Published On: Ven, Lug 8th, 2011

ATTUALITA’ – Stati Generali, se non ora quando?

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di Marco Mirabile

La precarietà del lavoro è prevalentemente femminile. La disoccupazione è femminile: siamo al penultimo posto rispetto a tutti gli altri paesi europei. In Italia la maternità è considerata un “rischio” anziché un valore: ottocentomila donne lasciano il lavoro alla nascita del primo figlio. In Italia può succedere che un’azienda licenzia le donne “perché tanto loro hanno altro da fare a casa” e tiene gli uomini al lavoro, regolarmente retribuiti. E la cosa più scandalosa è che questi uomini accolgono come normale la scelta dell’azienda, e quindi non sostengono la lotta delle donne che difendono il loro diritto al lavoro. Eppure da noi le donne italiane studiano, si professionalizzano, e alcune di loro raggiungono livelli di eccellenza in molti campi. Fino a ieri sembrava che dovessimo avere solo un po’ di pazienza, che la società italiana, forse più lentamente di altre, avrebbe accolto la libertà femminile. Ma non è così, dobbiamo prenderne atto. Dopo tanti anni di battaglie femminili stiamo vivendo una lunga pausa, fatta non solo di incremento delle difficoltà quotidiane, ma anche di retroversione culturale, di esagerata mercificazione del corpo della donna, sottaciuta e perfino cercata, vedi caso Ruby e altre “vergini offerte al drago”. Ma le italiane stanche della loro condizione il 13 febbraio scorso hanno reagito, in centinaia di migliaia sono scese in piazza, in ogni città, da un’iniziativa di Cristina Comencini, per affermare i diritti inquinati o ignorati dal berlusconismo.
Anche questo weekend, in rappresentanza degli oltre cento comitati locali scaturiti dalla mobilitazione nazionale del 13 febbraio, centinaia di donne si riuniranno per parlare del futuro dell’Italia e del ruolo che avranno nel nostro Paese: il prossimo incontro, nuovamente organizzato dal comitato nazionale “Se non ora quando” (SNOQ), si svolgerà a Siena il 9 e 10 luglio nel Complesso di Santa Maria della Scala. Le partecipanti provengono da tutte le aree del Paese, da Ragusa a Bassano del Grappa, da Salerno a Sassari. L’incontro durerà appunto due giorni con la formula della piattaforma aperta: “Uomini e donne che si sono riconosciuti nella mobilitazione trasversale e apartitica del 13 febbraio potranno prendere la parola per scrivere, insieme, l’agenda delle richieste femminili per l’Italia di domani”. I lavori si apriranno con gli interventi di Linda Laura Sabbadini, direttrice centrale dell’Istat e di Tindara Addabbo, economista. Poi le promotrici del comitato “Se non ora quando” si alterneranno per moderare i vari incontri. Per chi non sarà a Siena, sarà possibile seguire l’evento sul web con una diretta streaming radio e tv. Così si parlerà di corpo, maternità, lavoro e rappresentazione. Ma soprattutto di corpo e rappresentazione, perché è in seno alla questione morale che è esplosa la polemica e il dissenso delle manifestanti. Basti vedere lo sconcerto espresso in questi giorni dal comitato di SNOQ a proposito di un’immagine pubblicitaria scelta dal Pd per la festa de l’Unità. “Cambia il vento”, si legge, su un paio di gambe femminili scoperte dall’aria che solleva la gonna rossa: “L’abbinamento fra lo slogan e l’ennesima immagine strumentale del corpo femminile ci lascia stupite e attonite”.
Eppure l’uso e l’abuso del corpo femminile viene da lontano (“Drive in”?) e, benché sia più marcato sulle tv commerciali, si ritrova ormai dappertutto, non solo sui manifesti, ma anche sulle reti private e su quelle pubbliche. E son tutti programmi di prima serata, alcuni destinati a un pubblico di giovanissimi. Fino al peggio del peggio: “La pupa e il secchione”, dove il giochetto non cambia, ad esempio “Il pupo e la secchiona” sarebbe stato improponibile, il maschio, benché sfigato, è comunque il cervello, la femmina il corpo. Di questo ci si può indignare senza passare per bacchettoni, o almeno si deve pretendere una rappresentazione della donna che non sia solo quella del punto di vista maschile e testosteronico, una rappresentazione che diffondendosi capillarmente nelle case degli italiani ha prodotto l’attuale subcultura delle escort, quella subcultura che soffoca la libertà della donna e permette ai puttanieri di rimanere ai vertici del potere.
Negli anni del berlusconismo abbiamo capito che agli uomini piacciono molto le donne, gli uomini hanno abbondantemente palesato cosa in realtà desiderano da loro, ma può darsi che qualcuno capace di guardare oltre le fessure esista pure, da qualche parte.

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