Published On: Mer, Feb 9th, 2011

POLITICA – Lavagetto: “I doppi incarichi? Io ho sempre evitato tale pratica

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di Lino Sasso

Partiamo dal suo impegno in Provincia, come sta andando? “In campagna elettorale avevo promesso che mi sarei impegnato per il territorio indipendentemente dall’esito del voto e lo sto facendo. Devo prendere atto, però, che la nostra amministrazione provinciale è sovradimensionata economicamente e burocraticamente, e questo a scapito dei cittadini”.Il Pdl a livello locale sembra però un po’ addormentato, è così? “In realtà, la base e i quadri dirigenziali locali, consiglieri e coordinatori comunali, mi sembrano molto attivi e ben determinati. Ciò che manca è una reale cabina di regia provinciale che li sappia valorizzare e sostenere”.

Una critica al suo coordinatore provinciale? Negli ultimi anni sembra che non sia corso buon sangue tra lei e Villani, perché? “Non sono avvezzo a fare critiche strumentali, ma non è un mistero che la mia idea di partito sia molto diversa da quella di Villani. Soprattutto di cosa sia e come si esercita una leadership che deve premiare chi lo merita e non mortificare chi ci ha messo la faccia. Una leadership non si mantiene con i tagli delle teste o con le minacce, ma è un naturale riconoscimento di capacità e carisma da parte della propria gente”.

Della polemica sulla doppia nomina di Villani , – consigliere regionale e vice presidente di Iren – cosa ne pensa? “La prassi dell’accumulo di nomine è molto diffusa nella politica attuale e finché non si provvederà a limitarne la prassi con una legge, la questione spetta al buon senso personale. Personalmente, ho sempre evitato tale pratica: nel 2002, quando divenni assessore comunale, mi dimisi immediatamente da di consigliere provinciale. Inoltre, lasciai il mio lavoro da medico, senza alcuna aspettativa, per onorare a tempo pieno l’impegno preso con i cittadini. Nel 2009 quando accettai la candidatura alla presidenza della Provincia, mi dimisi da assessore comunale, nonostante che con le mie 2.314 preferenze sia stato il più votato dopo Ubaldi alle scorse amministrative”.

Otto Comuni andranno al voto la prossima primavera, si sente di fare un pronostico per il suo partito? “Fatto salvo l’influenza che su queste elezioni potrà avere il burrascoso quadro nazionale, gli umori che ricevo dalla nostra realtà territoriale non sono dei migliori. Molti lamentano di sentirsi isolati o peggio una eccessiva prevaricazione dei vertici provinciali. In questo senso, certamente non giova avere una leadership part-time, impegnata su troppi fronti. Il centrodestra ha a portata di mano il successo in alcune e importanti realtà, ma sarebbe necessario uno sforzo dei vertici locali per appianare le divergenze e soprattutto per dare fiducia e responsabilità a chi in questi anni si è impegnato e si è esposto in prima persona”.

Si parla di una sua possibile candidatura a Salsomaggiore, fantapolitica o realtà? “L’ho sentito anch’io, come da diversi mesi c’è chi racconta che sarei pronto a lasciare il Pdl. La verità è che sono stato uno dei fondatori locali prima di Forza Italia e poi del Pdl, membro del direttivo regionale di quest’ultimo, il più  votato in città del mio partito, arrivato al ballottaggio per la presidenza alla provinciali per il centrodestra e alle ultime regionali ho raccolto quasi 5.000 preferenze, con grande successo in gran parte dei comuni al voto a primavera. Da mesi ho messo a disposizione questo mio patrimonio al coordinatore provinciale per un disinteressato contributo, ma questa disponibilità è stata lasciata cadere nel vuoto”.

Se Ubaldi, che ha sempre elogiato, si dovesse presentare alle prossime elezioni politiche senza Vignali e il Pdl lei lo appoggerebbe? “Nel 2007 il mio partito, di fronte ai cittadini, si è assunto la responsabilità di rinunciare al simbolo  per costruire un’esperienza politica straordinaria e innovativa: la lista unica “Per Parma con Ubaldi”, a sostegno del candidato Vignali. I cittadini ci hanno dato fiducia. Non fu la solita furbata elettorale, ma il naturale completamento di quel percorso chiamato  modello Parma. Proprio per il mio personale successo elettorale, ho sentito la responsabilità di essere tra i principali garanti di questa promessa.  Non è un mistero, che il venire meno a questo solenne impegno sia stata la causa di tensione tra me e taluni dirigenti locali di Forza Italia. Spero che chi ci ha portato a questa paradossale situazione, si renda conto dello straordinario patrimonio che rischiamo di gettare alle ortiche”.

Termovalorizzatore giusto proseguire con i lavori oppure no? “Due sono stati i grandi progetti con cui ci siamo presentati in campagna elettorale e abbiamo vinto le elezioni: la metro e il termovalorizzatore. In entrambi i casi, mi sono fidato di quanto ci era stato presentato dai colleghi deputati a seguirne l’iter. Stupisce prendere atto che la prima è stata soppressa dalla stessa amministrazione e la seconda sta mostrando una serie di difficoltà che certamente all’inizio non erano emerse. E’ vero che i rifiuti vanno smaltiti e che, se possibile, bisogna raggiungere l’autosufficienza territoriale, ma poiché la salute dei cittadini viene prima di ogni cosa, queste scelte devono essere fatte sulla base esclusiva dell’interesse pubblico, dopo aver esplorato tutte le alternative possibili”.

Parma che verrà che fine ha fatto? “Non credo di esagerare se dico che è stata una delle più straordinarie esperienze di politica locale degli ultimi anni. La convention del Paganini nel 2007, oltre 1.500 persone in diretta televisiva, ancora mi emoziona. Da essa sono nate esperienze in realtà diverse, talune delle quali, Piacenza che verrà ad esempio, ancora oggi trasmettono l’essenza del modello Parma. Soprattutto, nel momento di maggior successo ci siamo permessi di dire ciò che pensavamo e di criticare e contrastare ciò che non condividevamo. Le idee, però, non si cancellano. Si possono confinare, sopraffare, ma prima o poi riemergono”.

Tornasse indietro, scenderebbe a compromessi con i suoi avversari interni? Magari sarebbe ancora assessore comunale e non consigliere provinciale di minoranza. “Non c’è dubbio: sono stati due anni molto difficili e alla fine ti ritrovi come chi è appena stato travolto da un improvviso Tsunami, ma un uomo che non sa sacrificarsi per le proprie idee significa che vale poco lui o valgono poco le sue idee. Non sta a me dire quanto valgo, ma so quanto valgono per me le mie idee”.

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