di Maria Teresa Improta

Il Governo si schiera a fianco delle banche, a discapito dei cittadini. Con l’approvazione del maxiemendamento al decreto Milleproroghe si cancellano con un colpo d’ascia le speranze di numerose famiglie ed aziende coinvolte in contenziosi bancari. Nelle intenzioni del Governo azienda e famiglia sarebbero le priorità di questo decreto definito da Antonio Borghesi dell’Italia dei Valori “una porcata scandalosa, nel merito e nel metodo”, ma impresa e cittadino che contavano di far valere i propri diritti nei confronti dei colossi bancari invece pare verranno lanciati nel baratro del fallimento proprio da un piccolo comma di questo provvedimento. L’articolo 2 quinquies comma 9 inserito frettolosamente nel decreto dal senatore Antonio Azzolini intende regalare alle banche la prescrizione del reato di anatocismo. Gli interessi sugli interessi pagati indebitamente dai correntisti su ogni prestito ottenuto prima del 2001, non saranno più restituiti agli utenti. L’obiettivo, spiega l’avvocato Armando Miele amministratore del Cesynt, società di consulenza bancaria leader in Italia, “è di impedire che da oggi in poi si possa richiedere la restituzione delle somme illegittimamente pretese dalle banche. Il tutto avviene a firma del fratello di Niccolò Azzolini, ex consigliere d’amministrazione dell’Antonveneta: un collegamento diretto con il sistema bancario molto evidente”. Un’iniziativa che in effetti sembrerebbe estremamente favorevole alle banche alle quali consentirà di risparmiare un bel po’ di euro, non essendo più costrette alla restituzione delle somme illegittimamente percepite. Questo in teoria. In pratica, la realtà potrebbe rivelarsi diversa da quella prevista dal Governo. Come spiega l’avvocato Antonio Tanza, vicepresidente di Adusbef, l’associazione che si occupa della difesa dei consumatori ed utenti bancari “questo comma, che possiamo definire il salva banche Berlusconi, fortunatamente è scritto in maniera pessima. È una norma redatta da persone prive di nozioni in materia di diritto bancario, da politici consigliati da qualcuno vicino al mondo bancario, che hanno creato un mostro. Questo mostro va ad istituire la prescrizione di una norma imprescrittibile, quindi sarà difficilmente applicabile dai giudici”. In sostanza il Milleproroghe modifica l’interpretazione di una norma del codice civile: la prescrizione che avveniva dopo dieci anni dalla chiusura del conto adesso sarà calcolata a partire dal primo movimento in cui sono stati richiesti dalla banca interessi anatocistici. Il presidente del Forum Anti Usura Bancaria, l’onorevole Domenico Scilipoti che ha seguito dalla Camera dei deputati le discussioni in merito al Milleproroghe è indignato: “Il Parlamento deve tutelare i cittadini e non le banche. Non può infischiarsene del codice civile approvando una norma interpretativa che di fatto lo modifica in danno degli utenti. È un fatto gravissimo e, nel caso in cui non troverò riscontri, – minaccia l’onorevole – presenterò una questione di pregiudiziale di incostituzionalità della norma perché va contro il principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge”. Il tutto avviene a circa tre mesi di distanza dalla sentenza della Cassazione a Sezioni Unite che confermava la decisione di far cadere dopo dieci anni dalla chiusura del conto la pretesa dei correntisti di ricevere le somme indebitamente pagate agli istituti di credito. “Una sentenza – afferma l’avvocato Miele – che in quanto emessa dalla Cassazione a Sezione Unite ha una valenza di poco inferiore a una legge e che viene sconfessata da una prova di forza del Governo. Questo comporta che mentre prima un correntista poteva iniziare una causa nei confronti della banca dopo dieci anni dalla chiusura del conto corrente e far ripercorrere  tutto il conto, adesso non potrà più partire dall’inizio per calcolare gli interessi pagati, ma dai dieci anni addietro. Così per tutte le cause già avviate il termine diminuisce in maniera drastica, per le eventuali cause che sarebbero potute iniziare non c’è più termine perché siamo nel 2011 e quindi i dieci anni decorrono a partire dal 2001 e nel 2001 la normativa sull’anatocismo era già cambiata. Di fatto così tutto il contenzioso bancario viene estinto e viene meno la certezza del diritto che è un elemento fondamentale della democrazia e della Costituzione”. Antonio Tanza fu l’avvocato che vinse la causa che arrivò alle Sezioni Unite, ha quindi una panoramica più ampia delle conseguenze che ‘il quinquies comma 9’ potrebbe avere nell’universo dei conti correnti italiani. Conseguenze inimmaginabili. “È una norma kamikaze, – spiega l’avvocato Tanza – totalmente terroristica. Si prescrivono tutte le annotazioni in conto superati i dieci anni. Così come è scritta quindi si cancellano debiti e crediti decorsi dieci anni. Questa norma però vale per tutti non solo per i clienti delle banche, ma anche per le banche stesse. Queste credo fallirebbero se il Milleproroghe venisse applicato per come è stato formulato in quanto nasce il dubbio che tutti gli accrediti e gli addebiti si cancellino, con la disperazione dei correntisti che hanno un deposito bancario e delle banche che prestano denaro. La norma crea questo. Non crea invece la chiusura delle cause sull’anatocismo perché l’anatocismo è una norma nulla quindi imprescrittibile. Quello che si prescrive è il diritto a riavere i propri soldi”. Da Parma nel frattempo si è già alzata la voce di Federcontribuenti, la coordinatrice sul territorio Wally Bonvicini infatti fa notare che “il governo D’Alema ed il governo Amato, con salva banche impeccabili hanno regalato miliardi alle banche, sottraendoli ai cittadini, il governo Berlusconi ci ha provato, ma non ha raggiunto l’obiettivo. Viene spontaneo affermare ‘fortunatamente’ perché  da nord a sud erano milioni i cittadini disposti a scendere in piazza per contestare il decreto e quando milioni di persone protestano si corre il rischio che la protesta stessa pur pacifica in origine, sfugga dal controllo”.

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