Published On: Mer, Gen 12th, 2011

SICUREZZA – Mylicon Valley

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di Danilo Coppe

Per un figlio degli anni ‘60 come me, cresciuto ed educato negli anni 70, all’insegna dell’antifascismo “sempre e comunque”, del mito della Resistenza, dell’innocente utopia dell’uguaglianza fra gli uomini, con i militi del PCI che regalavano l’Unità agli studenti fuori dalle scuole superiori, a stretto contatto con i figli dei fiori, di Woodstock ed Hair, frasi come : “un individuo è un individuo, due individui sono due individui, tre individui sono tre individui, mille individui sono una massa di imbecilli” potevano, fino a qualche lustro fa, suonarmi come un elogio al superomismo o a qualche forma di razzismo intellettuale. Col passare degli anni mi sono invece convertito a questa brutale filosofia. Ho scritto su Zerosette, un paio di uscite fa, sugli effetti che possono fare pochi scalmanati all’interno di una folla in piazza, mentre è intenta a manifestare un suo disagio. Un gruppo di pacifici individui può trasformarsi in una muta di cani rabbiosi, che perdono ogni freno inibitore arrivando a linciare il primo soggetto apparentemente di fazione opposta. Allo stadio si vedono spesso gli effetti nefasti della massificazione.

Ma non solo. Quando c’è una massa di individui chiusa in un ambiente confinato, si possono fare considerazioni sociologiche interessanti ai fini degli studi sulla criminalità.

Infatti, è assodato che siamo molto indulgenti sulle nostre piccole (e spesso quotidiane) trasgressioni, salvo diventare dei forcaioli nei confronti delle stesse trasgressioni operate dagli altri.

Recentemente ho avuto occasione di fare un viaggio in aereo su un tratto di medio-lunga percorrenza. Dal mio seggiolino potevo osservare circa una decina di soggetti attorno a me.

Gran parte dell’osservazione “scientifica” si è concretizzata durante il solito pistolotto che le hostess e gli steward ti propinano alla partenza. Se il decollo avviene, come spesso accade, con qualche decina di minuti di ritardo, la gente si è già messa comoda.

Signore e signori vi informiamo che stiamo per effettuare il decollo. Vi preghiamo di allacciare le cinture di sicurezza, di porre lo schienale in posizione verticale, di chiudere il tavolinetto davanti  a voi. Vi preghiamo inoltre di alzare l’appoggia-piedi. Vi informiamo che non è consentito l’uso di nessun apparato elettronico”.

Dopo qualche minuto il personale di bordo passa a verificare. Nella decina di individui che vedevo dal mio posto ho potuto constatare che: un soggetto ha avuto bisogno che uno steward gli facesse notare che aveva la cintura slacciata. Due soggetti diversi avevano il sedile reclinato. Due (diversi) continuavano a tenere l’appoggia-piedi abbassato. Uno (diverso) continuava ad utilizzare il tavolinetto. Un ragazzino si rincoglioniva con la mini consolle della Nintendo (apparato elettronico) senza che il padre, a fianco, gli facesse notare la cosa.

Nota di colore: per tutto il viaggio, ho avuto avversa la lotteria della vita. Infatti, un signore davanti a me ha avuto problemi di meteorismo per gran parte del viaggio, ed ha voluto rendere partecipi del suo dramma tutti i compagni di viaggio. In più di un occasione ho manifestato, a voce alta, il mio dissenso a quel tipo di fumenti. La cosa non lo ha minimamente indotto a recarsi alla toilette per alleggerire sé stesso ed anche il tormento dei vicini di viaggio. Certo, con il peto reiterato, non stiamo parlando proprio di un reato. O quantomeno, non di un reato riconosciuto dal Codice Penale, purtroppo. In effetti costringere qualcuno a respirare gas che hanno la stessa composizione degli idrocarburi, in altri contesti potrebbe anche essere considerato reato, ma non me la sono sentita di coinvolgere la nostra malandata Magistratura in una questione di questo genere.

In compenso è aumentata la mia fede religiosa. Infatti ho più volte pregato Iddio che facesse un miracolo: o cicatrizzasse gli sfinteri del vicino petomane o, in seconda battuta, che lo costringesse ad una costante seduta sul w.c. Preghiere non esaudite, purtroppo.

Quando il volo stava, finalmente, finendo, l’hostess ha ripetuto lo stesso messaggio, aggiungendo la frase: vi invitiamo a rimanere seduti. E’ stato allora che un passeggero, diverso dai trasgressori del decollo, si è alzato e, con calma serafica, ha aperto la cappelliera, ne ha estratto il suo bagaglio a mano, si è cambiato, curandosi attentamente di pettinarsi, dopo aver indossato la maglia. Il tutto fino a che l’hostess non lo ha caldamente pregato di sedersi. L’uomo ha ottemperato ma scocciato.

Quando l’aereo si è posato al suolo, la solita voce raccomandava di stare seduti, con la cintura di sicurezza allacciata e di “tenere spenti i telefoni cellulari fino all’apertura delle porte”.

Ovviamente, quando la prima molecola di pneumatico dell’aereo ha sfiorato la più superficiale delle molecole di asfalto della pista, è iniziato il concerto di suonerie dei cellulari che segnalavano, oltre l’accensione degli apparati stessi, anche l’arrivo di miriadi di messaggi sms.

Considerando che le disposizioni impartite dal personale di bordo, finché si è sull’aeromobile, vanno considerate come norme di sicurezza ufficiali, possiamo concludere che, a parte la tentata asfissia con gas intestinali, a bordo di quell’aereo, in poche ore sono state consumate sette diverse trasgressioni. Operate da almeno sette individui diversi. Considerato che ne vedevo circa 10, vuol dire che il 70% dei passeggeri ha commesso, più o meno coscientemente, una trasgressione ad una regola precisa.

In conclusione: con una mentalità diffusa come quella descritta, visto che nessuno si è preso nemmeno un rimbrotto, è facile che si crei il sottobosco culturale che sfocia in reati sempre maggiori. E, a parte questo, ecco perché quando ci spostiamo in comitiva ci sentiamo trattare spesso come una massa di imbecilli. In effetti presi singolarmente siamo delle divinità. In gruppo siamo quello che siamo. Un gruppo di idioti (e a volte anche scorreggioni).

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