Published On: Mer, Mar 2nd, 2011

EDITORIALE – A Colorno webcam al Consiglio Comunale. E perché a Parma no?

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di Marcello Frigeri

C’è una grande differenza tra il Comune di Colorno e quello di Parma. Il primo
preferisce i cittadini attivi e intraprendenti, il secondo passivi e rassegnati. I civici dell’amministrazione colornese, infatti, hanno presentato una mozione con la quale propongono le dirette del Consiglio Comunale sul web. Anziché tentennare, o posticipare
la domanda presentata dal movimento
civico Impegnati-Uniti per Colorno,   l’amministrazione ha ben accolto la richiesta. Manca denaro, dicono, ma considerano primaria la ricerca di quei fondi che permetteranno al cittadino “trasparenza e rapporto con l’amministrazione”. Ecco: mentre a Colorno i cittadini potranno giudicare i propri eletti sulla base di quello che delibereranno ai consigli comunali, e stando comodamente a casa, a Parma questa ipotesi non è stata presa in considerazione. Fu l’Idv, al tempo, a chiedere le dirette streaming dei consigli attraverso una petizione, ma oggi nessuno ne parla più. È un paradosso la vita a Parma: telecamere ovunque che filmano il traffico, i movimenti loschi di figure indistinte nei parchetti e nelle stradette del centro, registrando ogni singolo attimo della quotidianità ducale, ovviamente per salvaguardare la “sicurezza dei cittadini”. Ma nessuno le vuole dove è maggiore l’utilità. Dove, cioè, è necessario un controllo della cosa pubblica: ai consigli comunali. Stuart Mill, con il suo saggio “Sulla libertà”, aveva capito tutto già 200 anni fa: un governo autenticamente democratico preferisce cittadini attivi, desiderosi di migliorare la condizione propria e quella degli altri; il governo di pochi, invece, preferisce i cittadini passivi, abituati alla rassegnazione. I mali di uno Stato (ma anche di una città), infatti, iniziano proprio quando il governo di quello Stato o di quella città, invece di fare appello all’iniziativa dei cittadini, si sostituisce sistematicamente ad essi. La libera partecipazione alla vita della città è una esperienza arricchente: i cittadini che partecipano al governo degli affari comuni sono infatti costretti ad andare al di là dei loro interessi particolari e a preoccuparsi dell’interesse generale e del bene pubblico. Piazza Garibaldi vuole forse sostenere che come partecipazione attiva sia sufficiente un’iniziativa come il Bilancio Partecipativo?

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