni, e un adolescente, muoiono rimaste intrappolate dentro una villetta.

Ma in Sicilia, in totale, sono 12 le vittime. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, si reca nella regione, mentre da Trieste arriva la solidarietà del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “In queste ore tanti nostri militari, che ringrazio particolarmente, – ha detto – sono impegnati con tanti volontari nel soccorso ai territori che sono stati investiti da un’ondata di maltempo con drammatiche conseguenze di lutti e devastazioni. Ai familiari delle vittime va tutte la vicinanza dell’Italia e alle zone colpite la solidarietà piena e concreta”.

Il bilancio più grave nel Palermitano, dove è stato dichiarato il lutto cittadino. La furia dell’acqua ha cancellato due famiglie, i cui componenti si erano riuniti per passare la serata insieme in una villetta situata in località Casteldaccia. L’edificio è stato sommerso dall’acqua e dal fango del fiume Milicia, ingrossato dalle piogge e lenove persone all’interno sono annegate.

Il racconto disperato del sopravvissuto

Il premier Conte ha annunciato che sono stati messi a disposizione per il dissesto idrogeologico un miliardo per interventi di sicurezza del territorio, per proteggere e salvaguardare le vite umane. Poi ulteriori 50 milioni per le autorità di bacino per regolare i flussi d’acqua. “Dopo avere firmato i provvedimenti necessari a gestire l’emergenza maltempo, mi accingo a convocare il Consiglio dei Ministri, la prossima settimana, per deliberare lo stato di emergenza. Con la deliberazione dello stato di emergenza il Governo disporrà lo stanziamento delle prime risorse e adotterà gli interventi necessari a superare l’emergenza”, ha annunciato su Facebook.

La drammatica fuga da un ristorante di Bolognetta

Sotto accusa c’è l’abusivismo: baracche costruite alla bene e meglio, villette adiacenti alla piana dove scorreva il fiume Milicia senza argini o mura di cemento: è questa la zona dove è avvenuta la strage del maltempo a Casteldaccia . La casa dove sono morte 9 persone è a meno di 300 metri dal normale corso del fiume Milicia quasi sotto ai piloni dell’autostrada e vicino vi sono baracche di legno e lamiera e qualche prefabbricato. Un centinaio di metri più avanti c’è la casa di riposo Martina. A questo piccolo agglomerato edilizio si accede da una stradella, che permette solo il passaggio di un’automobile, che parte dalla strada statale 113 dopo Casteldaccia e prima di Altavilla Milicia.

Il fiume segna il confine tra i due comuni. A destra del Milicia si apre un pianoro dove vi sono agrumeti e anche qualche abitazione: anche queste sono state rovinate dalla piena. Questo appezzamento di terreno termina dove si erge una falesia: sotto la montagnola si trovava la villetta che è stata devastata dall’acqua. Gli abitanti della zona dicono che raramente il fiume ingrossato formava fango ma mai era avvenuto un allagamento così impetuoso.

Almeno due lottizzazioni abusive, case fuori legge con fognature che scaricano nel fiume. E’ il quadro descritto da Giuseppe Virga, sindaco di Altavilla Milicia, comune confinante con quello di Casteldaccia. “Da assessore e poi da sindaco – racconta – ho fatto prima segnalazioni verbali ai carabinieri, poi un esposto alla Procura di Termini Imerese insieme all’ex sindaco di Castedaccia Fabio Spatafora”. E il sindaco di Castedaccia Giovanni Di Giacinto rende noto che la “casa travolta dal fiume era abusiva e pendeva dal 2018 un ordine di demolizione del Comune che è stato impugnato dai proprietari dell’immobile davanti al Tar. Da quanto ci risulta ancora il tribunale amministrativo non ha provveduto, per cui la demolizione non è stata possibile”.

