Di Marcello Frigeri

Sono le 11.30 quando l’assessore alla Sicurezza Fecci, con una calorosa stretta di mano, m’accoglie nel suo ufficio. Indica la sedia e invita a sedermi, “Prego, prego. Anzi, scusa il ritardo”, si accomoda e mi guarda, “come va?”. L’intervista scorre, l’assessore ha tante idee e alla fine, tirando le somme, può essere vista come una chiacchierata tra diverse vedute.
Assessore, un disastro: carta di Parma bocciata dalla Consulta e reato di clandestinità dall’Europa.
(sorride) – “Un disastro non sicuramente per noi, ma per i cittadini. Per quei cittadini in regola che rispettano le regole. All’Italia in questi anni è mancato un po’ il legiferare su situazioni che oggi stanno compromettendo il vivere civile, e che creano allarme sociale tra i cittadini. Per quanto riguarda la Carta di Parma ritengo che le ordinanze emesse dai sindaci colmino i vuoti legislativi; probabilmente la Consulta ha pensato fossero carenti in qualche aspetto”.
Quali aspetti?
“Guarda, le nostre ordinanze [scritte dall’amministrazione parmigiana, ndr] sono nate da esigenze dei cittadini, volute da comitati e da interi quartieri”.
Però ci sarà un motivo se la Corte Costituzionale ha deciso…
“Penso che la Corte abbia fatto l’errore di valutare tutte le ordinanze allo stesso modo. Purtroppo ammetto che a volte vi siano sindaci che scrivono ordinanze fantasiose.
Ne ho alcune qui se vuole leggerle.
“Lo so bene. È che ci sono sindaci che magari le hanno scritte per acquisire una certa visibilità, e forse la Consulta non aspettava altro che il momento per intervenire su questi tipi di ordinanze”.
Le leggo una ordinanza che ha dell’incredibile: a Novara vi è il divieto di aprire negozi “etnici” simili a meno di 150 metri uno dall’altro. Questo con la sicurezza non c’entra nulla, la Corte vuole limitare queste illibertà.
“Sfido la Corte a venire a Parma e dire che sono incostituzionali quelle proposte dal sindaco Vignali”.
L’ordinanza di Piazzale Inzani: divieto di bere nel piazzale ma libertà di farlo appena fuori.
“Ma questa è una zonizzazione. Per dire: esistono anche le zonizzazioni acustiche”.
Sì ma con la sicurezza c’entra?
“L’insicurezza si genera anche quando si assumono in eccesso sostanze alcoliche; si arriva ad un punto in cui non si è lucidi e le conseguenze possono essere risse o disturbi eccessivi. Piazzale Inzani è una zona particolare: la gente che vive lì si è trovata a vedere persone spesso e volentieri senza fissa dimora che bevevano birra sin dal mattino, andare a sera, poi, di litri di birra se ne possono bere tanti. I cittadini si lamentavano perché queste persone visibilmente alterate cominciavano a dar fastidio”.
Secondo l’ordinanza si paga una multa anche se si beve un solo bicchiere di vino, se colti in flagranza.
“È sicuramente una limitazione alla libertà, ma lo abbiamo fatto nelle zone di Parma dove ci sono state richieste pressanti dei cittadini. Noi siamo qui per tutelare le persone, e cerchiamo di farlo al meglio delle nostre possibilità”.
In via Farini al venerdì sera può esserci un problema anche sei volte maggiore quello di piazzale Inzani, perché in questo caso non è stata fatta nessuna ordinanza?
“Non è stata fatta perché è anche giusto garantire uno spazio per i giovani, per un sano e giusto divertimento, anche se purtroppo pure in via Farini si sono riscontrate delle degenerazioni. Non possiamo però creare divieti in tutta Parma: si cerca di fare limitazioni dove sono avvenute cose più gravi”.
Una ordinanza ad quartierem.
“La chiamerei una ordinanza a zona. Il fatto è che bisogna rispettare le regole: bere porta spesso a degli eccessi”.
Le leggo un’altra ordinanza, mi dica cosa ne pensa: a Voghera è vietato l’uso delle panchine pubbliche a partire dalle 23 a gruppi composti da più di 3 persone. Lei l’avrebbe scritta?
