Published On: Mer, Feb 23rd, 2011

EDITORIALE – Quei finti liberali della politica italiana

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di Marcello Frigeri

Da 17 anni Silvio Berlusconi accusa la Procura di Milano di essere un covo di eversori e un nascondiglio, neanche troppo velato, delle toghe rosse, sempre pronte ad abbattere con indagini “paradossali” i governi di centrodestra , utilizzando la giustizia per fini politici. Ammettiamo che sia vero. Se la magistratura cela al suo interno “un’associazione eversiva” di stampo terroristico-giudiziario, allora bene farebbe qualsiasi cittadino della Repubblica a volersi sottrarre al giudizio della legge e ai tribunali italiani. Infatti, se così fosse, chi ci dice che un’indagine nei nostri confronti non sia altro che una persecuzione giacobina e illiberale? Il sindaco Pietro Vignali, uomo notoriamente di destra, per dire, è indagato per abuso d’ufficio dalla Procura di Parma, città medaglia d’oro alla Resistenza, dunque storicamente di cultura rossa e partigiana. Per le ragioni che spingono Berlusconi a criminalizzare parte della magistratura, anche Vignali bene farebbe a denunciare l’indagine come una possibile “persecuzione eversiva” volta a destabilizzare l’equilibrio democratico, infatti chi ci assicura che la Procura di Parma, visti i trascorsi storici, non sia altro che un covo di giudici deviati ed eversori? In questo caso chiunque avrebbe il diritto di difendersi, ma non secondo giustizia, bensì dalla giustizia. Ammettendo poi che esista una magistratura deviata, implicitamente se ne riconosce una giusta. Dunque l’unico modo per sottrarsi alle toghe eversive è denunciare le stesse e la loro “associazione a delinquere”, ovvero recarsi alla Procura della Repubblica a noi più vicina e fare un esposto. Cosa che Berlusconi e i suoi difensori non hanno mai fatto in 17 anni. Secondo il Presidente del Consiglio, infatti, è da quasi un ventennio che contro di lui si muovono accuse realizzate sulla base di “teoremi senza lo straccio di una prova”. Eppure lui stesso vive sulla base di un teorema, e cioè quella della “giustizia politica”. Mai una prova od un esposto in merito. In difesa di questo “teorema” si è spesso sentito dire: “anche se è evidente la persecuzione, è tuttavia impossibile provarla”. Troppo facile. I reati, e gli eventuali colpevoli possono essere scoperti soltanto attraverso un’indagine e successivamente un processo, altri metodi non ce ne sono. Dunque, sempre ammettendo che esista una “giustizia politica”, l’unico modo per scoprirla è denunciare le toghe eversive. Perché allora Berlusconi non ci dà testimonianza certa di quanto sostiene?
Altro discorso, invece, è la sua totale indisponenza nei confronti delle critiche. Più volte è stato protagonista di telefonate in trasmissioni come Ballarò, Annozero e L’Infedele, giudicandole “faziose”, “turpi”, “disgustose”, “ripugnanti”; “spregievoli” e “postriboli mediatici”; considera il giornalismo critico, come quello di Repubblica, un tipo di “giornalismo deviato”, mentre due anni fa, di ritorno dalla Turchia, aveva affermato che il Tg3 altro non era che “l’unica televisione al mondo che, con i soldi di tutti, attacca il governo. Credo che sia una cosa che non dobbiamo e non possiamo sopportare. Io vorrei che il mandato del servizio pubblico fosse di non attaccare ne’ governanti, ne’ opposizione”.
Se ogni critica al premier o al governo è bollata come una turpe “deviazione” della realtà e dell’onestà, allora significa che il premier e il suo governo non possono e non devono essere criticati. Si definisce uno strenuo difensore delle libertà ed un convinto liberale, ma la pensa proprio come uno Stalin, un Chruscev o un Breznev. Non conosce i presupposti della liberaldemocrazia, che considera sacra la critica come l’opinione. Vorrebbe una giustizia che non lo giudicasse, e che i giornali, tranne i suoi, e le Tv, tranne le sue, si limitassero a dare informazioni Meteo.

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