di Danilo Coppe

Abbastanza sovente capita che qualche personaggio famoso, reale o di finzione, venga “tirato per la giacca” all’interno di movimenti politici o quanto meno ideologici. Abbiamo avuto casi clamorosi in passato in cui alle false attribuzioni non sono seguiti i clamori di evidenti smentite da parte, ad esempio, degli eredi dei personaggi interessati. Ho scritto in passato, su queste pagine, una breve biografia di Alfred Nobel, mecenate dell’omonimo Premio che, a detta di molti, doveva servire a lavargli la coscienza per aver inventato un’arma di distruzione come la dinamite. Nell’occasione del mio articoletto del 14 luglio 2010, ho smentito storicamente questa falsa convinzione. Ho spiegato che il genio svedese ha fatto la grande donazione per due motivi: uno perché era profondamente generoso (e non aveva figli suoi), secondo per compiacere la donna di cui era innamorato. (Sempre per la serie “tir puse’ un pel de pota… che cent cavai chel trota”).
Un altro caso clamoroso che riguarda un personaggio di fantasia è stato l’accapparamento dell’icona Tex Willer, il personaggio dei fumetti inventato da Gianluigi Bonelli. Esponenti della Sinistra italiana hanno sbandierato per anni che il ranger del west era “uno di loro” perché, difendendo i pellerossa, mostrava interesse per le minoranze etniche, soprattutto quando, per proteggerli, si metteva contro i “cattivi” soldati blu. Beh, io vi assicuro che, leggendo Tex da quando avevo sei anni, ho trovato poco spirito da “assistente sociale” nelle azioni di Aquila della Notte. In realtà tutte le sue imprese eroiche sono caratterizzate da un decisionismo e da un giustizialismo che ha contemplato negli anni azioni che andavano dalla tortura (fiammiferi fra le dita dei piedi per far parlare il cattivo di turno), al pestaggio punitivo (per ripagare gli sgarbi fatti dal mandriano ubriaco alla dama occasionale); dalla giustizia sommaria (un paio di confetti di piombo al prepotente ranchero), alla lotta alla burocrazia di stampo “pseudo sovietico”(nel buttare all’aria i regolamenti e i verbali da redigere). Tutte le cose insomma attribuite “logicamente”alla destra più “fascista”. Restando nel mondo dei fumetti è esemplare anche quanto si è indebitamente millantato nei confronti di un’altra icona per tanti “illusi” dell’utopia sinistroide del passato. Si tratta di Hugo Pratt e della sua creatura/alter ego “Corto Maltese”. Il suo spirito ribelle, la sua fuga dalla borghesia, la sua propensione al “melting pot”, hanno identificato nell’Autore del celebre marinaio un esempio di spirito di sinistra. Mi è capitata per le mani invece, recentemente, una fotografia di Hugo Pratt con le braghe alla zuava e il fez. Non solo il nostro ha militato nei Marò della Decima Flottiglia Mas, (poi confluita con ardore alla RSI), ma si è anche distinto come milite della Polizia fascista. Tutti possono cambiare idea negli anni, per carità, ma si vede spesso, da destra e da sinistra, riesumare gli scheletri negli armadi di tanti personaggi in vista (l’appartenenza alla Decima Mas, per me, non sarebbe certo da considerare “scheletro” ma semmai una nota di merito). Tornando ai personaggi reali mi ispirano sensazioni di compatimento tanti sbarbatelli che indossano magliette o sventolano bandiere con su la faccia di Ernesto Guevara. Ignorano, questi giovani “ipnotizzati”, che il famoso guerrigliero ha benedetto e favorito l’instaurazione di una delle più longeve ed assolutiste dittature a cavallo di ben due secoli. Un personaggio che, da medico, ha gettato alle ortiche il famoso “giuramento di Ippocrate”, trasformandosi in uno spietato giustiziere per chi non la pensava come lui. Criticava il capitalismo ma divenne anche Presidente della Banca Nazionale di Cuba. Nel 1965 pronunciò una frase che i biografi poco “bipartisan” omettono spesso di citare : “I paesi socialisti hanno il dovere morale di liquidare la loro tacita complicità con i paesi sfruttatori del mondo occidentale”. Dettagli questi che non possono minimamente intaccare la fama del Che, come simbolo delle idee rivoluzionarie. Troppo forte il bisogno dei propri miti, anche se falsi. Recentemente, grazie al suo ultimo disco,  ho rivalutato l’opera musicale di Vasco Rossi. Pur avendolo sempre apprezzato musicalmente come rocker, non mi è mai garbata la sua prosa pregna di incitamenti alla vita dissoluta, all’insegna del sesso (forse), droga (e alcol certi) e rock’n roll. Non mi piace chi sottovaluta la profonda influenza che le “star” del mondo dello spettacolo hanno sui più giovani. Ricordo una vecchia intervista a Phil Collins, leader dei Genesis, dopo l’abbandono di Peter Gabriel che, dopo un periodo di merda, seguito alla separazione dalla moglie, con conseguenti disagi per i figli, aveva scritto una canzone dal testo tristissimo. Un giorno un suo fan gli scrisse una lettera in cui gli diceva: “Hai ragione tu, la vita fa schifo, meglio farla finita”. Collins restò molto impressionato da quella lettera e disse che avrebbe controllato meglio i testi delle sue future canzoni. Si rese maturamente conto che i giovani hanno bisogno di eroi e quando non li trovano vicini, se li confezionano su misura limitandosi alle superficiali conoscenze del mondo dei VIP. Abbiamo tante persone che anche se scoprissero oggi che il loro mito era, che so, un pedofilo, troverebbero il modo di giustificarlo dicendo che è stato il bambino a sedurlo. Quando si vuol credere in qualcosa…

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