Published On: Mer, Feb 9th, 2011

ATTUALITA’ – Federalismo “Nucleare”

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di Marco Mirabile

Nuova zampata della ruggente Corte Costituzionale sui tortuosi iter legislativi del nostro bizzarro paese: questa volta in tema di energia nucleare. Se la democrazia non è un optional e il federalismo è davvero tale le regioni dovranno esprimere il proprio parere sugli impianti nucleari da realizzare.

Cos’è successo di preciso? L’attuale governo italiano ha inserito nel suo programma politico proprio il tema del sostentamento energetico. In particolare ha previsto, in vista delle elezioni del 2008, la “partecipazione ai progetti europei di energia nucleare di ultima generazione”, sostenendo la reintroduzione del nucleare in Italia, dopo che tre referendum abrogativi nel 1987, avevano condotto all’abbandono, da parte del nostro paese, del ricorso al nucleare come forma di approvvigionamento energetico.
Questo voto referendario non escluse tuttavia la facoltà di comprare energia elettrica prodotta da centrali nucleari all’estero, tanto che ancora oggi l’Italia acquista, per esempio, energia nucleare dalla Francia. Proprio su questa forma di “dipendenza” negli approvvigionamenti dall’estero ha fatto leva la legge n.99 del 23 luglio 2009, in cui all’art. 25 si prevede una delega al governo in materia nucleare, che dovrà così adottare “uno o più decreti legislativi di riassetto normativo recanti la disciplina della localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché dei sistemi per il deposito definitivo dei materiali e rifiuti radioattivi e per la definizione delle misure compensative da corrispondere e da realizzare in favore delle popolazioni interessate”.

La Consulta, sollecitata dal ricorso presentato da alcune regioni, tra cui Toscana ed Emilia Romagna, ha bocciato un articolo del decreto attuativo della nuova legge sul nucleare. Nella sentenza si legge che “per realizzare qualsiasi infrastruttura è necessaria la condivisione con il territorio, a maggior ragione per impianti che compromettono l’area che li ospita. Questo vale ancor di più per le centrali nucleari che hanno un fortissimo impatto in termini d’inquinamento locale e che sono molto discutibili dal punto di vista della sicurezza”. Il che equivale a dichiarare l’illegittimità dell’articolo 4 del citato decreto, “nella parte in cui non prevede che la Regione esprima il proprio parere in ordine al rilascio dell’autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio degli impianti nucleari”.

Tradotto, significa che se non c’è un consenso delle regioni le centrali non si costruiscono.

Con questa decisione la Consulta sottolinea la capacità degli stabilimenti nucleari di condizionare abitudini e stili di vita delle comunità vicine al luogo scelto per l’insediamento. Ragion per cui, le delibere governative in merito non devono e non possono scavalcare la volontà delle amministrazioni locali interessate e della gente da esse rappresentate.

Tuttavia in base al supremo parere espresso dal “giudice delle leggi”, il giudizio delle regioni riguardo la possibilità di ospitare nel proprio territorio una centrale nucleare deve essere obbligatorio, seppur non vincolante: ma sarebbe davvero singolare se il governo “federalista” confermasse la localizzazione di un impianto dopo la bocciatura della regione destinata a ospitarlo. Per ora l’unica regione che ha apertamente dichiarato di essere favorevole al nucleare è il Piemonte, mentre la Lombardia di Formigoni ha alternato aperture a dinieghi. Tutte le altre hanno apertamente dichiarato la loro contrarietà.

Mai come in questi anni la questione energetica ha dominato la scena della politica e dell’informazione.
L’energia è fonte di vita, opportunità di sopravvivenza e di sviluppo, capace di muovere interessi per miliardi di euro: determina gli assetti geopolitici mondiali, con accordi tra Stati o scontri fra essi. Oggi in Italia la questione nucleare divide l’opinione pubblica tra sostenitori, contrari e perplessi riguardo l’ampio potere delegato al governo a proposito di una materia tanto delicata.

Nel frattempo paesi come Spagna, Svezia e Olanda hanno eletto una moratoria contro le centrali, mentre Germania e Belgio si stanno preparando a lasciare il nucleare, rispettivamente entro il 2020 e il 2025. E perché da noi le energie rinnovabili e sicure come il vento, l’acqua e il sole, di cui la penisola abbonda, non vengono prese seriamente in considerazione?

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