di Danilo Coppe

Ho scritto qualche settimana fa, all’inizio della crisi libica, un pezzo dal titolo “Anschluss Libica”, nel quale teorizzavo sulla possibilità per l’Italia, attraverso un colpo di mano militar-diplomatico, di organizzare un referendum in Libia chiedendo agli abitanti locali se avrebbero gradito diventare Italiani in massa. Sull’onda della rivolta è probabile che ce la saremmo giocata con buone possibilità di successo. I vantaggi sarebbero stati innumerevoli per tutti, a partire dalla fine dell’emigrazione di massa verso Lampedusa. Ovviamente fantasticavo, poiché, come ho scritto, non disponiamo di politici di spessore tale da intraprendere quella o altre iniziative a nostro vantaggio. Con la mente limitata, si pensa che il mondo sia ormai un gigantesco “status quo”, nel quale i cambiamenti fra le nazioni siano impossibili. Eppure pensate ai soldi che ogni 5-10 anni fanno coloro che stampano carte geografiche. Nemmeno vent’anni fa, la Cecoslovacchia e la Jugoslavia erano Stati consolidati. La Germania era divisa in due. Sempre nel passato recente, una Guyana era Olandese, mentre oggi è il Suriname indipendente. C’era una volta la Persia, oggi Iran. Il Congo Belga, poi Zaire ed oggi Repubblica popolare del Congo. E si potrebbe continuare. Quindi, perché porre limiti alla geografia? L’importante è evitare i soprusi e la violenza. Come invece stanno facendo Francia, Inghilterra e Stati Uniti in questi giorni in Libia. D’accordo, non si poteva ignorare la feroce rappresaglia di Gheddafi verso gli insorti. Ma sarebbe stato molto meglio appoggiare subito i ribelli. Come potrà, il mondo arabo, interpretare oggi gli attacchi di una parte della NATO? Facile prevedere che monterà l’odio e, con la solita scusa della religione, la Libia diventerà l’ennesima polveriera pregna di fanatismo islamico. Tra l’altro i Francesi fanno i gay con il nostro deretano, poiché l’Italia è per loro un ottimo filtro contro l’immigrazione incontrollata. E poi, perché questa improvvisa scelta di rovesciare un tiranno come Gheddafi, mentre decine di suoi colleghi hanno fatto e fanno i loro comodi in giro per il mondo? Dov’erano i Mirage francesi quando Saddam Hussein gassava i Curdi? Dov’era quella parte della NATO, tanto prodiga di giustizia, mentre Pol Pot stratificava milioni di morti in Cambogia? E vogliamo parlare del Tibet? Perché questo intervento atto a piegare la schiena a Gheddafi, mentre negli stessi giorni, ad esempio in Bahrain, in Sudan e nello Yemen, proseguono i massacri dei dissidenti? Il giorno in cui certe Nazioni si schiereranno dalla parte dei deboli e degli oppressi solo per spirito umanitario penso che mi farò prete. Non sarà che di mezzo c’è sempre lo stramaledetto oro nero? Io non sono un complottista di natura, ma che il petrolio libico faccia gola a tanti non sarebbe certo una sorpresa. Siamo in un momento di recessione mondiale che sta facendo boccheggiare mezzo mondo. Cosa succede in questi periodi storici? Che si cercano sbocchi che diano respiro economico alle nazioni. La guerra è sicuramente un gran business per chi produce armi. Ho scritto nello scorso articolo che un dopo Gheddafi potrebbe facilmente voler dire l’insorgere di un nuovo stato talebano. Siamo sicuri che quel pazzo del Rais fosse il male minore? Quando, caduto il tiranno, i Francesi avanzeranno le pretese delle spese di guerra, che fine farà il 40% di petrolio da cui l’Italia dipendeva e dipende? Ce lo rivenderà la Francia? Aumenteranno i distributori della Elf? (Egalitè, Libertè, Fraternitè?) USA, Francia ed Inghilterra, di cui ho sempre ammirato il decisionismo, anche impopolare, sono Stati che sono abituati a sedersi al tavolo dei vincitori e giocarsi le carte migliori. Al momento, mentre scrivo, l’Italia è un’utile idiota che fornisce le basi aeree per il decollo degli aerei altrui. Si parla dell’ingaggio anche di qualche nostro aereo. Ormai il destino di Gheddafi è segnato. Spero che l’Italia muova qualche pedina ora, altrimenti dovremmo elemosinare le briciole ai cugini d’Oltralpe. I quali, dopo il recupero dei “suoi” costi di guerra, si ritroveranno a dover lasciare nella mani, stavolta di tutta la NATO, l’insorgere di una infinita guerriglia filo-araba.
Giova ricordare che ai tempi della colonizzazione della Libia da parte italiana, fu il tanto mitizzato Giolitti che ordinò l’invio delle truppe. Fece partire navi da guerra con le provviste per un giorno. Il pretesto principale era che i Turchi soggiogavano i territori libici. Invece dopo la dichiarazione di pace resa dai Turchi, dopo un anno di dura guerra in cui si annota anche il massacro del nostro 11° Reggimento Bersaglieri, iniziò il lento ma inesorabile organizzarsi della guerriglia araba, fomentata dall’odio religioso. Dal 1912 al 1932 (!) l’Italia dovrà convivere con una lotta intestina fino al “mixaggio” con i successivi venti della Seconda Guerra Mondiale, cui seguirà la perdita definitiva di tutte le nostre Colonie.
Come Italiano sono preoccupato che al di là del nostro Mediterraneo si incrementi l’odio religioso e politico verso l’Occidente. Ventimila coloni furono “spediti” in Libia dall’Italia negli anni ‘30. Trasformarono una gran parte del deserto in ricche colture. Costruirono strade, porti, ferrovie, scuole. Abbiamo lasciato un buon ricordo come colonizzatori. Abbiamo vissuto di rendita con l’Africa settentrionale fino a questi anni. Oggi rischiamo di essere inseriti nel mazzo degli odiati Occidentali che interferiscono sulle scelte locali. Lampedusa è invasa dai  clandestini. Perché non creiamo un cordone di incrociatori per deviare i barconi verso la Turchia, che protesta contro l’intervento militare in Libia? Forse perché siamo troppo occupati da vicende di bunga bunga e da beghe di partito di basso livello. Geniale.

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