di Danilo Coppe

La vicenda dei giovanotti che hanno massacrato i due carabinieri a Sorano, in Toscana, ha tanti risvolti purtroppo “interessanti”. Ho scritto decine di articoli su questo giornale cercando di far riflettere sulla reale scarsa differenza che esiste tra noi esseri umani ed un tapiro o una scimmia. Nella catena evolutiva il confine che ci separa dalle bestie è limitato a qualche sentimento in più, alla capacità di comunicare concetti articolati che esulano a volte dalla Piramide di Maslow, ossia quella dei bisogni primari: respirare, mangiare, espellere, copulare, ecc.
A supporto di queste pesanti (e per molti discutibili) mie affermazioni, ho portato, come prova, il comportamento incivile e spesso belluino di noi esseri umani. Il fatto che non rispettiamo l’ambiente, il fatto che quando siamo in gruppo (branco) perdiamo i freni inibitori, il fatto che per soldi o per sesso siamo disponibili a tutto, è la dimostrazione che di tanto “mistico” e di tanto “elevato” non siamo poi così pregni. Il caso del pestaggio dei carabinieri mi pare la sommatoria di questo aspetto appena riassunto ed anche della condizione di pochezza intellettuale di tanti ragazzi. Una pochezza che deriva da colpe nostre. Noi adulti (chi più chi meno) stiamo viziando letteralmente i nostri figli. Anch’io, pur consapevole di sbagliare, sto rendendo la vita a mia figlia troppo facile. Io alla sua età (13 anni), pur non avendo genitori né poveri né medioevali, da diversi anni sapevo già lavare i piatti, farmi il letto, pulire con lo straccio un pavimento. Lei non ci ha ancora nemmeno provato: il concetto base che ci anima è più o meno il seguente: “Poverina, dopo la scuola e i compiti è giusto che si riposi”. E l’altro errore clamoroso: “papà mi compri questo fumetto, questa maglietta, questo ninnolo?” Pronto! Non voglio fare il nostalgico ma alla sua età il regalino era una eccezione, un premio, non la regola sistematica. So di sbagliare nel concedere tutto ma lo faccio lo stesso. L’errore basilare è togliere ai giovani il senso del valore delle cose; il senso del dare per avere. Che molla spinge un giovane che ha tutto a sacrificare qualcosa per averne un’altra? Perché un ragazzo deve pensare di lavorare d’estate per pagarsi le vacanze quando, bene o male, qualcuno che gliele paga lo trova? In mia figlia, per fortuna, vedo ancora rispetto ed educazione. Di questo ne vado fiero. Ma il timore di toglierle la capacità di arrangiarsi in un futuro incerto mi pervade.
Questa condizione di “vita facile” rende i giovani spesso arroganti e capricciosi. La minima contrarietà diviene una tragedia personale. I giovanotti toscani si sentivano come Dio in terra. Una bella festa abusiva che già di per sé significa sfidare le Istituzioni; poi alcool e droghe a volontà, in barba alle Leggi ed alle regole del quieto vivere. Tutto perfetto. La prospettiva di farsi qualche “gnocca” passa ormai in secondo piano, a quanto mi dicono tanti giovanotti intervistati (ai nostri tempi era un bisogno primario). Tutto perfetto, dicevo, fino a che due guastafeste di carabinieri non disturbano il loro delirio di onnipotenza. Si permettono di rilevare un tasso alcolico incompatibile con la guida sicura. Potenzialmente salvano la vita ai quattro giovani che, altrimenti, potevano andare ad infoltire l’oscuro elenco dei morti per incidente notturno. Ma questa interferenza nella serata “perfetta” è inaccettabile. Quindi giù botte da parte del primo gradasso. Gli altri come sciacalli a dare manforte al primo. In un delirio di colpi animaleschi e sfida finale all’Istituzione.
Ma i gradassi, per loro fortuna, sono quasi tutti minorenni. Osservando i fatti di cronaca italiana, con delinquenti adulti e scafati che la fanno franca per reati simili, non posso che pensare che anche in questo caso la giustizia italica avrà la mano leggera. Che il carabiniere più grave sopravviva o meno non cambierà molto le cose. Quelle che in altri Stati sono aggravanti, come la seminfermità mentale dovuta ad alcool o droga, da noi sono spesso attenuanti. Quindi se sceglieranno bene l’avvocato, i nostri “eroi” si beccheranno qualche anno di libertà vigilata, coccolati dai servizi sociali e scusati per quella che verrà probabilmente considerata una “ragazzata” un po’ più grave del solito. Spero di sbagliarmi. Spero che sia data una punizione esemplare a questi giovanotti. Inoltre spero, ovviamente, che i due carabinieri se la cavino e che possano testimoniare in modo inequivocabile chi ha fatto cosa. Spero che la punizione inflitta sia severa e venga massimizzata da una diffusa informazione da parte dei media. Altrimenti finirà che leggeremo le scritte  “10, 100, 1000 Sorano”. Magari poi intitoleranno un’Aula alla Camera ai pestatori. I loro genitori si candideranno alle prossime elezioni. Spero di sbagliarmi. Ma la storia (Giambattista Vico, va’ a quel paese!), tende a ripetersi.

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