di Marco Mirabile

Vi ricordate i Dico? La Corte Costituzionale dà ragione alla Regione Emilia Romagna, che, con l’articolo 48 dell’ultima finanziaria – approvata dalla giunta Errani nel dicembre 2009 – aveva stabilito pari accesso ai servizi per le coppie sposate e quelle di fatto.
Questa norma aveva suscitato dure critiche nel centrodestra, che reagì con un ricorso in cui si accusava la Regione di aver trattato una questione di competenza esclusiva dello Stato, legiferando sul concetto di famiglia. Secondo la Consulta, invece, l’accesso ai servizi sociali per le coppie di fatto non solo non modifica il diritto di famiglia, ma mette in atto quei principi di uguaglianza e di non discriminazione già presenti nella nostra Costituzione e nei trattati europei, estendendo a tutti i cittadini i diritti per l’accesso al welfare. In Italia il dibattito sulle questioni etiche è da sempre concentrato su breve periodo e nel Pdl non c’è alcuna visione strategica: ricordiamo il caso Englaro, con il raffazzonato decreto legge affossato sul Colle. Raramente una formazione politica può ritenere di avere compatti i propri sostenitori su questioni delicate come i legami familiari, l’aborto, la bioetica, la ricerca scientifica o il termine della vita. Di solito la regola è il “trasversalismo” (ossia il trovarsi d’accordo su alcune questioni pur essendo di diversa ideologia, avere un’idea che esula dal proprio colore politico). Ci chiediamo come mai il Pdl non consideri questa variegata situazione, non solo nel Paese, ma perfino al suo interno: in materia etica c’è da anni il predominio degli interventi confessionali di Maurizio Sacconi, Eugenia Roccella e Gaetano Quagliariello, tutti curiosamente provenienti da un’esperienza in casa radicale o socialista. E ora che la maggioranza è in una situazione di oggettiva difficoltà, i temi etici tornano alla ribalta come merce per ottenere un beneficio politico. Coppie di fatto, aborto, fecondazione assistita, testamento biologico, sono trattati come una caramella per attirare i centristi di Casini e mettere in difficoltà il Terzo Polo. Si usano le questioni etiche per rassicurare l’elettorato cattolico, paralizzando di fatto la conquista di alcuni “banali” diritti civili, facendo credere che solo il Pdl è vicino alla Chiesa, accusando Fini di essersi perso sulla strada del laicismo (non si capisce perché quelli che hanno la filippica pronta sui cambi di pensiero di Fini poi non muovono un dito se un politico da abortista diventa cattolico intransigente: se il cambio di pensiero è inaffidabile allora deve esserlo sempre, in ogni direzione). Certamente Fli ha assunto in parte connotati laici, ma nella recente lettera dei finiani all’Avvenire è stato scritto che sui temi etici sarà lasciata totale libertà ai singoli. Anche al Pdl converrebbe questa ragionevolezza politica, soprattutto perché non può continuare a ignorare la consistente presenza di difensori della laicità fra i propri elettori: laici, agnostici, atei, liberi pensatori, milioni di persone che non seguono gli insegnamenti della Chiesa cattolica pur votando a destra, come accade in Francia, la patria dei Pacs. Oggi il Pdl ignora perfino la presenza dei laici anche tra i propri eletti: vedi Biondi, Boniver, Capezzone, Prestigiacomo, e il tanto apprezzato ministro Brunetta, che con il ministro Rotondi, nel settembre del 2008 (stesso anno della finanziaria di Errani), lanciò i cosiddetti DiDoRe, i Dico di destra, dichiarando al Corriere della Sera con tono perentorio: «Lo Stato tuteli gli altri legami, non mi interessa se etero oppure omo».
Sui Dico di casa nostra, quelli emiliani, c’è da dire che il fenomeno riscontrato non è la tiepida novità legislativa introdotta nella finanziaria regionale, ma è l’Emilia-Romagna stessa, che nella sua scarsa vocazione alle battaglie perdute rappresenta di rigore il tema delle libertà come un marchio di fabbrica, senza fanfare e libertarismi da parata. Dunque non c’è stata nessuna pretesa di definire i canoni di un nuovo stato di famiglia: ai “sospettosi” controbattiamo scherzosamente che non per effetto di un articoletto, tutti dal giorno dopo dobbiamo diventare blasfemi a regola d’arte laica: c’è e resterà spazio per leggi a tutela di angeli, santi e spose con lo strascico, e l’augurio desueto di tanta felicità e figli maschi. Intanto, però, buon welfare a tutti.

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