E’ terminato dopo circa due ore il vertice a palazzo Grazioli tra il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. Erano presenti anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e l’avvocato del premier Nicolò Ghedini.

Al centro dell’incontro, riferiscono fonti parlamentari della maggioranza, la giustizia, a cominciare dal processo breve, in vista della ripresa dei lavori parlamentari. Il tema continua ad infiammare il dibattito politico. Oggi all’attacco del Cavaliere è andato nuovamente il leader dell’Idv Antonio Di Pietro, secondo il quale “il tentativo reiterato di Berlusconi di portare avanti il processo breve dimostra la vera ragione per cui lui fa politica: assicurarsi l’impunità”.
“Bisogna impedire che si realizzi il processo breve, perché serve solo ad assicurare l’impunità a Berlusconi che, per realizzare la sua impunità, violenta la Costituzione, umilia la giustizia e trasforma lo Stato di diritto in una repubblica delle Banane. Per questo – afferma Di Pietro – il processo breve sarà la cartina al tornasole per tutti i parlamentari: maggioranza, opposizione, e parte della finta neo opposizione nel Pdl. Se si cede, vuol dire che si vuole fare da complice a questo comportamento di Berlusconi”. Di tutt’altro avviso il Popolo della Libertà. Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario dei senatori del Pdl, vede ”due problemi: assicurare una giustizia più veloce, perché i tempi processuali italiani sono tempi scandalosi, ed hanno enormi ricadute; basti pensare alla situazione delle carceri, dove gran parte degli ospiti è in attesa di giudizio”. E, ”altro problema è quello di garantire uno scudo alle alte cariche dello Stato, e in particolare al premier. Perché? Perché viviamo in Italia, e c’è un signore che fino al 1994 non aveva nessun problema con la giustizia e poi, da quando è entrato in politica, è oggetto di una vera e propria caccia all’uomo”. Secondo Anna Maria Bernini, portavoce nazionale vicario del Pdl, “il cosiddetto ‘processo breve’, che breve non è, è una delle priorità più evidenti e avvertite dalla gente per tagliare l’ingessatura di processi infiniti, che danneggiano la vita di persone e imprese”. E ai ”critici insistenti” si rivolge il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, invitandoli ad andare ”a vedere davvero i numeri” perché ”dati alla mano, francamente questo mi sembra tutto tranne che un processo breve. Il merito del governo Berlusconi è anche quello di voler ridimensionare cifre incivili, che tengono vite e imprese appese decenni in attesa della sentenza e che per questo ci hanno fatto condannare dall’Europa”. La reazione del Pd non si è fatta attendere. “Ciò che dura da troppo tempo è l’impunità di Berlusconi che da anni, attraverso cavilli e leggi ad personam, sfugge alla giustizia italiana” replica il senatore democratico Giuseppe Lumia, che parla di ”ennesimo colpo alla giustizia italiana. Con questo provvedimento, infatti, rischierebbero di saltare migliaia di processi. A farne le spese sarebbero le vittime dei reati che vedrebbero sfumare qualsiasi speranza di giustizia. Ridurre i tempi dei processi è il vero obiettivo del governo? – si chiede Lumia – Si diano più risorse e strumenti ai vari organi della giustizia e si riorganizzi il sistema in modo più semplice ed efficace. A intervenire è anche Alessandro Maran, vicepresidente dei deputati del Pd. “Fonti parlamentari – dichiara – riferiscono che oggi Berlusconi non abbia visto il ministro del Lavoro e neanche abbia convocato se stesso in quanto responsabile ad interim dello Sviluppo economico, (uno scandalo!), per affrontare i problemi dei 650mila cassintegrati o delle 170 aziende in crisi.
No, quelle fonti, riferiscono che abbia visto il ministro della Giustizia e l’avvocato Ghedini per tornare sulla sua ossessione d’autunno: il processo breve”. “Speriamo – aggiunge Maran – che l’incontro abbia portato consiglio, perché il testo licenziato dal Senato è una vera e propria amnistia che, guarda caso, col gioco di anni e reati serve proprio al presidente del Consiglio”. E sul processo breve chiude la porta ad ogni possibile convergenza con la maggioranza Francesco Rutelli, anche in caso di modifica al provvedimento. “Siamo stati contrari al Senato, dove abbiamo votato no, saremo contrari anche alla Camera” dice a chiare lettere il leader di Alleanza per l’Italia.
“Ci aspettiamo che arrivi il momento in cui si discute della riforma della giustizia, ma questo momento da 17 anni non arriva mai e si parla solo di leggi e leggine ad personam”, lamenta Rutelli, spiegando di non avere intenzione di dare credito alle eventuali modifiche annunciate per il testo. “Si tratta di una impostazione non compatibile con la ricerca della legalità, che – sottolinea – è la priorità”.
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