Published On: Dom, Gen 9th, 2011

SICUREZZA – I disordini a Roma – Danilo Coppe

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La maggior parte delle testate giornalistiche ha indugiato a lungo sulla foto che ritrae un sottoufficiale della Guardia di Finanza che, pistola in pugno, cerca di resistere all’assalto vigliacco di un certo numero di teppisti mascherati. Ovviamente ogni direttore editoriale ha dato alla foto il significato che politicamente gli faceva più comodo. Quindi i “sinistri” hanno visto nell’atto di impugnare l’arma una volontà guerrafondaia, minacciosa, repressiva all’eccesso, in poche parole fascista.
I “destri”, invece, hanno visto un coraggioso tentativo di resistere alla sottrazione della pistola da parte di un disperato tutore dell’ordine ormai sopraffatto. Al milite, infatti, erano già state sottratte le manette ed altri oggetti.
A mio personale parere campeggiano diversi aspetti: il primo è che su tutto si è visto aleggiare lo spettro del duello “Placanica vs. Giuliani”, finito inevitabilmente con la morte del secondo. Placanica era armato di pistola di ordinanza in dotazione all’Arma dei Carabinieri. Giuliani era armato di estintore, follia incontrollata e massa di complici galvanizzanti. Una perizia balistica, una volta tanto ben condotta, ha dimostrato che il colpo, sparato a caso, per fatalità ha raggiunto l’esagitato giovanotto. In un’atmosfera surreale come quella che stavano vivendo i due giovani, sarebbe comunque stato un miracolo se non ci fosse scappato un morto.
Il parallelismo tra Genova 2001 e Roma 2010 è quindi evidente. Anche nella capitale una gestione delle forze dell’ordine, non certamente impeccabile, ha portato all’isolamento di un agente in balia ad una folla di delinquenti esagitati. Sono cose che i reparti speciali, ossia quelli che hanno un addestramento militare con la A maiuscola, non avrebbero mai consentito. In combattimento un commilitone non ne lascia mai un altro da solo. Dove voglio arrivare? Alla necessità di modificare l’addestramento ai reparti deputati all’ordine pubblico. Comunque, il finanziere, una buona preparazione di base individuale l’ha avuta. Infatti, non so quante persone, con il rischio linciaggio, avrebbero resistito alla tentazione di sparare almeno un colpo in aria. Per la sua resistenza meriterebbe un encomio solenne. Sappiamo che una persona è un individuo. Due persone sono due individui. Ma una massa di persone tende a trasformarsi facilmente in una muta di iene. Se le belve fiutano un altro essere vivente in difficoltà ci mettono poco ad azzannarlo. Vengono persi tutti i freni inibitori e si ragiona col quoziente intellettivo delle sardine. Lo si vede anche tutte le domeniche allo stadio quando scoppiano i tafferugli. Anche gli studenti modello diventano idioti che sputano o lanciano oggetti pericolosi. Alla base dei disordini di Roma però le motivazioni dei manifestanti sono diverse. Nell’assalto alla città eterna, a mio personalissimo parere, ha giocato un fattore di incremento della bestialità umana: la frustrazione. Questo sentimento trae forza da due questioni. La prima è la crisi economica che sta piegando le gambe anche ai più resistenti. Chi lavora in proprio ormai ha raggiunto la consapevolezza che in questo secondo semestre si è dovuto lavorare il doppio per guadagnare la metà. Il nostro fisco (ladro) ovviamente non ha tenuto conto di questo e non penso che ne terrà conto l’anno prossimo. L’INPS, che si spertica in pubblicità per farsi perdonare l’indole vampiresca, basa la sua gabella sul fatturato infischiandosene delle spese o dei mancati pagamenti. La maggior parte degli imprenditori sa benissimo che non potrà giovarsi di una pensione adeguata e quindi vede l’INPS con la stessa benevolenza con cui si vede un carcinoma. I lavoratori dipendenti si sono accorti che i prezzi salgono a dispetto di quanto dicono l’inflazione o l’Istat. Quindi TUTTI, per cercare di mantenere il tenore di vita degli anni migliori, sta compiendo sforzi erculei.
I figli dei lavoratori di tutte le categorie vedono dimezzarsi i privilegi. Il malcontento dilaga in tutta Europa ma, come è umano, si pensa solo alla situazione del proprio orticello. Seconda motivazione per la frustrazione generale è stata la concomitanza di una votazione politica che ha visto mantenere lo status quo del nostro malandato governo. Poiché personalità politiche, apparentemente attendibili, avevano già scavato la fossa al Premier ma poi si sono viste scornacchiare per l’ennesima volta, avevano però illuso la base più estremista dell’opposizione che sarebbe stato un giorno di rivoluzione a loro favore. Riepilogando: la gente è incazzata perché arriva un Natale con pochi mezzi a disposizione. Le pubblicità pecorecce ci bombardano dicendo che se non abbiamo l’IPOD, L’IPAD, lo Smartphone o lo schermo gigante non possiamo sperare di fornicare con Belen o gnocche simili e che siamo poco più che degli sfigati. Il Berlusca invece di lanciare i suoi soldi da un elicottero, trascorrerà le feste ad Antigua o dove cavolo gli pare, consapevole di aver dimostrato che comunque la maggioranza degli Italiani stessi se ne frega delle sue vere o presunte conquiste di belle ochette e del fatto che con i suoi soldi si possa permettere di comprarsi case da sogno. Questo fatto inviperisce gli ipnotizzati da Santoro, Floris, Fazio o Di Pietro. Dall’altra parte vedere personaggi come Fede o Vespa gioire disturberebbe chiunque. Con questo clima è stato inevitabile che la folla di manifestanti di Roma venisse sobillata dai professionisti del disordine. Del resto, con il contesto culturale attuale è estremamente facile “ideologizziare” i più giovani. E’ stato patetico vedere poi, fra gli arrestati, gli studentelli fra le lacrime implorare gli agenti di essere rilasciati. I veri balordi invece, essendo sgamati, l’hanno fatta franca. Solo i più sprovveduti sono stati presi, probabilmente i più deficienti. Ma, come visto, possono stare tranquilli. Con le nostre Leggi sono già a casa al calduccio. Magari con qualche livido sulla schiena, ma ci penserà la mamma a massaggiarli

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