“No, piuttosto avrei tolto le panchine”.
Ma così non ci si siede più.
“Se sedersi genera un problema sì. Lo dico solo perché a piazzale Inzani, per dire, si è proposto di togliere le panchine: la gente vorrebbe tornare a sedersi con le proprie seggiole”.
Perché, alla gente non andava più bene sedersi?
“Ma perché le panchine erano sempre occupate da persone che bevevano anche tre o quattro bottiglie di birra, e i cittadini non riuscivano più ad usufruire di quegli spazi”.
Ma il problema è essere ubriachi o sedersi?
(sorride) – “Siamo adulti e vaccinati, conosciamo il trend di chi beve troppo, se abbiamo fatto un certo tipo di ordinanze vuol dire che c’è il problema no?”.
E con questi tipi di ordinanze i problemi si risolvono?
“Si limitano. Ripeto: l’ordinanza colma un vuoto legislativo, e grazie ad esse questi fenomeni si attenuano. In più le forze dell’ordine dispongono di uno strumento in più per meglio intervenire su questo tipo di situazioni. Situazioni che, ripeto, portano a degrado sociale e urbano. In questi giorni Vignali si è recato a Verona per un nuovo tavolo istituzionale: i sindaci sono un po’ sconfortati perché non sanno più come rispondere alle esigenze dei cittadini in certe situazioni. Il Ministro Maroni, per questo, si è impegnato a mettere sottoforma di legge quello che era il Pacchetto Sicurezza”.
Anche il sindaco Tosi ha scritto ordinanze fantasiose, eppure immagino che sia uno dei più arrabbiati per la decisione della Corte Costituzionale.
“Io penso che ci siano tanti sindaci di tutta Italia arrabbiati perché non sanno come gestire le richieste dei cittadini. Cosa ha scritto Tosi?”.
Una ordinanza in cui vieta l’accattonaggio, pena la confisca del denaro proveniente dall’attività illecita e una sanzione di 100 euro. Un mendicante con quali soldi paga una sanzione?
“In effetti non è facile applicare questo tipo di ordinanza. Il problema però è un altro ed è a monte: l’immoralità sta nelle persone che gestiscono questi racket dello sfruttamento”.
La Corte Europea ha bocciato il reato di clandestinità del Pacchetto Sicurezza, non saranno mica comunisti pure i giudici dell’Ue?
“Non ho mai detto che sono comunisti, sono una persona molto trasversale”.
È una battuta, l’ha ipotizzato Casini. Lei pensa comunque che l’Europa ce l’abbia con l’Italia?
“Pare strano che capitino tutte in questo periodo, no? Ma io credo nelle coincidenze. Comunque questo è un periodo in cui la gente, tipo i tunisini, lascia il proprio Paese per venire in Italia. Credo sia sempre triste per le persone lasciare le proprie famiglie per andarsene all’estero. Sono una persona aperta su questo tipo di situazioni, ma c’è da essere chiari: dobbiamo dare alle forze dell’ordine il compito preciso di identificare tutti, e chi troviamo clandestino abbiamo il dovere di rimandarlo nel territorio di origine. Se fossi il Governo farei così. Anche perché abbiamo bisogno di soluzioni, altrimenti se si continua così si rischia che tutti non possano disporre dei servizi al cittadino forniti dallo Stato”.
La Corte Europea però dice che non possiamo mettere in galera persone a causa di un loro status di vita.
“Io sono dell’idea che il clandestino debba essere rimandato a casa. Poi penso anche che quando uno viene in casa mia, sia con il permesso di soggiorno ma ancora di più se clandestino, non deve permettersi di sbagliare nulla. In Spagna, per dire, l’immigrazione non è un reato, però è considerata [legge un foglio sul tavolo, ndr] alla stregua di una infrazione punibile con una ammenda che va da 300 a 6000 euro; se poi il reo commette un reato sarà costretto a scontarlo per ¾ della durata nelle patrie galere per poi essere espulso definitivamente. Ecco, io la vedo un po’ alla spagnola, ma purtroppo l’Italia non ha mai saputo gestire il fenomeno dell’immigrazione”.

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