Published On: Lun, Apr 18th, 2011

ATTUALITA’ – Ecco perché stanno uccidendo la nostra libertà

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di Marcello Frigeri

Ciò che meglio dipinge la sacca di letame in cui è sprofondata la democrazia italiana non è tanto il processo per concussione intentato dalla Procura di Milano al premier, presunto puttaniere. Quello, semmai, proverebbe l’innata predisposizione di Berlusconi ad usare il suo potere in circostanze che nemmeno lo ammettono. Il degrado putrescente in cui, giorno dopo giorno, avvizzisce e muore la democrazia in Italia è meglio chiarito dalle parole del premier quando parla al telefono con il Consigliere regionale lombardo Minetti a proposito di Ruby Rubacuori, in epoca in cui non si era interessata la stampa (e la Procura indagava). Queste la frase incriminata del premier: “Come sta la mia consigliera bravissima? Mi parlano tutti così bene di te, amore. Tutti quelli della Lega, i nostri (…). Così poi quando ci sono le elezioni vieni in Parlamento”. Se è pacifico che la democrazia è il governo del popolo sul popolo, possiamo ragionevolmente ritenere che noi cittadini siamo in parte governati e in parte governanti.  È altrettanto indubbio sostenere che il popolo, e non l’individuo, è governante il giorno delle elezioni che, nel loro complesso, esprimono le preferenze dell’opinione pubblica. Significa che la democrazia elettorale, o politicamente rappresentativa, non decide le questioni, ma decide chi deciderà le questioni. Come spiega infatti Sartori “la patata bollente passa così dall’elettorato agli eletti, dal popolo ai suoi rappresentanti”. Orbene: se la competizione elettorale seleziona la leadership competente, ed è ovviamente l’unico mezzo con il quale il cittadino fa valere i suoi diritti di governante, è altrettanto vero che se Berlusconi fa del Parlamento un recinto di caproni yesman scelti non dal basso (il popolo) ma direttamente dall’alto come nostri rappresentanti, “quando ci sono le elezioni vieni in Parlamento”, di fatto cancella l’unico diritto rimasto ai cittadini. Della democrazia rappresentativa, in questo caso, non rimane soltanto che il nome, e da governanti-governati passiamo al ruolo di sudditi-governati. La democrazia conserverà soltanto il suo sistema verticale, che mentre nelle democrazie originarie corre dal basso verso l’alto, in quella italiana correrà dall’alto verso il basso. Il processo di inversione è così palese da risultare normale (che ci fa l’ex igienista dentale del premier, politcante de noantri, in un consiglio regionale? E che ci farà, un giorno, la stessa a Montecitorio a rappresentarci tutti?). Basterebbe infatti la telefonata di Berlusconi a Nicole Minetti per far scattare una rivolta alla tunisina o alla Mani Pulite: nessun scontro armato, ne’ sangue o morti, qualche cazzotto ben dato e lancio di monetine.
Ma se è vero che le parole di Berlusconi sono un attentato al potere del popolo, non è vero che le leggi ad personam, come spesso si racconta, sono un attentato alla democrazia. Semmai lo sono alla libertà, sia individuale che collettiva.
Cicerone lo spiegava splendidamente duemila anni fa: “siamo servi delle leggi per poter essere liberi”; anche Locke ne era convinto: “dove non c’è legge non c’è libertà”; pure Rosseau affermava che “quando la legge è sottomessa agli uomini non restano che degli schiavi o dei padroni; la libertà segue sempre la sorte delle leggi, essa regna e perisce con queste”. Perché possiamo dire quindi che la libertà ha bisogno delle leggi? “Perché se governano le leggi non governano gli uomini, dunque non governa la libertà arbitraria, dispotica o stupida di un altro uomo”, scrive giustamente Sartori. Le leggi tutelano il cittadino perché si applicano indistintamente a tutti, anche a coloro che le scrivono. Proprio per quest’ultimo motivo scrivere leggi ad personam con il fine di aggirare la legge equivale ad evadere la libertà collettiva e individuale del cittadino, per tutelare una libertà propria che non è concessa ad alcun uomo in una società. Nessuno ormai sostiene che Berlusconi non abbia mai scritto leggi ad personam, oggi il mantra è che lo ha fatto per difendersi dalla giustizia. È mostruoso che lo si accetti e che, ancor di più, lo si ammetta. Berlusconi si dice un democratico ed un liberale, ma in realtà è un autocratico della democrazia. Accorgersi ora del suo letale atteggiamento è solo una presa di coscienza, ci vorranno infatti anni prima che la nostra democrazia reale torni ad essere il potere del popolo sul popolo.

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