Published On: Mer, Gen 26th, 2011

ATTUALITA’ – “Ue e Italia condannino le violenze di Berisha”

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di Darina Zeqiri Aldrovandi

Ritorna l’ombra della guerra civile del ’97 in Albania. La sua capitale, Tirana, torna ad ardere. L’uomo da “abbattere” è sempre lui, Sali Berisha, Presidente della Repubblica nel ’97, Premier oggi. Le dimissioni del Vice Premier Ilir Meta accusato di abuso di potere e corruzione, non sono bastate a calmare le anime dei cittadini.
Venerdì scorso si sono presentate più di 24 mila persone davanti al palazzo del governo capitanati dal leader dell’ opposizione, nonché sindaco di Tirana, Edi Rama, accusando il governo di Sali Berisha di brogli nelle ultime elezioni del 2009, di continua corruzione e di censura alla libertà di espressione.La folla in evidente stato di tensione si è vista la morte negli occhi. Il bilancio è di 3 morti con arma da fuoco e più di 40 feriti per la maggior parte protestanti.
Le testimonianze sono divise in due, il governo conservatore sostiene che la violenza sia partita dalla piazza e la sinistra in opposizione accusa Berisha di aver ordinato ai suoi uomini di fermare ad ogni costo la protesta. Sta di fatto però, che diversi video che circolano in rete riportano il momento della morte con arma da fuoco di uno dei protestanti che si trovava fermo davanti al cancello del palazzo del governo. Nel video viene ripreso anche l’assassino che si trovava all’interno del palazzo.
Berisha accusa l’opposizione di essere figlia del comunismo dell’ex dittatore morto Enver Hoxha e di aver tentato il colpo di Stato.
Il capo del governo promette ordine e si indigna avanti alle richieste di dare le dimissioni che continuano ad arrivare da parte dell’opposizione e chiama a scendere in piazza sabato prossimo i suoi sostenitori. Con il suo slogan: “ Faremo dell’Albania come tutta l’Europa” insiste nel mandare al mittente le accuse di corruzione e nega ogni possibilità di elezioni anticipate.
Da parte sua , il leader della sinistra Edi Rama, invita la calma tra i protestanti e giura altre manifestazioni. Diversa la posizione di parte dell’opposizione per voce del deputato Spartak Ngjela che si è espressa disposta a perdere anche 13 mila vite se ciò servirà a portare la libertà e la democrazia in Albania.
Sembra evidente che la crisi economica mondiale sta attraversando anche il Paese delle aquile dove un cittadino su 3 è disoccupato e la maggior parte dei lavoratori non sono assicurati. La popolazione si aggrappa all’opposizione nella speranza di trovare i cambiamenti tanti promessi dai governi passati. Il tallone d’Achille dell’Albania, la corruzione, rimane stabile. Uomini di Stato collaboratori del mercato criminale, con stipendi mozzafiato, spesso aiutati anche da una opposizione unta quanto loro, sorridono all’Europa ed abbandonano i cittadini nella disperazione per la sopravivenza. Nessuno dei leader della politica albanese presenta un curriculum limpido che gli dia la totale fiducia della popolazione. Gli albanesi si trovano nella ben nota scelta del male minore. Il male che non hanno ancora conosciuto e che si augurano di poter gestire meglio. Cosi, tuffati nel mare di alternative mancanti, Edi Rama diventa la figura su cui poggiare le proprie speranze di un cambiamento radicale nell’andamento politico-economico e sociale dell’Albania. Da canto suo la Comunità Europea sottolinea la necessità di un dialogo tra i schieramenti politici e ricorda all’Albania che la lotta alla corruzione è la ragione chiave per la quale si trova ancora oggi con l’affanno verso l’europeizzazione. Inviti insistenti di toni moderati sono giunte al governo di Berisha anche da Farnesina.

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