di Cristina Pomponi

Gentili lettori, iniziamo buttando subito alle ortiche il politicamente corretto: per ciò che mi concerne, per i pedofili dovrebbe essere prevista la castrazione fisica. I reati sessuali sono tra i più odiosi e i più violenti crimini che si possano commettere contro una persona. Di fatto, colei (o colui) che subiscono un’aggressione a sfondo sessuale muore dentro. In passato ho lungamente dibattuto su questo tema, sottolineando come la vittima subisca le terribili conseguenze non solo dell’assalto in sé e per sé, ma anche del “dopo”. Le denunce vengono talvolta accolte con scetticismo, durante i processi vengono troppo spesso messe sotto accusa le vittime stesse, magari perché considerate “colpevoli” di aver precipitato l’evento.
Ma il peggio arriva quando la vittima in questione è un bambino, creatura indifesa per eccellenza. I pedofili, spesso, traggono vantaggio da una relazione privilegiata con il soggetto delle loro perverse e malate attenzioni, essendone magari parenti. Le conseguenze psicologiche (sarebbe banale parlare di quelle fisiche) sono devastanti non solo in termini di sconvolgimento di un normale sviluppo della sfera sessuale, ma anche di quella affettiva e delle relazioni in generale.
L’unico motivo per cui non mi sento di invocare la pena di morte per i pedofili è che così non soffrirebbero. Troppo facile. Troppo veloce. Troppo indolore. I have a dream… Vorrei che quei bastardi soffrissero delle stesse torture che hanno inflitto a dei bambini innocenti. La buona, vecchia legge del taglione.
Purtroppo ciò non è possibile, e ormai da molti anni si dibatte sulla possibilità di sottoporre questi schifosi alla castrazione chimica. A tal proposito sono state effettuate numerose sperimentazioni, dai risultati peraltro poco confortanti, in molteplici nazioni quali Gran Bretagna, Stati Uniti e Paesi scandinavi. Proprio in questi giorni, in Russia si sta dibattendo per presentare una proposta di legge che obblighi coloro che sono stati condannati per pedofilia a sottoporsi al trattamento farmacologico.
Ma in cosa consiste la castrazione chimica? Innanzitutto si tratta di una terapia i cui risultati sono di carattere temporaneo. Infatti consiste in una castrazione a base di farmaci, solitamente ormoni; attualmente il più usato è il medrossiprogesterone, che va ad agire sul cervello inibendo gli ormoni che stimolano i testicoli alla produzione di testosterone. Ciò dovrebbe comportare una notevole diminuzione della libido e, dunque, allontanare lo stimolo al compimento di reati sessuali. E già qui spuntano le prime magagne. Salta agli occhi come la funzionalità del trattamento sia inevitabilmente legata alla volontarietà, da parte del pedofilo, di sottoporsi alla somministrazione degli ormoni. Se questi si sottrae, ad esempio tramite la fuga, ad una sessione di sommistrazione, ecco che l’effetto andrà ben presto a decadere (dura dai 20 ai 90 giorni) e ci si ritrova con uno stupratore a piede libero. Proprio così, visto che in Paesi come la Gran Bretagna (ma anche la Russia sta ipotizzando di muoversi nella stessa direzione), scegliere la castrazione chimica fa sì che si abbia diritto a fortissimi sconti di pena e, dunque, a privilegi come la libertà condizionata e la scarcerazione anticipata.
Inoltre, non sono previsti controlli di alcun tipo per verificare se la terapia continui ad essere effettivamente seguita. Bisognerebbe credere sulla parola a dei criminali della peggior specie.
C’è anche da aggiungere che sovente il pedofilo (o lo stupratore) non trae piacere necessariamente dalla penetrazione, ma anche da altri atti di libidine violenta commessi con oggetti o altre condotte di tipo sadico. Per non parlare di quelli che si “accontentano” di visionare filmati pedopornografici, andando ad alimentare una delle più bieche industrie esistenti.
Capisco che nel nostro Paese esista la tendenza a bersi tutto ciò che viene dagli USA (in cui la castrazione chimica è in vigore limitatamente ad alcuni Stati), ma credo che le metodiche da mutuare siano altre: ad esempio rendere i condannati per pedofilia dei “sorvegliati speciali”, tramite la tracciabilità dei loro movimenti, prevedendo l`obbligo del pedofilo stesso a segnalare spostamenti e cambi di residenza alle forze dell`ordine.
Nonostante questa proposta sia stata avanzata diversi anni or sono alle più alte cariche dello Stato e da una delle più conosciute associazioni italiane anti-pedofilia, per ora siamo fermi ad un nulla di fatto. Ma, di tanto in tanto, giusto perché bisogna farsi un po’ di pubblicità, meglio se in periodo elettorale, qualche politico inneggia nuovamente alla castrazione chimica come soluzione di tutti i mali. Magari lo fosse. Sarei la prima a gioire. Ma, e questo è certo, continuare con questo immobilismo non giova a nessuno. Tantomeno alle piccole vittime.

1 Comment

    Rileggo: «L’unico motivo per cui non mi sento di invocare la pena di morte per i pedofili è che così non soffrirebbero. Troppo facile. Troppo veloce. Troppo indolore. I have a dream… Vorrei che quei bastardi soffrissero delle stesse torture che hanno inflitto a dei bambini innocenti. La buona, vecchia legge del taglione.
    Purtroppo ciò non è possibile, e ormai da molti anni si dibatte sulla possibilità di sottoporre questi schifosi alla castrazione chimica […]».

    Quest’articolo è squallido, si urla contro la violenza con la violenza (notare “I have a dream” usato come slogan per pubblicizzare la tortura, vera bestemmia).
    Mi chiedo: nell’era del post-berlusconismo sarà possibile ritrovare la lucidità nelle discussioni? Questo ciarpame sloganeggiante e questa violenza verbale (da una giornalista poi!) dovrebbe essere riservata a luoghi come bar e bettole, non a luoghi virtuali o reali dell’informazione.

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