Published On: Mer, Feb 2nd, 2011

SICUREZZA – farla fuori dal vaso

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di Danilo Coppe

Il fatto che in una determinata categoria professionale ci sia qualcuno che si comporta da fesso, non implica che tutta la categoria sia da considerare come un manipolo di fessi, ma certamente ci sono casi in cui i ruoli di comando possano portare a questa infelice conclusione.

Mi riferisco al Vescovo di Padova, monsignor Antonio Mattiazzo. So che può sembrare eccessivamente irriverente dare del fesso ad un monsignore ma, visto che è un Vescovo, che equivale più o meno ad un sottosegretario politico, o ad un colonnello comandante, dovrebbe stare molto più attento a quello che dice.

A volte le notizie riportate o la decontestualizzazione di una frase possono distorcerne il significato, per cui vale la pena di riportarle in modo completo:“Certo sono dispiaciuto che il giovane sia morto. Ma andiamoci piano con l’esaltazione retorica. Non sono eroi di pace, quella è una guerra. Non facciamone degli eroi. Quelle non sono missioni di pace. Vanno lì con le armi, dunque il significato è un altro. Magari poi si scopre che un soldato italiano è morto per una mina fabbricata in Italia“.

Adesso che l’ho scritta penso, ancor più di prima, che sia stata un frase particolarmente infelice.

Premesso che uno ha l’opinione che vuole. Ma fin che la tiene per sé o ne parla solo con i compagni del tavolo da briscola può andarmi bene. Quando la frase viene detta ai giornalisti, da una posizione sociale di rilievo, è evidente che ne possa nascere una polemica nazionale. Infelice innanzitutto è la scelta di tempo. A salma ancora “calda” era da evitare di arrecare un ulteriore dolore a genitori straziati. Non voglio nemmeno pensare a cosa si provi a dover seppellire un figlio morto a nemmeno un quarto della vita. Quindi prima fesseria la scelta di tempo del monsignore.

In secondo luogo nel suo discorso ravviso almeno altre quattro corbellerie.

Prima corbelleria: definire “esaltazione retorica” i toni espressi nelle celebrazioni funerarie dei caduti in guerra. Il Monsignore non contribuisce certo ad aumentare la stima verso la chiesa cattolica da parte del milione e rotti di Italiani che indossano una divisa. E’ forse retorica il motto dei Vigili del Fuoco che recita “giù tu, giù noi”?. E’ retorica pensare che se un criminale uccide un poliziotto, i colleghi centuplicheranno gli sforzi per beccarlo? E’ retorica quando gli Incursori si dicono “fratelli per sempre”? No, Monsignore, non è retorica, ma la molla che ti fa andare avanti. Sono gli ideali che ti fanno sopportare gli stipendi inadeguati, i turni massacranti, i superiori inadatti al comando, la scarsa considerazione dello Stato. Il quale spesso si ricorda dei nostri connazionali in divisa proprio solo durante le loro esequie. Perché rovinare anche quel poco che lo Stato fa in loro favore?

Seconda corbelleria: chi usa le armi è comunque esecrabile. Scusi Monsignore, ma la scorta papale usa mazzi di fiori per difendere il pontefice? Le alabarde delle Guardie Svizzere sono forse in gomma? E non insisto oltre per non ricordare che alle Crociate il motto con cui si incentivava la lotta agli Islamici era “Dio lo vuole”. E per stare nella storia più recente, lo sa quante campagne di guerra ha condotto lo Stato Pontificio fino al 1870? Se lo Stato Vaticano è la potenza che è, ciò è dovuto, anche, ad almeno 1800 anni di abbinamento fra bibbia e bastone. Nessuno nega i tanti meriti che i preti veri hanno svolto e svolgono, ma molte chiese sono state difese da sempre anche con le armi.

Terza Corbelleria. I soldati di oggi che muoiono per le mine fatte in Italia. Se si riferisce alle mine antiuomo, ricordo al Monsignore che l’Italia ha aderito al protocollo di Ottawa quasi 15 anni orsono. Detto evento ha sancito la messa al bando delle mine antiuomo proprio anche per l’Italia che, precedentemente, era leader mondiale del settore. Il grave danno economico è passato in secondo piano e nessuno da noi si è sognato di protestare. Qualche imprenditore italiano si è trasferito in India, che non ha aderito al Protocollo di Ottawa, e continua a produrre mine antiuomo. Ma è una scelta individuale e non “italiana”. Oppure, per colpa di un cinico imprenditore, gli Italiani sono tutti mercanti di morte? In questo caso è davvero il caso di non generalizzare.

Quarta corbelleria: non è una missione di pace. Il Monsignore dimentica che l’intervento in Afghanistan è stato deciso in seguito all’evidente coinvolgimento di tale Stato nell’attacco terroristico più vigliacco della storia umana. La Campagna militare Afghana è nata sotto l’egida dell’ONU. In quella nazione i fondamentalisti islamici fomentano il fanatismo religioso, benedicono la violenza fisica dei mariti verso le mogli, incoraggiano l’ignoranza delle donne privandole del diritto all’istruzione e santificano la guerra in ogni dove contro i cultori di religione diversa. L’apoteosi delle ere più buie, che abbiamo vissuto in Occidente fino a quattrocento anni fa.

Le epoche della Santa Inquisizione, della schiavitù, della dilagante superstizione dei popoli, della cultura in mano a pochi e perlopiù appannaggio della Chiesa cattolica, della assoluta mancanza di rispetto per la vita umana. Tanti mali legati anche al fanatismo religioso. Simile a quello talebano. Quello che i nostri militari combattono. Ci pensi, Monsignore.

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