Foto: Giuseppe Giordano, uno dei tre superstiti della villa del Palermitano che ha lanciato l’allarme col cellulare aggrappandosi a un albero

Federico Giordano, figlio di Giordano, è una delle vittime

La famiglia Giordano (Foto postata su Fb)

 

“Non so neppure io come mi sono salvato”. Davanti all’obitorio del Policlinico, sprofondato su una sedia, Giuseppe Giordano ricorda gli attimi fatali della tragedia di Casteldaccia. “Mi sono accorto – racconta – che l’acqua stava entrando a casa. A tutti ho detto: andiamo subito via. Ma, appena ho aperto la porta, sono stato investito da un fiume d’acqua che mi ha catapultato fuori. Mi sono aggrappato a un albero. Così sono sopravvissuto”.

“Mio figlio Federico ha tentato di salvare la sorellina. Ma sono morti tutti e due”:  nel ricordo affiora una scena drammatica nella villetta invasa dall’acqua. “Ho visto – racconta – le vetrate diventare scure, la luce è andata via, uno strato di fango si muoveva sul pavimento. Ci siamo spostati nella stanza accanto. E qui c’era mio figlio Federico che aveva in braccio la sorellina Rachele. Ci penso io, mi ha detto. Poi ho aperto la porta e non c’è stato più scampo”.

Le vittime vivevano a Palermo, Santa Flavia e Bagheria (Palermo). Sono Rachele Giordano, di 1 anno; Francesco Rughò, 3 anni; Federico Giordano, di 15 anni; la madre Stefania Catanzaro, 32 anni e moglie di uno dei tre sopravvissuti, Giuseppe Giordano; il nonno Antonino Giordano, 65 anni, e la moglie Matilde Comito, 57 anni; il figlio Marco Giordano, di 32 anni, e la sorella Monia Giordano, di 40; Nunzia Flamia, 65 anni. Drammatiche anche le testimonianze di alcuni degli abitanti che risiedono vicino alla villetta travolta dall’acqua. “E’ una tragedia immane”, ha detto il sindaco del paese, Giovanni Di Giacinto.

Sempre vicino Palermo, a Vicari, è stato trovato morto un uomo, Alessandro Scavone, titolare di un distributore di carburanti, che era a bordo di un’auto investita dall’acqua del fiume San Leonardo. Con lui un amico. I due erano andati a recuperare un giovane rimasto al distributore, che è riuscito a salvarsi lanciandosi dalla vettura.

Risulta invece disperso Giuseppe Liotta, 40 anni, medico palermitano che si stava recando nell’ospedale di Corleone per prendere servizio: la sua auto è stata trovata in contrada Raviotta, tra Ficuzza e Corleone, sulla statale 118 interrotta in diversi punti per smottamenti ed allagamenti. Nel zone colpite stanno operando Vigili del fuoco, Carabinieri, Protezione civile e sanitari del 118.

E altri due morti nell’Agrigentino: le vittime sono un uomo e una donna, di mezza età, originari di Cammarata ma residenti in Germania da anni. I due, da quanto è stato ricostruito, avevano noleggiato l’auto su cui viaggiavano, che è stata ritrovata dentro un torrente, in contrada Sant’Onofrio a Cammarata.

Ed è in ginocchio anche il nordest, in particolare nel bellunese in Veneto, ma anche in Trentino e in molte zone del Friuli. 

Le acque della diga del Comelico a San Pietro in Cadore (Belluno)

Ed è drammatico il bilancio complessivo del maltempo che sta mettendo in ginocchio l’Italia30 vittime in una settimana. Dal Lazio alla Liguria, dal Veneto alla Sicilia. Bufere di vento, grandine, mareggiate, piogge torrenziali e fiumi esondati hanno devastato la Penisola da nord a sud. Dodici solo tra lunedì e mercoledì, nel ponte di festa di Ognissanti, durante il quale il maltempo aveva colpito in particolare le regioni del centro-nord e la Liguria. Altri quattro morti si sono registrati l’1 novembre, due in Valle d’Aosta, schiacciati in auto dalla caduta di un grande castagno, e due in Trentino Alto-Adige. Ulteriori due vittime il giorno successivo, il 2 novembre, che si aggiungono ai 12 di domenica, nella tragica giornata che ha visto la Sicilia tra le regioni più colpite.

fonte ansa

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