Published On: Ven, Giu 24th, 2011

CITTA’ – Caso Bonsu: il mistero delle due relazioni dopo le botte

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di Giuseppe Facchini Otto vigili sotto accusa, due relazioni redatte in commissariato ed un ragazzo, una famiglia ed un’intera città che attendono ancora il giorno della verità. Si riaccendono i riflettori sul caso Bonsu e non potrebbe essere altrimenti, visto che dalle udienze del processo spuntano di continuo particolari che gettano altra benzina su di un fuoco ancora indomabile, quello di uno scandalo tutto parmense che fin da subito ha fatto il giro del Paese. Ed è stata proprio una delle testate che prima si sono interessate a divulgare il fattaccio, Panorama, all’epoca sotto la direzione di Maurizio Belpietro, ad estrarre dal cilindro un altro tassello dell’intricata vicenda. In realtà a coinvolgere il celebre magazine è stato uno dei vigili sotto accusa, Mirko Cremonini, che durante l’interrogatorio del pm Roberta Licci lo scorso 14 giugno ha messo in evidenza un nuovo dettaglio: l’esistenza di un’altra relazione scritta dopo aver portato il giovane ghanese in caserma. Nella sua dichiarazione afferma che un giornalista “aveva chiesto di incontrarci per parlare della vicenda, ma le sue domande andavano più sul personale. Ci chiedeva da quanti anni lavoravamo nella Polizia Municipale e cose del genere. Nei giorni successivi, però, uscì un articolo su Panorama che riportava dei tratti integrali, presi tali e quali, delle nostre relazioni”. E qui c’è già il primo inghippo: infatti, il nuovo Comandante della Municipale, Giovanni Maria Jacobazzi, subentrato pochi giorni dopo quel maledetto 29 settembre 2008 ad Emma Monguidi, raccomandò da subito i vigili coinvolti di non rilasciare dichiarazioni alla stampa, o per lo meno di cercare, per quanto possibile, di sminuire la vicenda. Stessa richiesta giunta anche da Palazzo di Città, il quale impose il silenzio stampa. È così che Cremonini e tutti gli altri, come conferma lo stesso imputato dichiarando che “in corridoio si parlava tra noi degli stralci delle relazioni apparsi nell’articolo”, non riesce a spiegarsi come mai siano addirittura giunti in mano alla stampa degli atti ufficiali con i particolari dell’accaduto. Ma ad aumentare le perplessità sul nuovo dettaglio dell’affaire Bonsu è la seconda parte della testimonianza del Cremonini. A quanto pare Jacobazzi chiese ai vigili di preparare una seconda relazione, non solo poiché la prima “era soltanto una bozza”, ma perché “era bene smentire che avevamo fatto uscire sui giornali degli atti ufficiali. Quando ho ripensato a questa richiesta a mente fredda, le cose non mi tornavano e perciò sono andato da lui chiedendogli di rilasciarmi una dichiarazione scritta nella quale mi si domandava di rifare una relazione che avevo  già consegnato. Mi ha fatto un po’ di storie, ma io ho insistito e alla fine mi è stata inoltrata per e-mail”. Dunque ci sarebbe una seconda relazione, ma è bene sottolineare, senza richiesta di cambiare il resoconto della vicenda. Infatti “ci disse di lasciare il contenuto così com’è, però parafrasando un po’ le parole affinché non siano identiche a quelle apparse sui giornali. Insomma, il contenuto doveva restare quello, ma bisognava dirlo in maniera diversa”. C’è forse una talpa in commissariato o chiunque può senza difficoltà arrivare a certi documenti? Quella di Jacobazzi è stata una richiesta di normale amministrazione o solo spinta dalla cautela di uomo di giustizia che vuole proteggere il suo nuovo commissariato? Per evitare di rifare l’errore di tre anni fa, in Municipale ci sono solo bocche cucite  e lo stesso Jacobazzi  si è limitato a dichiarare a Repubblica che “continuamente si cerca di tirarmi in ballo, ma vorrei ricordare che il processo in corso è a carico di otto vigili imputati per fatti avvenuti quando il sottoscritto non era il comandante del Corpo della Polizia Municipale”. Resta, a questo punto, non infondata l’idea che a breve potrebbe giungere anche per lui una convocazione per testimoniare in aula. Convocazione, invece, pervenuta anche al suo predecessore, appunto, Emma Monguidi qualche settimana fa, quando dinanzi al giudice Paolo Scippa si è detta subito estranea sull’esito di quella operazione antidroga al Parco Falcone e Borsellino preparata in precedenza dalla Questura su segnalazione dell’Assessore della Sicurezza di allora, Costantino Moteverdi,  ma della quale “non sono mai entrata nei dettagli”. Probabilmente perché, l’avrà chiamata sfortuna, era il suo ultimo giorno a comando del corpo dei vigili parmensi. Ad ogni modo, senza mezzi termini, ci ha pensato Scippa a sottolineare la sommaria preparazione della Polizia Municipale in quella occasione e che forse la Monguidi non si è resa conto “che per quanto ne sapeva lei, in quel parco si poteva trovare la più grande organizzazione di spacciatori di tutto il Nord Italia. Quando sono venuti a dirle siamo pronti, non le è venuto in mente di chiedere pronti, ma a fare che?”.

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