Published On: Mer, Dic 22nd, 2010

Il mondo corre, noi siamo fermi da 10 anni

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di Marcello Frigeri

“Mentre il mondo corre, noi siam fermi da dieci anni”, così commenta Gianni Riotta la situazione politica attuale. Niente di più vero. Tre settimane fa, all’Ordine dei Giornalisti di Bologna, mi trovavo a discutere di politica assieme ad un collega di grande esperienza.

“La Repubblica italiana è una democrazia debole”, gli dissi. Perché nella sua storia mai un Governo è riuscito a concludere il proprio mandato elettorale, con la conseguenza che la crisi dei suoi ultimi mesi legislativi blocca lo Stato italiano in un perpetuo tira e molla tra sfiduciatari e fiduciatari. Impossibile, dunque, attuare riforme durante questo stato comatoso.

Il collega ha scosso il capo in silenzio, e non ha risposto. Ma il suo religioso silenzio vale quanto una conferma della tesi.  Il voto di ieri di Camera e Senato, infatti, non è che la prova: vince Berlusconi (di 3 voti), ma perde l’Italia.

Il noto imprenditore “incapace e affaticato” rimarrà saldo alla poltrona del potere, e fino all’11 gennaio (giorno in cui la Consulta si pronuncerà sul legittimo impedimento) sarà nuovamente salvo dai processi di cui è l’eccellente imputato. E questo è quello che conta per il Presidente Berlusconi. L’Italia, invece, è sfinita e debole; svenduta al “mercato delle vacche parlamentari”; spaccata, affranta dalle rivolte di piazza; dagli studenti che agitano bandiere sui tetti, dagli arroventati rivoltosi alle porte del Parlamento, dagli squilibrati e le loro statuette; dagli operai in cassintegrazione, e dai disperati senza lavoro. Chiusi a Montecitorio, insonorizzati al clamore esterno dei rivoltosi, elegantemente incravattati, i signorotti sorridono al successo del voto: 3 mercenari in più permetteranno al Governo di sopravvivere. Ma con quale prospettiva?    Gli occhi del mondo puntati sull’Italia non guardano altro che al suo disfacimento: nessuna democrazia, infatti, potrà mai essere diligentemente governata con uno scarto di 3 deputati. Il Parlamento, oggi, è “cosa” del popolo divenuta cosa loro. Gli irresponsabili hanno votato, il popolo risponderà. “Sta saltando il tappo”, verrebbe da dire citando Paolo Mieli, giornalista dell’ala moderata. E se lo dice lui c’è da credergli: il mondo va avanti, mentre l’Italia corre verso la disobbedienza civile.

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