di Danilo Coppe

Se tutti i giornali protestano vuol dire che hanno fatto bene gli americani a nascondere le foto del cadavere di Osama Bin Laden.
Avete mai avuto la sensazione che nel ristorante tanto decantato da molti, in realtà voi avete mangiato male? Avete mai visto un film, campione d’incassi al botteghino, per poi uscire dal cinema consapevoli di essere stati spettatori di una immane boiata?
Ho letto un po’ di rassegna stampa, all’indomani della decisone di Barack Obama:  anche le testate normalmente filoamericane hanno contestato tale scelta.
Più ci penso e più mi convinco che la strategia del “low profile” sia la più saggia.
Mostrare un mucchio d’ossa martoriate avrebbe buttato benzina sul fuoco inevitabilmente acceso dopo il blitz dei Navy Seals. C’è da aspettarsi una recrudescenza nell’attività terroristica in Occidente, poiché la peculiarità di questo tipo di criminalità di matrice islamica trae linfa vitale dall’esaltazione del singolo fondamentalista. Ogni credente legato all’integralismo islamico è un potenziale terrorista, poiché le viziose interpretazioni del Corano da parte di tanti Imam invitano a combattere gli infedeli in qualsiasi modo e con qualsiasi mezzo. Fu il caso, in tempi recenti ed in casa nostra, dell’azione di Mohamed Gage, che tentò l’assalto suicida alla Caserma S. Barbara di Milano. La morte di Osama Bin Laden significa, per molti esaltati, la fine del mito di superiorità del condottiero più santificato. Colui che con pochi mezzi ha tenuto in scacco per un decennio la superpotenza militare. Colui che su una motocicletta è sfuggito dalla rete che gli yankees avevano posato sull’Afghanistan, all’indomani dell’11 settembre 2001.
Oggi tutti ammettono, a denti stretti, che la sua latitanza è stata possibile grazie alla complicità di un’intera nazione, il Pakistan. Uno Stato che, pur essendo in una zona ad alto contenuto di Talebani e pur essendo a confine con il teatro della guerra più totalitaria fra Occidente e fondamentalismo islamico, non si sarebbe accorto che Bin Laden aveva creato il suo quartiere generale, non in una grotta, non in qualche sperduto accampamento in mezzo ai monti, ma in una megavilla all’interno di un centro abitato. A questo punto i casi sono due: o vengono azzerati i vertici degli apparato di Polizia e di Intelligence, oppure il Governo pakistano ha poco da protestare contro la violazione del territorio da parte delle Forze Speciali americane.
In ogni caso, la morte del numero uno di Al Quaeda significa per molti fanatici la fine di un mito. Giusto quindi non attuare un’usanza medioevale di esporre il cadavere o le sue immagini al pubblico ludibrio. Giusta anche la decisone del funerale in mare. Far sparire la salma del terrorista ha voluto significare due cose: la scarsa importanza data dagli Americani all’ ”uomo” Osama ed anche la volontà di non scatenare un mercimonio di “reliquie” di diverso tipo. Pratica chiusa, insomma. Una strategia globale che contrasta palesemente con i nostri costumi sud-europei. Da noi l’evento sarebbe stato accompagnato da fiumi di polemiche, da dibattiti di presunti esperti che avrebbero suggerito come trattare il cadavere, a chi darlo, se imbalsamarlo e bla, bla, bla.  Santoro sarebbe andato in via Jenner a Milano ed avrebbe intervistato qualche islamico piangente. Bruno Vespa avrebbe confezionato 10 puntate di Porta a Porta. Ora il giornalista potrà solo limitarsi a costruire un plastico della villa di Bin Laden e su questo animare congetture.

I benpensanti obbiettano che così si fomenta la dietrologia antiamericana. Si griderà al complotto. Si sospetterà del solito falso scoop. Si dirà che il morto era un sosia. Si dirà che è l’ennesima porcata della CIA. Gli Americani hanno messo in conto anche questo. Ma, giustamente, se ne fregano. Infatti anche di fronte all’evidenza i complottisti non si sarebbero arresi. Nel mondo c’è un vero e proprio mercato dedicato alla dietrologia. Escono libri, films e documentari. Nascono testimoni che diventano star televisive. È una voce importante nel bilancio di tante nazioni. Ormai anche un idiota avrebbe capito che nelle Twin Tower non c’era esplosivo, ma che le Torri sono crollate per effetto dell’impatto degli aerei e del successivo incendio. Eppure c’è chi ancora non accetta che dietro non ci sia stata la regia dei Servizi Segreti americani. Quindi perché sforzarsi di far contenti i Media? Tanto, vedrete, prima o poi, qualche talpa venderà al miglior offerente qualche foto rubata all’archivio del Governo degli Stati Uniti. Quindi perché anticipare i tempi e le sterili polemiche?

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