di Valentina Orlando

Gianluca Foglia è conosciuto a Parma per le sue vignette e per il suo blog Parmagheddon, raccoglitore di gioie e dolori della città.
Prima ancora di essersi seduto al tavolo per la nostra chiacchierata Gianluca mi spiega però che in primis lui è il papà di Jacopo e Nicolò. Il suo lavoro principale è quello di accompagnare i suoi bambini al parco, ed insegnar loro “Bella ciao”, spiegando la storia della nostra resistenza.
Oggi a Parma possiamo parlare di rivoluzione?
Secondo me la rivoluzione la sto facendo con Jacopo e Nicolò. E cerco di portarla anche nelle scuole elementari con lo spettacolo “La resistenza spiegata ai bambini”. Dobbiamo ricordarci che se è vero che tutto quello che va bene per i bambini va bene per gli adulti, l’equazione non vale al contrario. Spiegare ai bambini la nostra storia è il primo passo per non ricadere negli errori del passato.
Niente di più vero. Dunque il terremoto politico era ormai preannunciato?
Sono sorpreso che lo scandalo sia scoppiato proprio a Parma. La nostra città dorme dal 1922, anno delle barricate. Siamo figli della cattiva abitudine ad avere cariche e non competenze.
Da decenni ci troviamo in uno stato di completa assuefazione, vivendo al di sopra delle nostre capacità culturali. Dobbiamo renderci conto che la nostra generazione è priva di esperienza. Un tentativo di partecipazione politica l’aveva fatto qualche anno fa l’associazione 30×30, e mi era stato pure chiesto di entrare a far parte del gruppo, ma alla fine non ho aderito perché guardando la lista dei firmatari non figurava nemmeno un operaio o un imbianchino, era un gruppo molto elitario.
Cosa pensa del tardivo tentativo da parte del Sindaco di parlare alla cittadinanza tramite una lettera?
Mi autocito: “Lettera di Villani. Lettera di Vignali. Lettera di Frateschi. Lettera di Lavagetto. Battei Editore”.
Invece l’assessore al Verde Pubblico, Cristina Sassi, rimane in silenzio.
Per la prima volta qualcuno coglie l’occasione di rimanere zitto. Se si tace, forse è rimasto un briciolo di dignità. Cristina Sassi ha un passato come Presidente dell’AVIS di Parma e che quattro anni fa è stata destituita dalla carica e degradata a “donatore semplice”, proprio perché non è possibile far convivere politica e impegno civico. Per l’occasione avevo pubblicato una vignetta sul Polis Quotidiano, raffigurante due gocce di sangue; la prima si lamenta: “Ho sudato sette camice per la carriera” e la seconda risponde: “Beato te… io ho dato il sangue per la poltrona”.
Chi invece ha qualcosa da dire sono i cittadini.
Dobbiamo stare attenti a non farci coinvolgere dall’onda emotiva, è un chiaro discorso di psicologia sociale. Ora sotto il Comune si raduna la folla arrabbiata, ma non dobbiamo permettere che la reazione si limiti a questo. Abbiamo avuto tutto il tempo per farci sentire, ora dobbiamo essere pronti a pagare le conseguenze e a ricominciare da zero. Per far rispettare i propri diritti bisogna partire dal quotidiano, per esempio impuntandosi al supermercato per impedire che si salti la coda alla cassa. Quando ricevo via mail richieste di firmare petizioni, o quando si organizzano le grandi manifestazioni, non partecipo. Mi piace farmi carico di quello che dico: sul mio sito chiunque può trovare il mio indirizzo e il mio numero di telefono, e dirmi tutto quello che ritiene di dovermi dire.
Quali sono le prospettive a cui può aspirare Parma oggi?
Non si tratta di lavorare per il futuro ma per il presente: il futuro non è più una promessa, è una minaccia. Allo slogan “Se non ora quando?” rispondo con decisione: prima!
Puntare il dito contro gli altri non serve a nulla, dobbiamo imparare a ridere perché già i nostri amministratori si prendono troppo sul serio. È fondamentale sapersi prendere in giro e con le mie vignette spero di riuscire a comunicare questa necessità.
Primo comandamento: ridere. Il secondo?
Imparare dalla Resistenza, il momento storico più importante. Ricordo una poesia del 1950 di Luigi Marchini, “Vi chiedo perdono”, che si chiude con questi versi: “Vi chiedo perdono compagni perchè se oggi vi svegliaste, in nulla della realtà italiana riconoscereste i sogni e gli ideali in nome dei quali siete morti”. Erano passati 5 anni dalla lotta per la libertà. Noi, che siamo nati liberi in tempo di pace, abbiamo gli strumenti per decidere di agire, per scegliere di rinunciare a qualche privilegio per difendere la libertà di tutti. Spesso pensiamo che la Costituzione ci sia stata regalata. Al contrario, è un prestito che ci hanno fatto i nostri nonni perché poi a nostra volta possiamo darla in prestito ai nostri figli e nipoti.

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