Published On: Mer, Mar 9th, 2011

SICUREZZA – I crimini del Governo

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di Danilo Coppe

L’associazione artigiana di Mestre, la Cgia, ha stabilito che le imprese italiane devono dare al fisco oltre il 68% del loro guadagno, sommando tutti gli adempimenti fiscali a cui sono soggette. Libero Mercato ha calcolato a quanti mesi lavorativi corrispondono. In totale ne viene un quadro desolante, riassunto nella tabella qui riportata.
Da imprenditore non scopro niente di nuovo. Da scrivano trovo giusto farne divulgazione ai giovani che vogliono intraprendere attività imprenditoriali o sono alla ricerca di un lavoro. Data l’attività che svolgo, che è supercontrollata, non posso certo fare del “nero”, quindi è da anni che la mia azienda fatica a fare utili. Le cose sono peggiorate ovviamente con l’avvento dell’euro e dell’attuale recessione mondiale, poiché sono aumentate tutte le spese e la concorrenza si è fatta agguerrita, (spesso “misteriosamente” anche imbattibile, arrivando a praticare nelle gare pubbliche fino all’82% di ribasso sulla base d’asta).
Fatto sta che viene la tentazione sempre più frequente di chiudere i battenti dell’impresa e mandare a quel paese il nostro fisco ladro. Il fatto che sia ladro non è una constatazione mia. Quante volte, ad esempio, dobbiamo pagare l’iva su fatture già gravate di imposte come Inps, Inail, Irpef, Siae, Onu, Unesco, ecc? Quindi paghiamo le tasse sulle tasse. Ma non solo. Il nostro fisco è particolarmente severo e puntuale nel riscuotere le tasse, ma provate voi a chiedere un rimborso per eccesso di pagamento. E gli anticipi dell’Irpef? Vanno pagati sulla presunzione che tu faccia almeno il fatturato dell’anno prima. Se hai un anno di crisi diventi pure “cornuto e mazziato”, poiché il fisco per un anno se ne fotte della tua debacle.
Il confrontare i dati con gli altri Paesi rende più evidente la natura di esosità criminale del nostro fisco. Qualche nazione del Nord Europa ha pressioni fiscali percentualmente similari, ma i servizi restituiti ai cittadini sono 10 volte maggiori che da noi.
Da imprenditore sono deluso di questo Berlusconi-quater. Andò meglio all’epoca del secondo mandato del premier che basò molto del rilancio economico sulla cosiddetta Legge Tremonti che, se non altro, incentivava gli investimenti come fonte di detrazione fiscale reale. Certo, come sempre, qualcuno ne approfittò per operazioni poco pulite, ma fu comunque una boccata di ossigeno per tutti i titolari di partita iva. In questi anni, a fronte di una crisi economica che sta togliendo ogni risorsa alle imprese, questo governo non ha ancora saputo dare nessun incentivo efficace.
Eppure è chiaro anche ai sassi che sono le piccole e medie industrie che sorreggono il nostro Paese. Non certo i grandi gruppi che possono contare sulle nostre “coraggiosissime” banche e sul sostegno del Governo attraverso, ad esempio, la Cassa integrazione. Assumere poi dei dipendenti equivale ad un suicidio per molte imprese. Il carico fiscale, dovendo mantenere certi carrozzoni come Inps ed Inail, con tutti i loro superstipendiati managers, fa si che si spenda più in tasse che in salari. Anche ai dipendenti non va meglio. L’altro mese ho dovuto “assumermi” da una delle mia attività imprenditoriali per poter usufruire di certificazioni diversamente precluse. Risultato: non ho ancora maturato il primo stipendio e già mi sono visto recapitare una richiesta di pagamento da parte dell’Imail. Quindi questa Inail, vampira, vuole soldi dal datore di lavoro, ma anche dal dipendente. Roba da dover ricorrere subito degli antiemetici. I nostri grandi economisti politici hanno poi inventato il Durc, una forma di ricatto. Se tardi a pagare anche un solo giorno una delle tante gabelle cui è sottoposto l’imprenditore, ecco che non puoi partecipare ai lavori pubblici. Tanti imprenditori sono costretti ad indebitarsi per pagare le tasse. Cosa vuol dire? Che sono tutti come le cicale che hanno un tenore di vita eccessivo che gli fa spendere tutto il guadagnato? O è piuttosto il fatto che con l’aumento dei prezzi, per mantenere la famiglia e un tenore decoroso, dare il 70% allo Stato è insostenibile? Facile la risposta. Nessun piano di emergenza per fronteggiare la Recessione, con sostegni effettivi alle piccole e medie imprese. E la cosa migliore sarebbe stata senza dubbio una riduzione della pressione fiscale, proclamata in campagna elettorale. C’è ancora tempo prima della fine della legislatura, ma i segnali che si vedono sono assai poco incoraggianti. Certamente parte delle risorse mentali del governo sono impegnate a fronteggiare gli attacchi della magistratura, molto dedicata, in questo periodo alle sottane che orbitano intorno alla classe politica. Ma se si aspetta ancora un po’ la riduzione delle tasse servirà alle poche imprese superstiti.
Quindi, per ora, questo Governo sta disattendendo le aspettative del suo elettorato. Così come sta perdendo fiducia anche nel suo bacino di voti tradizionale, ossia quello delle Forze Armate, che si sono viste trattate allo stesso modo degli altri, nonostante siano decenni ormai che subiscono drastici tagli alla spesa. I tagli sono conseguenti alla crisi. La crisi porta povertà.
La povertà porta disperati. I disperati commettono crimini. Per contrastare i crimini va potenziato l’apparato di sicurezza, tra cui le forze armate. Invece di aumentare la spesa si taglia ulteriormente la quota riservata alle forze di polizia. Quindi andrà sempre peggio. Discorsi di economia spicciola? Forse. Ma è da anni che si sopravvalutano sedicenti grandi geni della finanza, spacciando per perle di saggezza e di lungimiranza i loro discorsi sempre e soltanto, per chi non se n’è accorto, all’insegna dell’ovvio.

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