di Maria Teresa Improta

Aumentano i prezzi degli autobus. Aumentano i prezzi dei parcheggi. Aumentano i prezzi degli abbonamenti. Aumentano i prezzi per l’accesso al centro cittadino. Dall’inizio del mese sono state applicate nuove tariffe ai biglietti del servizio TEP con una maggiorazione che equivale al 20% del costo originario per le corse semplici e dell’80% per chi viaggia a partire dai parcheggi scambiatori. La lievitazione del tariffario per le soste sulle strisce blu invece, è stata lanciata solo da pochi giorni con aumenti diffusi nell’intera rete urbana, ad eccezione della zona Oltretorrente, con un incremento diffuso del 33% in tutte le aree e del 10% in centro dove in compenso l’accesso temporaneo per consegne o simili è schizzato dai 1,70 euro ai 5 euro, ovvero il 194% in più. Un incremento inspiegabile per lavoratori, studenti, pensionati, cassaintegrati, disoccupati; un incremento ‘naturale’ secondo le istituzioni. Ma il Comune perché ha deliberato quest’aumento? Perché si è scelto di inasprire i costi per il trasporto pubblico in un periodo in cui la tendenza è quella di scoraggiare l’utilizzo delle automobili? Perché piazza Garibaldi viene resa sempre più inaccessibile e la sosta sempre più cara in un momento in cui i commercianti soffrono il crollo delle vendite e la spietata concorrenza dei centri commerciali? L’assessore alla Viabilità e al Miglioramento e Gestione della Mobilità e dei Trasporti, Davide Mora, spiega che “annunciare aumenti non è mai gratificante per un assessore. È una decisione dettata dall’inflazione e dall’adeguamento a disposizioni regionali”. Effettivamente l’inflazione si percepisce quotidianamente ed i prezzi dei parcheggi, come dichiara l’assessore, “erano fermi dal maggio 2003”. Le disposizioni regionali riguardano le tariffe dei bus in quanto “sono diversi i fattori che ci hanno obbligati all’aumento dei prezzi – dichiara  l’assessore ai Trasporti della provincia Andrea Fellini – per il trasporto pubblico la Regione ha subito ingenti tagli, di conseguenza la somma stanziata per la città di Parma oggi è di 50 milioni di euro, ovvero 20 milioni in meno rispetto ai contributi previsti. Le tariffe sono poi state omologate a livello regionale in base ad una ripartizione in zone. Tutti dovranno adeguarsi”. E gli otto milioni di euro che TEP ha investito in una banca già in stato fallimentare? Entrambi gli assessori tuonano contro questa illazione: “non c’entrano niente!”. Alessandra Cuozzo del sindacato regionale di base del settore trasporti, da Bologna illustra i termini di questo allineamento tra i bus emiliano romagnoli: “a fronte dei tagli di Governo hanno scelto di aumentare i costi dei biglietti e diminuire le corse. Si poteva agire diversamente lavorando sulle costosissime agenzie di coordinamento dei trasporti che sono spesso un doppione di uffici comunali o di funzioni svolte dalle società di trasporto. È una scelta poco lungimirante che reputo scandalosa in un periodo di crisi generalizzata”. L’assessore Mora però parte da un altro presupposto: “La vita è fatta di movimento, tutto si muove, anche i prezzi di bus e sosta. Se noi avessimo aumentato il prezzo degli autobus senza incrementare quello degli stalli questo sì che avrebbe scoraggiato l’utilizzo del mezzo pubblico. Quello che noi intendiamo fare in città è incentivare l’uso dei parcheggi scambiatori”. Ma al parcheggio scambiatore est chi viaggia in bus sembra non percepire quest’incentivo: “ogni mattina lascio la macchina qui e vado a lavorare in centro – dice una ragazza mentre aspetta il bus 23 – All’improvviso da un giorno all’altro il prezzo è quasi raddoppiato. Io uso il bus solo per andare e tornare, non mi serve il biglietto giornaliero. Così diventa costosissimo tanto vale che parcheggio alla Villetta e vado a piedi”. Infatti i mezzi dei parcheggi scambiatori sono stati “quelli più penalizzati” come ci confermano dal call center della Tep: “l’abbonamento alle navette da 16 euro è stato abolito ora costa 28,50 euro e il biglietto giornaliero è passato da 1,10 euro a 2 euro”. Sembrerebbe poco coerente, ma l’assessore giustifica l’iniziativa “perché in realtà non c’era una navetta vera e propria erano bus urbani che viaggiavano sul tragitto dei parcheggi scambiatori. Poi c’era chi per pagare di meno il biglietto giornaliero faceva incetta di biglietti ai parcheggi scambiatori, utilizzandoli indebitamente”. Quindi per punire i più furbi, si colpiscono tutti, ma in teoria quello del trasporto pubblico come sostengono dai sindacati bolognesi “dovrebbe essere un bene sociale, non a scopo di lucro”. Invece non è così: non del tutto. Il business ‘parking-bus’ è stato concertato dalla Giunta comunale insieme a Tep ed Infomobility. Il presidente di Tep, Antonio Tirelli, non rilascia dichiarazioni, anche se forse sarebbe doveroso fornire chiarimenti alla cittadinanza visto che l’azienda è finanziata, come conferma Mora, “al 65% da fondi pubblici” ovvero con i soldi versati dai contribuenti attraverso il pagamento delle tasse, e al “35% con i propri proventi” cioè con il ricavato delle vendite di abbonamenti e biglietti; e che la gestione di questo denaro recentemente pare non sia stata poi così oculata. Infomobility è più elastica nel comunicare ed il suo amministratore delegato Arcangelo Merella ripete il leitmotiv comunale: “Le tariffe hanno subito un leggero incremento tendente a recuperare l’incremento del costo della vita dal maggio 2003 al gennaio 2011. Malgrado ci sia stato un aumento del costo della vita del 17,3% l’incremento medio è del 15,65%”. Generosi: data la necessità render conto degli utili anche al 10% di azionisti privati. Certo la grossa fetta della Spa del parcheggio ducale rimane del Comune, il 60%, e di Tep, il 30%, ma se è azienda, è azienda. Il Dio euro è al di sopra di tutto. Attualmente quindi chi volesse cavalcare l’onda della crisi economica, l’incombere dell’inflazione e lo spettro dell’inquinamento atmosferico, potrebbe solo pensare ad un ritorno al tradizionale mezzo di locomozione parmigiano: la bicicletta.

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