di Marcello Frigeri

Quando in questi giorni la stampa si è dedicata alla seduta consiliare sugli inceneritori (il 23 marzo scorso) ha generalmente, e sbrigativamente, scritto che la Commissione non ha ben chiarito il problema sull’inquinamento di questi mostri tecnologici. “La partita dell’inceneritore finisce in parità” (Parmaoggi.it); “Commissione non risolve i dubbi” (Parma Repubblica) sono i titoli più letti. In realtà è avvenuto proprio il contrario. Tutti i relatori presenti (quattro scelti da Gestione Corretta Rifiuti e quattro, come controparte, dal Comune) hanno infatti chiarito la questione: l’inceneritore inquina e provoca tumori. I medici chiamati dal Gcr lo hanno esplicitato, i tecnici dell’Arpa, del progetto Moniter Emilia Romagna e dell’Istituto Superiore della Sanità (tutti chiamati dal Comune) in 5 ore di relazione non lo hanno mai smentito. È una verità  importante, questa, perché da oggi non si potrà più dire che gli inceneritori non inquinano. Il sindaco Vignali, assente alla riunione, il giorno successivo su Facebook si premurava di ricordare ai cittadini che  “la squadra della città è ad un bivio” e per questo “dobbiamo sostenerla tutti con forza” contro il Bari. Mentre si discuteva il futuro della città, lui pensava al calcio.
La riunione, ha ricordato il Presidente Pantano alle battute iniziali, non poteva essere registrata con telecamere; nessuna diretta televisiva; nessun commento dissenziente e nessuna domanda dal pubblico. Silenzio tombale senza però motivarlo. Il Presidente Pantano, e i capigruppo consiliari, forse non sanno che un governo autenticamente democratico preferisce cittadini attivi, desiderosi di migliorare la condizione propria e quella degli altri; il governo di chi pensa ai propri interessi, invece, preferisce i cittadini passivi e rassegnati, e anche ignoranti. Durante la riunione, poi, è apparso lampante il concetto di modello paranoico della modernità: l’inceneritore, infatti, non è che la sua metafora meglio riuscita. Oggi si racconta che il benessere e lo sviluppo sono direttamente proporzionali alla continua, frenetica, produzione di beni. Ma è proprio vero che si torna indietro “nella qualità della vita” se non si cede di un’unghia al ritmo frenetico del business e dell’industria, e dunque, in poche parole, non si resta al passo con i tempi? È la teoria Vignali, che poi è quella occidentale: non fermarsi mai, continuare a produrre, con ritmo nevrotico. E qui entra in campo l’inceneritore: mentre un tempo si consumava ciò che si produceva (e non c’era malcontento), oggi si produce troppo, dunque si è costretti a eliminare-bruciare ciò che si crea. Questo a costo di rovinare la nostra salute. Avvincente, infatti, sono state alcune teorie degli esperti pro-termo elencate durante la riunione consiliare. In sintesi si diceva: siccome l’Emilia Romagna  è una delle zone più inquinate nel mondo, non si può solo colpevolizzare gli inceneritori per tutti i tumori riscontrati. Che starebbe a significare: se non costruissimo nuovi inceneritori si continuerebbe comunque a morire di tumore. Secondo questa pur vera ipotesi allora tantovale  sommare altro inquinamento a quello già esistente, il danno ormai è compiuto. Altra incredibile tesi è che, sì è vero, gli inceneritori inquinano, ma se ci abituassimo a respirare più lentamente, e quindi inalando meno aria, o se stessimo meno all’aperto a respirare aria inquinata, ridurremmo il rischio di tumori. Dunque, in sostanza, dovremmo vivere un po’ meno la vita perché l’inceneritore ha necessità di “vivere” la sua.
Non c’è modello paranoico della modernità peggiore di questo: ad essere al centro dell’esistenza, con il “tutto” che gli ruota attorno, non è più l’uomo; al centro della vita c’è il tutto, anche l’inceneritore, e l’uomo gli ruota attorno. Il 23 marzo, alla riunione consiliare, si è riusciti a sostenere la difficile tesi che il termovalorizzatore ha più diritti della salute e della vita dell’uomo stesso. La cosa più grave, infatti, è che la sua costruzione è considerata necessaria. Per forza: finché si antepone il business, il fare denaro, alla vita dell’uomo (d’altra parte lo stesso Viero, direttore generale di Iren, considera l’Inceneritore non una utilità ma un business), allora la teoria paranoica del progresso a tutti i costi, con il suo bagaglio aggiuntivo di inquinamento, cementificazione, globalizzazione frenetica e produzione, avrà ragione di essere. Ma ancora nessuno ci ha spegato il senso di tutto questo. Un senso umano, intendo.

Lascia una Replica

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: