Published On: Mer, Gen 26th, 2011

FOCUS – Quanto amianto a Parma?

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Friabile o non friabile, questo è il problema. L’amianto è l’unico vicino di casa che tutti intendono allontanare, ma c’è amianto e amianto. Secondo i dati divulgati dalla Regione Emilia Romagna in seguito ad un dettagliato censimento di tutte le strutture pubbliche esistenti sul territorio, eseguito nel 2005, Parma registrava presenza di amianto in 105 siti. Venti sono stati messi in sicurezza: gli altri no. Parrocchie, palestre comunali, scuole, poliambulatori medici, diverse strutture mancano all’appello della bonifica, 82 secondo l’ultima ricerca fatta da ARPA e Servizio Sanitario Regionale. Ma niente allarmismi: c’è amianto e amianto. Friabile o compatto. Sono questi i due termini nevralgici nella classificazione del minerale famoso per il suo essere ignifugo e cancerogeno allo stesso tempo. In sintesi, come chiarisce l’ARPA Regionale, si parla di “amianto friabile quando può essere ridotto in polvere con la semplice azione manuale” mentre si tratta di amianto compatto quando si è di fronte a materiali che “possono essere sbriciolati con l’impiego di attrezzi meccanici”. In base a questa distinzione palazzi, strade ed aree verdi vengono inserite in una graduatoria di priorità di bonifica che va da uno a quattro. Nell’ultimo elenco divulgato dalla Regione a fine dicembre vediamo che nella città di Parma pur essendo ancora presenti 82 siti da bonificare, le aree più pericolose, ovvero di livello uno, sono state messe in sicurezza, mentre per quelle collocate ad un gradino inferiore si attende. Il perché di questa scelta lo spiega Pierluigi Macini, responsabile del Servizio Sanità Pubblica dell’assessorato regionale delle Politiche per la salute:  “abbiamo proceduto seguendo un ordine di priorità delle emergenze.
Ad oggi negli edifici pubblici tutto l’amianto che attraverso il vento poteva entrare direttamente a contatto con i polmoni è stato eliminato. Rimane l’amianto compatto che se viene mantenuto in buone condizioni e se il suo deterioramento è periodicamente monitorato, per noi non costituisce un problema di salute pubblica.
Se ci fossero le risorse, e fosse necessario scegliere, io prima di considerare l’amianto come emergenza investirei nella salute pubblica lavorando soprattutto sulla corretta alimentazione e la riduzione del traffico nei centri urbani, due ambiti che hanno un maggiore impatto negativo sul benessere della comunità. Parlare di una bonifica radicale è un’utopia, avrebbe dei costi spropositati, dal ministero le risorse che arrivano sono esigue e poi il problema principale è che non abbiamo censito gli edifici privati”.
Per quanto riguarda l’ultimo censimento divulgato dalla Regione, il Comune di Parma ritiene che non vi sia traccia di amianto “presente in quattro plessi scolastici indicati come siti da bonificare”.
In un comunicato “l’Amministrazione comunale smentisce parte dell’elenco diffuso dalla Regione Emilia Romagna riguardante la presenza di amianto all’interno delle scuole della città, ricordando che gli edifici citati nella lista non necessitano di alcuna bonifica. Una precisazione obbligatoria per evitare ingiustificati fenomeni di allarmismo e preoccupazione fra le famiglie, gli alunni e il personale impiegato nelle strutture”.
Intanto la Guardia di Finanza pone sotto sequestro l’area in cui dovrebbe sorgere un polo pediatrico perché la Procura vuole far luce sull’iter applicato per bonificare dall’amianto quella zona, ipotizzando reati (ma ancora non è noto se ci siano indagati) quali omissione di atti d’ufficio ed abuso d’ufficio ed il vicesindaco Buzzi inoltra immediatamente un ricorso affinché i sigilli al cantiere vengano tolti in quanto “ci siamo rivolti ad un’azienda specializzata e a nostro avviso le procedure di legge sono state rispettate”. Il vicesindaco addebita poi la responsabilità del sequestro all’opposizione “irresponsabile” che ricorre “alla Procura della Repubblica a ogni stormir di fronda, creando un danno alla città per nulla trincerandosi dietro ad un’azione di tutela della salute pubblica, in realtà già eseguita dagli enti preposti”. La salute pubblica innanzitutto per l’opposizione, la costruzione del polo pediatrico, della nuova questura e del centro giovani sono le priorità della maggioranza.
Ma l’amianto effettivamente che impatto ha sulla salute? “Teoricamente non esiste una soglia di rischio, basta inalare una sola fibra, una sola molecola di amianto per contrarre patologie letali come i mesoteliomi; – spiega il dottor Macini – in realtà si ammala chi è stato maggiormente esposto per motivi professionali, la correlazione è molto netta, ma la casistica è varia. Un esempio: un uomo che per anni ha lavorato in impianti con alta concentrazione di asbesto (amianto ndr) non ha avuto problemi di salute, mentre sua moglie che attraverso gli indumenti dell’uomo era indirettamente a contatto con le stesse sostanze è deceduta a causa di una patologia collegata alla cancerogenesi provocata dalle fibre di amianto. Tuttavia la situazione è sotto controllo, ci sono indennizzi e cause per i lavoratori affetti da patologie strettamente legate al contatto con asbesto”. Insomma, smentite a parte Comune e Regione sono d’accordo nel dire che per ora è tutto sotto è controllo, l’amianto o è stato ricoperto o è stato rimosso, non c’è da preoccuparsi secondo le istituzioni, basta controllare, monitorare, mappare ed il carcinoma polmonare è scongiurato. Il presidente di Legambiente Parma, Francesco Dradi assicura che “il problema va monitorato, i siti sono tanti, ma non vi sono rischi effettivi attualmente, in quanto finché le coperture sono integre non si hanno riflessi sulla salute. Il problema è nelle polveri, il minerale di per sé non è pericoloso, non è la kryptonite che uccide Superman”. Perché affrettarsi poi in fondo l’amianto era usato dai Persiani, dai Romani, l’uomo è abituato a convivere con questa sostanza sin dall’antichità e l’ARPA di Parma è così impegnata nelle sue rilevazioni e studi che non ha neanche il tempo di divulgare informazioni alla cittadinanza e l’unico responsabile che potrebbe farlo, il dott. Maroli, è perennemente in riunione. “Prima o poi, tra l’escursione termica e l’usura, l’eternit (amianto compatto ndr) diventa letale – afferma Marco Vagnozzi del Movimento 5 Stelle – per questo motivo bisogna agire per tempo senza aspettare che diventi un’emergenza. Anche perché poi il problema va affrontato con i costi che comporta uno smaltimento fatto d’emergenza. Le istituzioni dovrebbero dare il buon esempio ai cittadini bonificando le proprie strutture da una sostanza dichiarata illegale già 17 anni fa. Per le aziende la Regione si è attivata stanziando fondi affinché i tetti in amianto siano sostituiti con pannelli fotovoltaici, la stessa procedura potrebbe essere applicata alle abitazioni private. Noi non stiamo facendo terrorismo mediatico. È come se io vedessi delle bombe negli scantinati di un palazzo, la polizia che sgombera l’edificio e salissi sul tetto a dire che c’è un pericolo. Non sarei io un terrorista, in realtà il fuorilegge sarebbe chi non ha fatto nulla per arginare il pericolo”.

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