di Danilo Coppe

Spero con questo pezzo di chiudere la trilogia di articoli ispirati dalla crisi libica, senza passare da ottuso xenofobo.
Annoto un fatto, che è passato in secondo piano, ma che avvalora quanto già detto sulla necessità di usare anche la forza pur di limitare gli sbarchi di emigranti. Mi riferisco ai tafferugli scoppiati a Lampedusa dopo che una fornitura di pasti è arrivata con due ore di ritardo. Alcune radio e televisioni hanno intervistato alcuni extracomunitari che si lamentavano, non solo del ritardo ma anche della mancanza di servizi igienici per potersi lavare e di vestiti puliti per cambiarsi.
Ora, provate a mettere insieme un gruppetto di amici, diciamo cinquanta. Poi entrate, senza avere prenotato,  in una pizzeria qualsiasi, anche di grandi dimensioni. Dopo di che ordinate cinquanta pizze e cinquanta cocacole. Credete di ottenere un servizio adeguato al consueto? Certamente no. Non avreste certe pretese. Vi rassegnereste subito di mangiare a rate, di fare lunghe attese, di bere magari qualche lattina di coca più calda. Non pretendereste, dopo che metà di voi è andata in bagno, di trovarlo pulito, con la tavolozza del cesso senza schizzi, con la carta da asciugare le mani ancora disponibile. Insomma vi fareste una ragione per avere avuto un servizio scadente a fronte di aver creato un piccola emergenza al locale, entrando in cinquanta senza prenotazione.
Anche più in piccolo: a quanti di voi è capitato di arrivare in orario di cena a casa di qualche amico e di accettare un suo invito all’ultimo istante, senza per questo pretendere di avere una cena a quattro portate? Insomma l’emergenza, piccola o grande che sia, comporta qualche disagio. E’ nella nostra cultura accettarlo. Ora provate a pensare di suonare un campanello qualsiasi in un condominio. Alla persona che vi apre raccontate una storia effettivamente pietosa e chiedete sostegno. Ammettete pure di trovare una persona caritatevole che vi fa entrare. Pretendereste forse di avere un pasto puntuale e disponibilità di doccia e vestiti puliti a comando? Risposta scontata ovviamente.
A Lampedusa, che è una piccola isola, cinquemila persone sono arrivate non invitate. Però hanno preteso e pretendono cibo puntuale, servizi igienici a disposizione e vestiti puliti. Non vi sembra che qualcosa stoni? Al di là di qualsiasi convenzione mondiale che comporti l’obbligo della solidarietà umana, per carità. Intendiamoci, io sono fiero della tradizionale ospitalità italiana e rispetto la Legge del mare che impone di soccorrere chi è in pericolo di vita.
Qui non si mette in discussione l’assistenza umanitaria. Qui si pretende che la stessa risponda a dei canoni di aspettativa paradossali. E’ solo una questione di distanze per cui vengono tutti da noi? Come mai gli esodi non si spostano attraverso il Marocco fino allo stretto di Gibilterra per poi andare agevolmente in Spagna? Oppure, attraverso la Turchia, evitando una pericolosa attraversata nei mari in burrasca? No, amici, l’Italia è universalmente conosciuta come il Paese del Bengodi. Dove non solo molti politici ed amministratori pubblici fanno quello che vogliono gravando sulle tasche dei cittadini; chiunque, da noi, può trovare sostegno e Leggi da aggirare.
Quindi rassegniamoci. O si sparge la voce che da noi entrano solo i profughi con mogli e figli al seguito, mentre agli altri si opporranno navi da guerra, oppure sarà sempre peggio. Mesi fa Malta ha respinto un barcone di emigranti e si è gridato allo scandalo. Scrissi all’epoca che uno sbarco su un’isola piccola come Malta avrebbe potuto creare un precedente destabilizzante. Anche Lampedusa è un isoletta, ma alle spalle c’è Mamma Italia che provvede a tutto. Stupidamente. Una grave miopia dal punto di vista strategico-politico-sociale. Finche in un territorio a scarsa densità di popolazione arriva qualche straniero, con usanze e culture differenti, è un arricchimento per quel territorio. Quando si parla di “invasione” la faccenda cambia. E cambia, in maniera insostenibile, quando tale invasione è quella di decine di migliaia di individui, tutti maschi adulti, che pretendono di avere gli stessi benefit degli ospitanti. Se nel loro Paese le donne sono considerate serve da sfruttare per ogni capriccio, come potremo pretendere che non si verifichino stupri o violenze in genere? In un periodo di recessione come questo, ce ne è poco per gli Italiani che lavorano duramente. Come si può assorbire una domanda di solidarietà come quella in atto? Secondo una recente statistica i risparmi degli Italiani (fonte RAI News) sono caduti del 60%. Cosa significa? Che non ci sono più margini alla mera sopravvivenza. Si guadagna lo stretto necessario per vivere e non resta nulla da accumulare.
Ho già scritto più volte che ho amici e conoscenti stranieri, anche nord africani. Ma a piccole dosi si possono assorbire le loro culture e ciò arricchisce entrambi. Gli innesti incontrollati creano solo disagi sociali per tutti. Il messaggio lo dobbiamo mandare a casa loro. Siete maschi adulti? Avete visto che in Egitto e in Libia si possono rovesciare i governi. Combattete a casa vostra altrimenti; se fuggite, rassegnatevi ad accoglienze tiepide, selettive, severe. E soprattutto, si dovrebbe entrare in punta di piedi, ringraziando anche per il solo fatto di non essere cannoneggiati. Gli Italiani emigrati agli inizi del ‘900 non pretendevano pasti, bagni caldi e vestiti gratis. Mandiamolo questo messaggio, perbacco!

Lascia una Replica

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: