di Marcello Frigeri

Con tutto quello che accade in Italia viene sistematico concentrarsi su Roma e dunque su tutto ciò che ruota attorno alla politica nazionale. Viviamo un periodo simile al dopo Tangentopoli: la gente scende in piazza con più frequenza, indignata come non si era mai visto prima. E pretende dignità. Bunga Bunga, “punizioni esemplari” (Maroni dixit), manifestazioni contro il premier e odio politico, però, ci fanno scordare le disgrazie che accadono intorno a noi, quelle più infelici.

Lunedì scorso in redazione è giunta la lettera disperata di un uomo che chiede aiuto, Enasser Eddaoudi, marocchino, che da una ventina di giorni vive per strada come “un animale”, così si definisce. Viveva in una casa fatiscente e dalle condizioni igieniche precarie, fino a quando non è arrivato lo sfratto esecutivo il 20 gennaio del nuovo anno. Il suo sogno, anzi, la “sua speranza”, ci scrive il signor Eddaodui, era quella di portare la famiglia dal Marocco in Italia (una moglie e tre bambine). Disperato ci prega di contattarlo, così da spiegare meglio la sua situazione, prima “di compiere qualche gesto insano“.Quando una richiesta di aiuto come questa arriva ad un giornale, significa che le istituzioni non esistono, oppure hanno fallito. Eppure la Costituzione, che noi tutti difendiamo ogni giorno dagli attacchi di un premier ridicolo, pone al centro della sua essenza il diritto ad avere una dignità, una casa ed un lavoro. Si dirà, cinicamente: non si riescono ad aiutare tutti i bisognosi, e se il singor Eddaoudi fosse rimasto in Marocco questo non sarebbe accaduto.

Dunque la colpa è l’immigrazione? Le fabbriche chiudono in Italia e si spostano all’estero (vedi la Fiat) perché c’è più produttività e meno spese, quindi c’è più guadagno; non è dunque legittimo che anche l’uomo si sposti dal suo Paese per raggiungere realtà più ricche e produttive? Oppure continuiamo a sostenere che il denaro ha più diritti dell’uomo? La menzogna colossale della modernità, che cavalca gli anni con la furia frenetica di chi pone al centro di ogni cosa la produzione di beni, è l’aumento costante della “qualità della vita”, come del resto aveva sottolineato il sindaco Vignali (ma non solo lui) durante il celebre discorso del premio Sant’Ilario. In realtà è proprio il contrario: il progresso sfrenato aumenta le disuguaglianze tra gli uomini.

Oggi Marchionne guadagna mille volte (1000!) quello che guadagna un operaio, e i ricchi della Terra sono ben più ricchi dei vecchi re assoluti dell’Antico Regime come Luigi XIV. Mentre un tempo, infatti, la ricchezza si valutava dal possedimento di un terriorio, che per quanto vasto è una entità tangibile, oggi invece è rappresentata dalla quantità di denaro, intangibile, depositato nelle banche, e cresce a pari passo con la produzione di beni, dunque è in costante aumento. Un tempo essere mendicante poteva anche essere una scelta di vita (San Francesco docet), e per giunta si era rispettati. Oggi è solo una tragica conseguenza della povertà e della disuguaglianza.

Così il signor Eddaoudi, e chi come lui che non possiede una casa e un lavoro, perde automaticamente la propria dignità di uomo e vive alla guisa di un animale solitario nella società. Sono gli invisibili che chiedono aiuto a due passi dai palazzi del potere. E il guaio più grande è che la società ha voltato loro le spalle: il gesto più umano, infatti, è chiedere aiuto a chi un aiuto può dare. Noi, nel nostro piccolo, possiamo solo denunciare il caso alle autorità. Ma se il signor Eddaoudi si rivolge a Zerosette disperato, significa che manca un contatto diretto tra i cittadini e le istituzioni. Se i nostri rappresentanti provassero ad uscire, per una volta, dai palazzi amministrativi, si accorgerebbero che la “qualità della vita” è solo una paroletta insignificante

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