di Maria Teresa improta

DOMANDE
1.È previsto l’arrivo di nuovi migranti in città. Quanti saranno? È stato stilato un potenziale pronostico? 2.Esistono già strutture atte a garantire una giusta accoglienza? 3.L’amministrazione che strumenti sta attivando per ospitare i nuovi rifugiati politici? 4.La città di Parma, potenzialmente, è in grado di accogliere nuovi cittadini? 5.Sarà un valore aggiunto o una problematica da risolvere? 6.A Parma quali sono le criticità maggiori legate all’immigra-zione?

RISPOSTE (Lasagna)

1 I Comuni non dispongono delle necessarie informazioni per stimare l’entità di un processo migratorio tra nazioni. La competenza per la gestione di queste crisi è governativa, e raggiunge i territori attraverso le Prefetture. Ad oggi non ci sono state trasmesse stime. Il dato che abbiamo sotto gli occhi è quello relativo agli sbarchi che si susseguono, e al quadro che va delineandosi in Libia. Difficile immaginare che non ci siano contraccolpi anche qui.

2 Si presentano due possibili scenari: uno di minima e uno di massima. Semplifico: a comuni come il nostro potrebbero pervenire richieste relative a una, due decine di profughi. Oppure le richieste potrebbero salire di numero. Nel primo caso noi siamo pronti: la soluzione è nel potenziamento del sistema dell’accoglienza, utilizzando strutture e risorse normalmente impegnate per i rifugiati e i richiedenti asilo. Ma se lo scenario dovesse essere l’altro, se cioè i numeri dovessero essere ingenti, non potranno certo essere i singoli comuni a fronteggiare l’emergenza. A quel punto dovranno entrare in scena la Protezione Civile e gli organismi transnazionali.

3 Come dicevo, noi possiamo potenziare la rete dei servizi esistenti. Possiamo razionalizzare l’utilizzo delle nostre strutture (ad esempio quella del Cornocchio), prolungarne l’apertura. Ma non abbiamo la forza per gestire emergenze internazionali, non è questo il nostro compito. Né possiamo sostituire i governi nazionali e la Ue. Il problema comunque non si risolve nell’accoglienza in emergenza di breve periodo, ma va contestualizzato in una dimensione di seconda accoglienza che preveda una reale pos-sibilità di integrazione dei richiedenti asilo.

4 Nella misura che dicevo, faremo la nostra parte. Come sempre. Ma esigiamo che ciascuno faccia la propria.
5 Vorrei evitare inutili demagogie. La tragedia che sta colpendo il Nordafrica non è valore aggiunto: è una catastrofe umanitaria, e come tale dovrà essere gestita. Senza fingere che si tratti di un fenomeno migratorio come altri.

6 Parma è una città accogliente, in cui la grande maggioranza dei migranti è positivamente integrata. Ma i flussi migratori, contrariamente a quanto sostiene qualcuno, non sono pranzi di gala: generano tensioni, sofferenze, incomprensioni.
È sempre stato così. A Parma come in tutto il Paese occorre uscire dall’approccio emergenziale ai temi dell’immigrazione. La domanda che proviene dai migranti, oggi, riguarda sempre più servizi avanzati: istruzione, formazione, cultura, tempo libero, associazionismo. È una domanda di cittadinanza. Parma deve scommettere su questo salto di fase, e sono certo che ce la farà. È nella nostra storia essere città del mondo.

RISPOSTE (Samuele – Rifondazione – )

1 In Maghreb ed in Mashreq è in atto una vera e propria rivoluzione. Quale sarà il quadro politico alla fine, è difficile prevederlo; di conseguenza, risulta impossibile calcolare con esattezza eventuali flussi migratori, a meno di volerli utilizzare, come ha fatto Maroni in questi giorni, per evidenti finalità propagandistiche.

2 Parma è una città con una solida tradizione di accoglienza, frutto del mutualismo operaio del primo novecento; ciononostante, le pulsioni razziste e xenofobe stanno prendendo piede nella nostra città, alimentate da un certo modo di far politica, che privilegia l’uso della “paura del diverso” per sviare l’opinione pubblica dai reali problemi del Comune: penso non solo alla Lega, ma anche ai neofascisti di Casa Pound ed a settori della stessa maggioranza in Comune. Di certo, a Parma non esiste un sistema in grado di accogliere centinaia o forse migliaia di disperati, che fuggono dai propri paesi in cerca di libertà cadendo dalla padella nella brace.

3 Partendo dalla constatazione che il sistema di welfare parmigiano è più avanzato rispetto a tante altre realtà, è possibile affermare che, fatte le dovute proporzioni, le politiche di accoglienza ed integrazione dell’ammini-strazione comunale sono del tutto insufficienti. Non è con i militari o i vigili nei ghetti di via Trento o di via Saffi che si risolvono i problemi, e neppure consentendo che gli speculatori immobiliari lucrino sulle spalle di quelli che possiamo definire nuovi schiavi; ben altro andrebbe fatto, e sarà nostra cura presentare a breve un piano di welfare che ribalti la concezione seguita da Vignali e Lasagna e che ponga fra le priorità la reale integrazione tra italiani ed immigrati.

4-5 Storicamente l’incontro fra diverse culture ha prodotto risultati fecondi: il nostro Paese, da sempre terra d’incontro di popoli diversi, non sarebbe così ricca di tesori d’arte, non avrebbe un popolo così fervido, se si fosse chiuso, nel passato, in se stesso. Anche stavolta è necessario aprirsi, andare incontro all’’altro’: i frutti non potranno che essere rigogliosi.

6 Quelle che Lei definisce criticità, sono il frutto delle scelte sbagliate di questa amministrazione, oltre che delle scelte del governo. La Turco-Napolitano prima, la Bossi-Fini poi, hanno prodotto un sistema di sfruttamento dell’immigrato a tutti i livelli: lavorativo, abitativo, sociale. Dall’altro lato, il consentire che nascessero quartieri-ghetto e scuole-ghetto, invece di facilitare l’integrazione, l’ostacolano. Aggiungiamo il tam tam sulla ‘sicurezza’ che ha prodotto, ad esempio, il caso Bonsu. Ben altro ci si aspetterebbe da chi dichiara di avere a cuore gli interessi dei cittadini, visto che, italiani e migranti, a Parma siamo tutti cittadini.

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