di Marco Mirabile

“Un signore si reca all’ufficio brevetti. Ha davvero un prodotto inimitabile. Arriva allo sportello dove trova altri annoiati dipendenti, che lo sottovalutano, lo prendono in giro, perdono un po’ di tempo: “Qual è la sua invenzione? — Una mela — Si può brevettare una mela? — Ma questa è una mela speciale”, insiste il signore. “Speciale perché? — Perché sa di fica”. Un uomo dell’ufficio brevetti afferra la mela e la assaggia: “Ma sa di culo”. A questo punto l’inventore allunga il braccio, ruota la mano che impugna la mela ed esclama: “E giratela!”.
Se la Prima Repubblica era caratterizzata dall’ironia di Giulio Andreotti, la Seconda Repubblica è la comicità sboccata di Silvio Berlusconi. Come scrive Simone Barillari nel suo ultimo libro (Il Re che ride, Marsilio ed.) per trent’anni l’Italia si è vista riflessa nello specchio delle televisioni del Cavaliere e ha finito per diventare come lui la immaginava. La narrazione che il Premier ha fatto del paese è quella delle sue storielle: fintamente allegra, un po’ improvvisata, eternamente vecchia come lo è ogni barzelletta, e alla fine, Berlusconi ha fatto della storia d’Italia una sua storiella.
Le barzellette del Cavaliere non sono raccontate a caso, sono una precisa strategia di comunicazione: rilassano, rompono gli indugi e le diffidenze, e sono anche modi collaudati per dire senza aver detto, per dichiarare senza doversi assumere la responsabilità delle parole pronunciate. Per esempio, quando Berlusconi attraverso una barzelletta propone a Casini di passare nel centrodestra (ricordate l’appunto che fece sui suoi “impropri” capelli grigi), quindi scherzando, gli sta anche facendo un precisa proposta politica.
Stessa cosa nei confronti delle donne. Usa storielle per “tastare il terreno”. Quando racconta barzellette spinte alle donne presenti alle sue cene, è come se stesse monitorando attraverso le reazioni il loro livello di disponibilità: sono come esplicite proposte sessuali, sta dichiarando la sua voglia di sesso, e alla prima espressione contrariata può sempre commentare, ridendo, che si tratta solo di una battuta. Come scrive Barillari, le barzellette del nostro Premier sono la più completa descrizione della sua proteiforme personalità, non solo perché le inventa lui stesso, ma perché sono le uniche che riescono a contenerne tutte le vistose contraddizioni, prima fra tutte quella tra un enorme complesso di superiorità e un altrettanto ingombrante complesso di inferiorità (tacchi, cerone e tinta sono un segno del desiderio di essere qualcosa di diverso da quello che si è, comportamento non così lontano da quello che spinge alcuni uomini al travestimento).
Berlusconi sembra vivere la lenta e complicata realtà di tutti i giorni come un momento di noia e frustrazione, la realtà dei processi che ostacolano il suo magico mondo, i processi per corruzione giudiziaria (Mills), quello per frode fiscale (Mediaset diritti-tv), quello per appropriazione indebita e frode fiscale (Mediatrade), e quello per concussione e prostituzione minorile (Ruby). Le sue storielle descrivono la realtà svelta, semplificata ed erotica che lui immagina e desidera, la realtà che racconta a se stesso e che ripete agli altri, quella in cui potrà finalmente agire come cavolo vuole. È la stessa realtà che ha indicato in uno dei suoi ultimi comizi: “In 48 ore Lampedusa sarà abitata solo dai lampedusani!”.
Realtà condita di ingenue promesse, che incantano solo alcuni plaudenti creduloni: la moratoria fiscale, previdenziale e bancaria almeno per un anno finalizzata a trasformare l’isola in zona franca, la costruzione di un casinò e di un campo da golf, più colori al paesaggio (tipo Disneyland?), l’incarico a Rai e Mediaset di fare servizi in tv pro-isola, la candidatura di Lampedusa al Nobel per la Pace.
Realtà condita di clamorose palle: “La Tunisia ha confermato che non partiranno più persone”. La Tunisia due giorni dopo ha negato l’esistenza di accordi.
Realtà infarcita di battute fuori contesto: “Abbiamo comprato pescherecci affinché non vengano utilizzati per le traversate. Così quando sarò fuori dalla politica li userò io per mettere in piedi un’attività per il pesce fresco”.
E allora, quando il nostro Premier deciderà di darsi “all’ittica” potremo tornare ad affrontare le questioni in modo serio: l’isolamento dall’Europa, i diritti civili, il record di disoccupazione giovanile, l’università, la ricerca, la riforma fiscale, la riforma istituzionale, la legge elettorale, il debito pubblico; le guerre, l’immigrazione, le energie.

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