Published On: Mer, Feb 23rd, 2011

ATTUALITA’ – Il futuro dei Futuristi

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di Marco Mirabile

Attualmente una strana idea di libertà permette un’imbarazzante corsa alla semplificazione dei problemi; nell’era berlusconiana si parla di tutto e per tutti, e si fa politica offrendo ai cittadini i soliti slogan. Gli anticonformisti sono pochi ma promettenti: Gianfranco Fini a destra e Nichi Vendola a sinistra. Incarnano schiettezza e complessità, capacità di ascolto e di giudizio, e offrono alla politica e agli italiani un più ambizioso modo di affrontare le questioni del nostro paese. Tuttavia il consenso nei confronti dei due leader è discordante. Mentre per Vendola si assiste a un crescendo di approvazioni, il Presidente della Camera sta vivendo un momento difficile. Circa un anno fa Fini si è trovato a proporre un confronto aperto e democratico, di tipo europeista, all’interno di un partito che non intendeva modificare l’iter di normalità a cui aveva abituato tutti: Berlusconi che parla, gli altri che battono le mani e lo osannano. I suoi problemi sono sorti nel momento in cui ha messo in dubbio la linea e le decisioni del Cavaliere. La sua conseguente espulsione dal Pdl conferma che il partito del predellino è strutturato sullo sfruttamento dell’immagine del Premier, dove regna il pensiero unico: se c’è Berlusconi si vince, se non c’è si perde.
Così Fini ha dovuto lavorare con tenacia al suo progetto politico sin dal giorno dell’espulsione, prima con la costituzione del nuovo gruppo parlamentare “Futuro e Libertà per l’Italia”, comprendente 34 deputati e 10 senatori, e poi col memorabile discorso di Mirabello, seguito e apprezzato da migliaia di cittadini. Oggi però la qualità del suo pensiero liberale e l’istantanea capacità di organizzare un nuovo partito non sembrano essere sufficienti per la tenuta parlamentare della sua squadra, “giocatori” finiani in perfetta forma ma pronti a vendersi la partita elettorale. Cosa sta succedendo? È passata poco più di una settimana dall’assemblea costituente di Fli, doveva essere l’inizio ufficiale di una nuova esperienza politica nel centrodestra italiano. Fiori, lustrini, braccia levate al cielo. Ma in una settimana lo scenario è cambiato: il partito, a palazzo, sta implodendo. Il modo con cui Fini ha operato le scelte dirigenziali sembra aver scontentato tutti, finendo col provocare divisioni e fratture. Altre voci segnalano il potere seduttivo del Premier, disposto a tutto pur di tornare ad avere una solida maggioranza. Dopo l’addio di Luca Barbareschi è stato un fuggi, fuggi generale.
Ma un partito che è legittimamente nato a palazzo non deve investire solo sui comportamenti dei propri sostenitori parlamentari. L’errore di Fli è quello di concentrarsi sui numeri di oggi, quelli di un Parlamento già morto perché composto di gente nominata in un’epoca superata, l’epoca in cui Berlusconi e Fini guidavano il  Pdl e Veltroni il Pd. Sarebbe quindi meglio che i futuristi non si impiccassero alla conta e alla conseguente compravendita di uomini e donne che spesso hanno il cartellino del prezzo appeso al risvolto della giacca. Fli è un movimento d’opinione che ha enormi potenzialità. Sia a Bastia Umbra che a Milano, Fini ha pronunciato discorsi di alto spessore, pieni di idee e proiettati nel futuro. Il Presidente della Camera è un fuoriclasse della politica, capace di raccogliere inaspettati consensi, e se vuole consolidare il suo progetto deve tornare a fare politica. Oggi però tutti gli occhi sono puntati sul mercato delle vacche: che fa Tizio, che fa Caio, che fa Sempronio. “Ciò che avviene contro Fli – spiega Granata – è diretta conseguenza di ciò che stiamo costruendo: una destra repubblicana e legalitaria. Se alcuni intellettuali e qualche amico non comprende questo, che è il vero livello del conflitto, farebbe bene ad astenersi su sofferte riflessioni e sugli errori di Fini. L’importanza di ciò che ha fatto Fini e insieme continueremo a fare prescinde da un deputato o un senatore in più o in meno: sarà il tempo a renderlo chiaro a tutti”. Concludendo, il  Pdl e la Lega sono capaci di cementare l’unità e l’omogeneità dei parlamentari ma non quella dei cittadini: anzi, li hanno divisi e separati, con un parlare continuo alla pancia, che ha risvegliato fantasmi che il tempo sembrava avesse sepolto per sempre. Personaggi come il Presidente Fini invece incontrano difficoltà strategiche ma sanno imprimere alla stagnazione democratica, mummificata da arroganze personaliste e dalle rozze semplificazioni di cui s’è detto all’inizio, un’energia densa di democrazia e di confronto democratico, necessario per il futuro del nostro paese.

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