Francesco Cirillo Gallucci

In settimana il Parlamento europeo ha votato un progetto legislativo, approvato in seconda lettura dalla Commissione ambiente, salute pubblica e sicurezza alimentare, concernente l’obbligo di indicare sull’etichetta il luogo di origine e provenienza per carni, latte, prodotti lattiero-caseari e ortofrutticoli freschi, ma anche per quelli trasformati che abbiano tra gli ingredienti la carne o il pesce. Ora si attende la ratifica del Consiglio. Tra i primi plausi è arrivato quello della Coldiretti, che legge questo provvedimento come la possibilità per l’Italia di valorizzare e tutelare il vero made in Italy “in una situazione in cui, sugli scaffali, due prosciutti su tre provengono da maiali allevati all’estero senza un’adeguata informazione, tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro sono stranieri, mentre la metà delle mozzarelle sono fatte con latte estero o addirittura cagliate fuori confine, ma nessuno lo sa perché non è obbligatorio indicarlo in etichetta”.
Le etichette sugli alimenti dovranno includere una serie di informazioni, fra cui il nome del prodotto, la lista completa degli ingredienti, le date di consumo con diciture come “utilizzare preferibilmente prima di” e le condizioni specifiche di uso. L’etichetta sul Paese di provenienza è già obbligatoria nell’Ue per alcune categorie di prodotto, come la carne di manzo, il miele, l’olio d’oliva, la frutta fresca e i legumi. Se il Parlamento aveva già chiesto e ottenuto dal Consiglio che quest’obbligo fosse esteso anche alla carne di maiale, pecora, capra e pollo, ora i deputati chiedono di estenderlo ulteriormente a tutte le carni, al latte e prodotti derivati e altri alimenti a base di un unico ingrediente. Novità saranno anche le informazioni nutrizionali obbligatorie, come il contenuto energetico, le quantità di grassi saturi, carboidrati, zuccheri, proteine e sali, chiaramente indicati in forma di tabella sul retro dell’imballaggio. Il voto in plenaria è previsto per luglio: una volta che la legislazione sarà adottata da Parlamento e Consiglio, l’industria alimentare avrà tre anni per adattarsi alle nuove regole e due ulteriori anni, quindi cinque in totale, per rispettare i nuovi obblighi in materia di informazioni nutrizionali. Questo via libera rassicura anche sulla sorte della legge in tema alimentare approvata lo scorso gennaio dal Parlamento italiano, che, in anticipo sull’Europa, ha previsto, per i prodotti trasformati, l’obbligo d’indicazione in etichetta dell’origine o provenienza della materia prima utilizzata, segnalazione degli Ogm e l’inasprimento delle sanzioni per i prodotti certificati. Dunque le future etichette sulla carne, ad esempio, dovranno indicare chiaramente il Paese nel quale l’animale è nato, allevato e macellato. Eviteremo così altri imbarazzanti ed imbarazzati silenzi di circostanza, come quello del presidente del consorzio del prosciutto di Parma, di fronte alle telecamere e alle domande “scomode” di una recente puntata di Report.

1 Comment

    Un articolo che deve far riflettere.

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