di Maria Teresa Improta

Scricchiola la credibilità finanziaria di STT. Lo si evince dalla decisione della multinazionale specializzata nell’analisi dello stato di salute di azioni ed obbligazioni, la Standard & Poor’s, divulgata attraverso l’autorevole agenzia di stampa britannica Reuters, di far scivolare la società parmigiana da un grado in cui era ancora auspicabile investire in essa ad un livello in cui i suoi titoli vengono considerati “junk bond”, ovvero obbligazioni spazzatura.
Il declassamento, secondo i parametri della Standard & Poor’s, è dovuto all’eccessivo indebitamento della società, una condizione che comporta un’elevata probabilità di fallimento, e che pone il risparmiatore che volesse acquisire titoli azionari della società in questione in una situazione di alto rischio. Un panorama in cui il denaro investito ha buone probabilità di essere risucchiato dalla speculazione finanziaria, scomparendo dalle tasche del risparmiatore.
Ciò significherebbe che investire in STT potrebbe rivelarsi un’operazione azzardata e che l’azienda di proprietà dell’amministrazione comunale verte in una posizione quasi fallimentare per l’entità dei debiti accumulata in un anno e mezzo di vita. La Società per la Trasformazione del Territorio è così costretta a trasformarsi. È necessario aumentare il capitale per pagare i debiti. Che come conferma anche il vicesindaco Buzzi hanno ormai superato i 190 milioni di euro.

Gli 89 milioni di euro di obbligazione che si pensava di emettere per onorare i pagamenti sono ormai un’utopia alla luce della punizione inflitta da Standard & Poor’s. Le casse comunali pare non siano in grado di iniettare liquidità nella perla della finanza creativa parmigiana per ridimensionarne l’entità dei suoi debiti. Intanto Banca Monte preme per la restituzione del prestito concesso ad Alfa, società satellite della galassia STT, più volte rimandata, ma che non puo’ ulteriormente essere procrastinata. Entro i prossimi tre mesi i 14 milioni finanziati da Banca del Monte dovranno essere rimborsati: pena l’avvio di una procedura di insolvenza nei confronti del Comune. Alfa una piccola stella di STT. Un’azienda che si proponeva di divenire uno strumento nevralgico del settore agroalimentare. Un’azienda che avrebbe dovuto creare una piattaforma della logistica alimentare in strada dei Mercati. Un’azienda che ad oggi, come sostiene il consigliere Iotti del PD “ha fatto solo qualche costosissimo convegno, ma per il resto non ha nessun tipo di attività, non ha ricavi e si indebita sempre di più. È praticamente una scatola vuota.
La situazione attuale di STT è frutto del mancato controllo sulla crescita dell’indebitamento, ci si è affidati ciecamente alla finanza che invece di risolvere dei problemi ne ha aperti nuovi. Adesso con l’abbassamento del rating decretato dalla Standard & Poor’s il bond salta ed i progetti rimangono tutti al palo, ogni capacità operativa della società viene così bloccata. Tutto ciò poteva essere scongiurato evitando progetti inutili, ponderando i reali benefici delle opere. Tanti degli interventi programmati sembrano immotivati a partire dal Welfare Community Center sino ad arrivare alla realizzazione della nuova Questura”.
In una nota pubblicata su Repubblica Parma il vicesindaco Buzzi ha incalzato l’opposizione affermando che: “ll Pd deve chiarire a se stesso come riterrebbe di garantire il funzionamento di STT se non attraverso l’approvvigionamento finanziario presso gli istituti di credito o tramite il trasferimento di risorse finanziarie da parte del Comune, dato che STT e le società del gruppo non possono disporre di risorse proprie”.

A questa provocazione il consigliere Iotti risponde indirettamente sostenendo che “sarebbe indispensabile ridurre i progetti messi in atto e concentrarsi solo sulle opere essenziali per la comunità, in quanto continuare a promettere ad oltranza porterebbe solo ad intrappolarsi in un vicolo cieco”. Una via d’uscita sembra però già essere stata ingegnata dalle menti che dirigono la città dai Portici del Grano e la strategia-tampone può essere sintetizzata in due parole: Parma Infrastrutture. La Giunta ha infatti autorizzato il Comune ad investire nella società, alla quale è stato affidato il patrimonio immobiliare comunale, 20 milioni di euro. Un prestito che permetterà a questa azienda di proporsi sul mercato con un capitale sociale solido. Il perché è chiaro. Si conosce da fine settembre quando il vicesindaco Buzzi, in occasione della modifica dell’assetto statutario della società ad oggi di proprietà del Comune al  98,99%, spiegò per quale ragione gli immobili ducali da alienare fossero affidati ad una Spa. “I vantaggi – disse Buzzi – sono notevoli sotto il profilo finanziario: il conferimento in natura dei beni alla società permetterà a quest’ultima di presentarsi con un capitale di consistente misura, consentendo un accesso al credito nettamente più favorevole di quello rapportabile ad una gestione amministrativa dei singoli beni da parte dell’amministrazione comunale”. Insomma si presta per ottenere prestiti. Se sull’efficienza di questo escamotage il Comune ripone la sua fiducia il consigliere La Mantia del gruppo misto nutre diversi dubbi.
“Parma Infrastrutture è nata malissimo – tuona il consigliere ex forzista – non ha un consiglio di amministrazione, non ha una mission, ha come soci alcuni dei comuni della provincia con quote dell’0,2%, 0,7%, ha obiettivi indefiniti, un piano industriale molto teorico ed un piano finanziario piuttosto azzardato. In tutta la vicenda STT noto una mancanza di chiarezza su ciò che si intende fare. Sicuramente è necessario trattare con le banche ed ottenere tempo. Personalmente credo che STT sia stata gestita in maniera megalomane; si è speso troppo in pubblicità, studi, ricerche sul rating, incarichi, dipendenti, consulenze ed infine in una sede costosissima. Con Costa poi si è avuta un’accelerazione del fenomeno debitorio, ma è normale. Per gestire una società del genere era necessario affidare la presidenza a qualcuno che avesse esperienze consolidate nel dirigere il bene pubblico: tutti meno che Costa. A questo punto sarebbe bene accantonare i progetti non ancora finanziati. È impensabile continuare a chiedere investimenti. Bisogna fermarsi e ridimensionarsi”. Ma perché se già a giugno del 2010 era palese che sulle spalle di STT pesava un debito da 189 milioni di euro il Comune non si è fermato ed ha continuato a ‘riqualificare’ la città visto che essendo socio unico della società è anche titolare e garante dei suoi debiti? “È la stessa domanda che continuiamo a fare al Sindaco”  risponde La Mantia. Una domanda a cui i cittadini dovrebbero ottenere risposta perché le liquidità, come sempre, provengono dalle tasche dei contribuenti, siano ipnotizzati o meno da progetti preliminari scintillanti.

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