Published On: Ven, Apr 1st, 2011

ATTUALITA’ – Mafia al nord: Formigoni baipassa l’analisi critica

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di Michele Panariello

È un errore volgare confondere forma e sostanza: l’uno è l’effetto dell’altro. Basta poco per comprendere le parole di Vendola pronunciate all’indomani delle dichiarazioni di Pignatone “la ‘ndrangheta è riuscita a colonizzare ampie zone della Lombardia”. Vendola ha detto:”la Lombardia è la Regione più mafiosa d’Italia” e Formigoni reagisce malamente dandogli del drogato e del miserabile. Il taglio di questa diatriba a mezzo stampa è perfettamente in linea con la dialettica postmoderna tipica della politica italiana, dove il confronto, l’analisi, la mediazione intelligente hanno lasciato il posto al narcisismo cronico maligno, alla spocchia riottosa, all’urlo sguaiato da ultras serbo. Se l’epiteto “mafiosi!” va da nord a sud guai a dissentire. Se invece, viceversa, un meridionale avverte che la mafia si è infiltrata nel tessuto sociale del nord Italia danneggiando milioni di cittadini onesti scatta la requisitoria. Tabù. Non si può dire senza pagarne le conseguenze. La mafia è un fenomeno che può essere dato solo a sud. Idem con Roberto Saviano all’indomani della trasmissione Vieni via con me dopo aver dichiarato il segreto di Pulcinella, cioè che la mafia fa affari d’oro al nord interloquendo con le verginelle amministrazioni locali. Immediata la reazione di Maroni che a mezzo stampa gli ingiunge le scuse incondizionate. Passano solo pochi giorni e manco a farlo apposta i giornali pubblicano la notizia del commissariamento del comune di Desio. Il negazionismo è il fertilizzante più potente del sostrato mafioso e assieme all’inconsapevolezza, al populismo acritico, al perbenismo interessato, all’ipocrisia, all’egoismo civile espone i cittadini a maggior pericolo non proteggendoli affatto perché ne distrugge gli anticorpi. Paradossalmente sono i tanti Vendola invisibili che fanno i danni maggiori al tessuto canceroso della criminalità organizzata attraverso l’utilizzo spregiudicato della parola: denunciando e informando. L’affermazione che la mafia è nata al sud è ingenua, apre al pregiudizio e bypassa l’analisi critica. Sarebbe da chiedersi: quali sono le cause sociali, storiche, ontologiche che hanno portato, maggiormente nel sud Italia la formazione di clan? Quali gli elementi basilari. L’espressione utilizzata da Formigoni “La mafia e la ‘ndrangheta non nascono in Lombardia” presuppone la presunzione scientifica di colpevolezza per ogni napoletano, calabrese, siciliano, pugliese, lucano? Ecco dunque la necessità di abbassare i toni e di erudire il linguaggio. E poi, dopo, magari avere anche una buona dose di umiltà. E così Formigoni potrebbe ricordare Arzignano, Desio, il caso Food for oil, Pietrogino Pezzano il capo ‘ndrangheta che sarà pure nato a Reggio Calabria ma è stato impalmato in Lombardia e da Formigoni in pectore. Basta allora solo un po’ di grano salis e non confondere mai causa ed effetto. Essere meridionali è un incidente, essere mafiosi un accidente. La mediocrità sta in questa ritrosia ad accettare un fatto acclarato dalle procure di mezza Italia cioè che una pervasività mafiosa è in atto e in maniera molto potente al nord del nostro Belpaese. Che la Lombardia sia la regione più attaccata dalla mafia non è un argomento se si parte dal presupposto logico che stiamo parlando di un’astrazione, un ente sociale formato da milioni di cittadini. La mafia attacca la Lombardia nel senso che allaccia relazioni clientelari con le amministrazioni locali le quali da un lato tendono a negare e da un altro ostentano purezza verginale. L’espressione la mafia attacca è tipica di uno spin doctor che vuol far passar all’intransitivo le istituzioni di cui è titolare. Altro che eroine dei romanzi gotici: è più bello comandare che fottere si dice dalle mie parti. La verità è che la mafia non attacca nessuno, piuttosto accarezza, ammicca, seduce e distribuisce ricchezza. A questo punto, come cittadino mi chiedo a cosa serve continuare a scambiarsi accuse magari anche fondate? Ognuno impugna i carichi giudiziari dell’altro. Completamente privi d’idee e argomenti non ci è rimasto altro da fare che criticare sempre il metodo senza mai arrischiarsi nei meriti di ogni questione? Siamo sempre alle solite: le iniquità degli altri servono a giustificare e legittimare le proprie. I cittadini non hanno bisogno di questo pensiero mediocre. Prima o poi, la parabola di questa classe dirigente si esaurirà e forse sarà necessaria un’opera titanica per restaurare il senso della legalità e soprattutto il dialogo, quello coraggioso, del confronto, basato sul rispetto e sull’analisi critica; il dialogo di Platone, di Galileo,senza rumore di fondo,il presupposto ideale per quella laicità culturale che ha consegnato all’immortalità una delle stagioni più felici del pensiero italiano: il Rinascimento. È cittadini onesti che si nasce. Non mafiosi: quello si diventa egregio Governatore. Mi consenta.

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