di Maria Teresa Improta

Acqua, aria, legalità e servizi pubblici: giallo, grigio, verde e rosso. Quattro colori per quattro quesiti al di sopra dei colori politici. Al referendum del 12 e 13 giugno gli italiani sono invitati ad esprimere il proprio parere sul futuro energetico italiano, sulle privatizzazioni, sull’immunità parlamentare: non un voto ideologico, ma una scelta consapevole. Scelta che, vinca il ‘sì’ o vinca il ‘no’, sarà vincolata al raggiungimento del quorum. Se non andranno alle urne almeno 23 milioni e 678.940 persone aventi diritto al voto, il referendum non sarà valido. La latitanza delle emittenti televisive sull’argomento, la confusione generata da deroghe, appelli in Cassazione, variazioni di testo e dichiarazioni fuorvianti del premier hanno portato a sospettare dell’effettiva chiamata alle urne, ma il referendum si farà; il 12 e 13 giugno, non il 13 e 14 come titolato dal Tg1, il telegiornale dell’ammiraglia della tv di Stato. L’ex presidente Rai Roberto Zaccaria ha fatto notare, mentre tuonava contro Tg2 e Tg4 per aver ignorato i quesiti referendari che, “solo i tg possono raggiungere i 25 milioni di persone che determinano il quorum”, bisogna quindi dedurre che, se i tg non informano, in un Paese in cui la maggioranza dei cittadini usa come fonte primaria di informazione la televisione, il destino della scelta su acqua, aria, pubblico e giustizia è purtroppo delegata al passa parola tra elettori. Elettori/lettori ai quali proponiamo un resoconto dei quesiti referendari, delle modalità di voto e di alcune vicende che hanno costellato la campagna elettorale di questa sfida all’ultimo voto, perché riteniamo sia importante scegliere il proprio futuro e che decidere di non scegliere sia legittimo, ma solo se si conoscono contenuti e conseguenze della propria non scelta.

Partiamo dal portafoglio, dai costi. Il Comune di Parma, tra politici berlusconiani astensionisti e comitati promotori attivissimi si prepara al voto per il quale spenderà 566mila euro, dei contribuenti ovviamente. In tutta Italia si stima che lo Stato avrebbe risparmiato ben 300 milioni di euro se si fossero accorpate le elezioni amministrative al referendum. Ma il Governo Berlusconi, ha reputato che sia più conveniente mandare a votare migliaia di italiani per tre volte consecutive (elezioni sindaco/governatore, ballottaggio e referendum) che non risparmiare 300 milioni di euro, una cifra che equivale agli stanziamenti del Ministero per l’Ambiente per progetti energetici legati alle fonti rinnovabili. Ma le energie alternative non piacciono al Pdl cui vicepresidente alla camera dei deputati, Osvaldo Napoli, in un’intervista rilasciata all’ANSA ha dichiarato che ”l’unica lobby, infiltrata da potenti interessi mafiosi, è quella delle pale eoliche e delle energie alternative”. Però due grandi aziende, che si faticherebbe a definire ecosostenibili, quali Enel e Edf (Electricité de France, compagnia statale francese leader mondiale dei reattori nucleari) hanno già siglato un accordo per la costruzione di quattro centrali su territorio italiano che, secondo le stime del comitato ‘No al nucleare’, costerà agli italiani circa 30 miliardi di euro, nonostante gli stessi italiani abbiano bocciato l’energia atomica nel 1987 attraverso un referendum popolare. L’Italia pare navigare controtendenza: ripensa al nucleare mentre la Germania decide di chiudere tutte le centrali entro il 2022; privatizza la gestione dei servizi idrici quando città come Parigi, Berlino, Johannesburg, Buenos Aires, Atlanta, Monaco di Baviera reduci dalla privatizzazione dell’acqua la municipalizzano e chiede una sorta di immunità giudiziaria per premier e ministri che in Paesi come Francia, Spagna e Germania non è contemplata. Le maggiori emittenti televisive del Belpaese, comprese quelle pubbliche, su questi temi, in vista del referendum all’approfondimento scelgono il silenzio. Una censura gravissima che a pochi giorni dal voto si è trasformata in minacce da parte dell’Autorità Garante delle Comunicazioni che ha intimato alla Rai di divulgare informazioni sulla consultazione referendaria e trattare dettagliatamente i temi in questione, pena ulteriori sanzioni che si sommeranno a quelle ricevute durante le ultime elezioni amministrative. Nel frattempo gli italiani all’estero (circa 3 milioni e 200mila) hanno già votato, su un quesito diverso rispetto a quello che gli italiani residenti troveranno ai seggi che è stato corretto dalla Corte di Cassazione, questi voti come spiega il costituzionalista Pace “rientreranno nel computo solo se saranno determinanti per il raggiungimento del quorum o per il ribaltamento del risultato”. La partita ora si gioca in casa. Gli scrutatori lunedì pomeriggio inizieranno lo scrutinio, il futuro dell’acqua, dell’aria, della giustizia e delle istituzioni locali italiani è in queste quattro tessere elettorali. Prima di andare al mare, prima di andare a lavorare, prima di fermarvi ad oziare, investite qualche minuto della vostra vita per entrare nella cabina elettorale della vostra circoscrizione e scegliere se votare “Sì” o votare “No”. Scegliete di scegliere.

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