Published On: Ven, Feb 18th, 2011

POLITICA – Torna in campo Parma Progresso

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di Lino Sasso

Torna in campo Parma Progresso. A tirare le fila del movimento civico socialista e riformista, Carlo Alberto Terzi vecchia conoscenza della politica parmigiana e già dirigente del settore urbanistica del Comune di Parma.

Dopo quasi dieci anni vi siete ributtati in politica, come mai? In realtà, abbiamo smesso nel 2007, eravamo nei quartieri con cinque rappresentanti, e avremmo partecipato anche in quell’anno se non ci fosse stato uno sgradevole tira e molla con il Pd, allora Ds, troncato dal candidato sindaco Peri che scelse, al nostro posto, per implementare la sua lista, rappresentanti di area del centrodestra che gli portarono ben 50 o 60 voti ciascuno. Tutto documentato e documentabile.

Addirittura un anno prima delle amministrative, volete giocare d’anticipo? Nel 2002 partimmo a novembre e avemmo, pur senza autonomia di lista, ci accolse, amabilmente, la Margherita, un discreto successo: io fui il primo dei non eletti in consiglio comunale, praticamente senza fare una vera campagna elettorale perché non avevamo i soldi degli altri. Ora vogliamo evitare quell’errore e essere preparati per tempo.

Su cosa sarà incentrato il vostro programma? L’abbiamo scritto, per evitare equivoci. La sintesi è difficile in poche battute, ma mi limito a dire: ripristino della centralità dell’amministrazione e del consiglio comunale rispetto alla pletora di partecipazioni e aziende esterne che hanno mandato tutto fuori controllo, compresa la spesa che si fa con i soldi dei cittadini. Un no secco al Comune imprenditore edile, come per Stt e Stu, e alla rinuncia all’assistenza ad anziani e bambini abdicata, attraverso un uso improvvido dell’accreditamento, nelle mani dei privati. Controllo della pianificazione territoriale con un’attività di ricucitura di un territorio sfrangiato evitando nuove grandi aree di espansione che non servono, le attuali previsioni valgono per altri 30.000 abitanti che Parma avrà, forse, fra cent’anni. Recupero della meritocrazia nell’organizzazione degli uffici e un freno deciso alle consulenze esterne. Recupero del valore operativo della polizia comunale.

Con chi dialogherete o chi aspettate che dialoghi con voi? Dialogheremo, liberi da logiche di appartenenza e di schieramento, con tutti e non ci aspettiamo niente da nessuno: se nei cinque anni di attività nel quartiere Cittadella ho portato tutte le forze politiche presenti, da An a Rifondazione, a votare all’unanimità tutti i documenti da me proposti, vuol dire che con il buon senso amministrativo si possono instaurare forme di dialogo costruttivo con tutti.

A sorpresa il segretario (provvisorio) è Rossano Rinaldi, sarà il vostro candidato? Perché “a sorpresa” e perché no? E’ una persona per bene, un vero laico, un serio imprenditore. La scelta finale dipenderà dagli esiti del percorso che faremo insieme e dalle tante e qualificate adesioni che contiamo di avere.

Come giudica il no alla metro e “l’andare avanti” sull’inceneritore? Sulla metro, il no di Vignali è la conseguenza della dissennatezza della scelta originaria: un’opera che non serviva a nulla. Ma, anche, delle contraddizioni della campagna elettorale del centrodestra alle amministrative del 2007, in cui la metro sembrava questione di vita o di morte per poi abiurarla, di lì a poco, in questo modo: tanto paga Pantalone. Il giusto risarcimento all’impresa vincitrice lo si fa con soldi pubblici, ricordiamolo, e poco importa se non provengono dalle casse comunali. Vero è che solo gli imbecilli non cambiano opinione, ma chi la muta troppo repentinamente dimostra di non avere idee chiare, ne dicam aliud. Sull’inceneritore, sembra che, al punto in cui siamo, la scelta – sbagliata – sia irreversibile: ormai si può rimediare solamente con una grande attenzione sulla qualità tecnologica.

Alla vostra presentazione si è parlato di sociale, cosa pensate del Wcc? Il capitolo della qualità della vita avrebbe potuto trovare già risposte adeguate nelle dotazioni territoriali della pianificazione del ‘98, che prevedevano ingenti surplus di standard di verde e attrezzature nei nuovi quartieri, sarebbe bastato saperli gestire, in fase attuativa, mediante una corretta dialettica con gli imprenditori, mentre non v’è bisogno d’iniziative straordinarie che scardinino ulteriormente la pianificazione. 

Sarete in corsa alle prossime amministrative? Per il Comune di Parma assolutamente sì.

Otto Comuni al voto in primavera, come finirà? Non lo so, nel voto c’è molta mobilità e troppi indecisi, a causa dei disastri di chi sta governando il paese e la città capoluogo di Provincia, ma, anche, della pochezza di chi dovrebbe costituire un’alternativa. E poi dipende se ci sarà un Traversetolo Progresso o un Salso Progresso o un San Secondo Progresso…

Vignali, meglio o peggio di Ubaldi? Giudizi di disvalore non ne do: per me, pari sono. Ma il nostro programma, enunciato pubblicamente, consente di capire come la pensa il nostro movimento attraverso la valutazione dell’eredità, pesante, che le loro politiche stanno per lasciare alla città: dimenticando per un attimo le cause delle clamorose dimissioni dei revisori dei conti in Comune, basta citare l’indebitamento di Stt, i casermoni bulgari delle Stu, il sì-no sulla metro, l’organizzazione degli uffici cambiata ad ogni piè sospinto, il simbolo fallico di un ponte faraonico che emerge dal verde del sistema campagna-parco per attraversare una pietraia com’è il torrente Parma e che è costato una cifra spaventosa, una pianificazione urbanistica che prevede l’edificazione di migliaia di alloggi per gente che non c’è e non ci sarà per molti anni ancora, la delega indiscriminata dei servizi sociali all’esterno del Comune. Indubbiamente Vignali ha un vantaggio: ha ancora un anno di tempo per rimediare su alcune scelte e, qualora ciò accada, troverà il nostro consenso perché le nostre posizioni non sono precostituite contro chicchessia. Difficile che lo possa fare Ubaldi a meno che non si candidi con un programma che contraddica tutto ciò che ha fatto in nove anni di governo assoluto. Detto questo, se proprio si vuole un giudizio personale, direi che sono due persone che hanno lavorato molto e con impegno, cosa che non tutti hanno voglia di fare in maniera così intensa, preferendo, però, circondarsi di consiglieri e dipendenti acquiescenti, il che non ha favorito il contradditorio e la dialettica sulle scelte più importanti e che ora pesano come un macigno sul futuro della città.

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