di Maria Teresa Improta

La P2 dopo trent’anni. Era il 20 maggio del 1981 quando la presidenza del Consiglio dei ministri, guidata da Arnaldo Forlani, decise di rendere pubblici gli elenchi della loggia massonica Propaganda 2. L’Italia si scopre così vittima di un’organizzazione occulta volta a sovvertire le istituzioni che riunisce la crema del potere nazionale: ministri, partiti, servizi segreti, militari, imprenditori, parlamentari, banchieri, giornalisti, finanche il figlio del re, Vittorio Emanuele di Savoia è iscritto alla loggia. Il programma della congregazione segreta, formalmente capeggiata da Licio Gelli, riletto oggi fa rabbrividire: tutto si è avverato o è in itinere. Il Piano di Rinascita Democratica rinvenuto all’aeroporto di Fiumicino nel doppiofondo di una valigia di Maria Grazia Gelli, figlia del Maesto Venerabile, sembra essere a distanza di tre decenni un ritratto dell’Italia contemporanea. È lo stesso Gelli, cui “poteri sono stati sopravvalutati” secondo Andreotti, a confermarlo in un’intervista rilasciata a Repubblica qualche anno fa: “Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d’autore. La giustizia, la tv, l’ordine pubblico. Ho scritto tutto trent’anni fa”. Parole che sigillano uno status quo, che si tende negli anni ad assecondare con rassegnazione, proprio come auspicavano i confratelli della loggia. Parma in anticipo sulle altre città italiane è la prima realtà ad aver organizzato una serie di iniziative per commemorare l’anniversario della scoperta della P2. Presentazioni e convegni promossi non dalle istituzioni, ma da due associazioni culturali ‘illuminate’ (l’associazione “Il Borgo” e l’associazione Remo Gaibazzi) con “l’obiettivo di far nascere dal movimento d’opinione un movimento politico”, come afferma Andrea Calzolari in veste di rappresentante dell’associazione Gaibazzi. Un movimento che è in gestazione secondo Padellaro, direttore de Il Fatto Quotidiano, presente in aula il 20 maggio 1981 quando furono resi noti i nomi di circa 1000 piduisti (compreso il direttore del Corriere della Sera per il quale lavorava come cronista parlamentare), il quale crede si stiano “diffondendo gli anticorpi per vincere questa battaglia” e che “l’informazione è il modo migliore per combattere l’antistato”. Antistato ed informazione. Un rapporto perverso che il Maestro Venerabile Licio Gelli conosce bene, lui che è riuscito a scalare le vette del potere non possedendo altro che una licenza elementare ed una fervente fede anticomunista, ha sempre sostenuto che “Il vero potere risiede nelle mani dei detentori dei mass media”. E chi è oggi in Italia il detentore dei mass media? Silvio Berlusconi: tessera 1816 della loggia segreta Propaganda 2. E mentre Canale 5 è diretto dalla tessera 921 Massimo Donelli e la tessera 1819 Maurizio Costanzo intrattiene gli italiani sulle emittenti RAI, il Maestro Venerabile Gelli si diletta nel condurre Venerabile Italia, una trasmissione su Odeon Tv che propone una ricostruzione inedita della storia del ‘900. Poi in fondo in primo e terzo grado la P2 fu completamente assolta dalle accuse di cospirazione ai danni dello Stato, il supremo tribunale di Strasburgo invitò l’Italia a risarcire le spese legali agli indagati e la relazione della commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia massonica P2 frutto di quattro anni di duro lavoro fu pressappoco ignorata. Testimone diretto delle vicende legate alla P2 in qualità di membro  della commissione d’inchiesta guidata da Tina Anselmi, prima donna ministro italiana, Sergio Flamigni combattente partigiano e parlamentare del partito comunista spiega amareggiato che la P2 “è certamente uno dei fattori che ha contribuito alla deriva della fase politica attuale”. Ma cosa sarebbe stata un’Italia senza P2? “mi accontenterei di rispondere cosa sarebbe se la P2 non avesse realizzato alcuni dei suoi obiettivi – afferma Flamigni – e che se dopo che il fenomeno si era avverato fossero state applicate le indicazioni che la commissione aveva dato per correggere le deviazioni manifeste e punire i partecipanti. Non si è voluto fare giustizia”. E noi continueremo a pagarne le conseguenze.

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