di Marcello Frigeri

Nella sala riunioni dell’assessore Bernini, in bella vista, spicca un quadro di una pagina della Gazzetta di Parma: il Ministro Carfagna sorride sopra ad un titolo a grandi caratteri “Parma modello per i disabili”. L’assessore entra di colpo, sorride e mi stringe la mano. “Vieni, seguimi”. Mi porta nel suo studio e mi mostra, radioso, tutti i suoi riconoscimenti politici.

È un fiume in piena. “Ho 48 anni ed è dal 1994 che sono in Consiglio comunale. Sono l’unico. Nel senso che c’ero già dal cambiamento vero arrivato nel 1998. Ho sempre ottenuto grandi risultati; il più votato della città, e della mia lista quasi sempre. L’ultima volta ho preso 2 mila preferenze, e solo in 3 abbiamo preso questi voti: io Lavagetto e Ubaldi. Ho sempre lavorato stando zitto e rimboccandomi le maniche, vieni a vedere [mi indica i riconoscimenti, ndr]: uno dalla Confindustria di Ancona, un altro preso al palazzetto dello sport di Torino, il premio più prestigioso. Persino un premio dalla Provincia di Parma.

Si sta facendo pubblicità per la candidatura dell’anno prossimo?

Ma guarda, una cosa è certa: sicuramente non so come andrà a finire a livello politico. A volte la gente dimentica facilmente quello che si è fatto per tanti anni e dove è arrivata la città. Ti ricordi lo stato della tangenziale nel 1998? Aveva i semafori a raso, unica in Italia. In via Farini passavano gli autobus. Qualche errore è stato compiuto. La città in questi giorni sta scoprendo improvvisamente il tecnicismo, il potere degli industriali…

Non è che lo sta scoprendo ora, ma oggi è più sicura nel parlare dei poteri forti. Lei dice che Parma è cambiata. Però ora state lasciando ad una nuova Giunta l’eredità della corruzione.

Intanto siamo sicuri che la corruzione sia solo dentro al Comune? Mi risulta che hanno licenziato tre dipendenti di una grande azienda di Parma perché li han pescati con le mani nella marmellata.

Ma in un Comune i soldi sono pubblici.

Sono d’accordo. Prendo atto di una situazione molto difficile.

Forse perché avete sbagliato il modello amministrativo.

Il primo errore è stato spostare tutti gli assessori dal Duc al Palazzo Comunale, separare cioè la macchina comunale tecnica da quella politica. È stata la volontà di questa amministrazione. Io ho contestato fin da subito la scelta, ma c’è chi diceva che bisognava far così per forza.

Chi è che lo diceva?

A partire da Frateschi. Ma a lui davano indicazioni, prendeva atto da una volontà politica, del sindaco, che è stato convinto, e del vicesindaco.

E loro sono stati convinti da chi?

Non lo so, da una serie di persone.

Esterne al Comune?

Non credo, non lo so, spero di no. Dico solo che quella scelta è stata sbagliata. Perché gli assessori dovevano rimanere a capo.

Ha ragione Zoni quando dice che questo è un governo dei tecnici: con questo modello è stato decentralizzato il potere amministrativo.

Indubbiamente.

Quando Vignali, in una intervista al Corriere, dice: “non posso controllare tutto quello che fanno i 40 dirigenti” è la dimostrazione che il modello è stato sbagliato?

Indubbiamente.

E come mai non fate un passo indietro come hanno fatto Pellacini e Sommi?

Con Sommi stendo un velo. Il signor Sommi non è stato nemmeno candidato, ma nominato, e non mi parli lui ne’ di morale ne’ di etica ne’ di spendere bene i soldi pubblici. E poi quando la nave si buca buttarsi è solo da vigliacchi.

Mentre per Pellacini?

Per Pellacini la questione è politica, piangeva quando è andato via. È una scelta di partito. E poi l’Udc non ha tirato via i suoi uomini dalle municipalizzate.

Hanno detto che lo faranno.

Però intanto ci sono ancora.

E come intendente andare avanti con questa situazione? Ad ogni consiglio comunale la piazza vi chiede le dimissioni.

La Piazza quale? Una manciata di scalmanati. Io ne ho prese 2000 di preferenze, sono più le persone che hanno votato me che quelle che ci chiedono di andare a casa.

Ma quella è una votazione politica, un dovere del cittadino. Qui si parla di rivolta.

Alcuni di loro non sanno nemmeno di cosa stiamo parlando.

Ti dò la notizia che noi denunceremo con un esposto quelle persone, chiedendo che le offese non vengano più lanciate nei confronti dei consiglieri comunali e degli assessori.

Di quali persone parla?

Ci danno dei ladri, e dei mafiosi: queste parole meritano una risposta pesante. Alcuni consiglieri del Pd, poi, fomentano la piazza, e fomentando la piazza si porta all’istigazione. E sono Caselli e Massari.

Che scendono per raccontare cosa succede ai consigli comunali.

Bisogna stare attenti a gettare fango, perché gettando fango ci si sporca.

Ma non pensa che la gente vi identifica come rappresentanti del Palazzo del Potere?

Ma le responsabilità sono personali. Fino a prova contraria bisogna provare che io ho rubato. Il prossimo che spara una frase di questo tipo viene denunciato, te lo assicuro. Perché non urlano ladro a Vendola che ha dovuto cambiare tutta la Giunta che era sotto indagine?

Lei dice che chi contesta sono tutte persone di sinistra?

Certo, sai cosa ci dice la nostra gente, quella che incontro io in strada a Parma?: “andate avanti”. Chi contesta è una minoranza della minoranza.

È stata fatta una petizione pro Vignali il 4 luglio, ma è stata votata soltanto da 50 persone.

Non ne sono al corrente. Alcuni esponenti del Pd, quelli saggi, mi hanno detto che quella non è la loro piazza, che hanno paura. Quella piazza spaventa i cittadini di Parma. Noi li abbiamo delusi, sicuramente. Sarà molto difficile vincere le elezioni. Ma da qui a scatenare la piazza in quel modo ce ne passa. E soprattutto quella scatenata piazza non la vuole il Pd. Una parte dei democratici è spaventata.

Chi glielo ha detto?

Dentro e fuori dal Consiglio c’è una parte che non l’apprezza, come Iotti. Quella parte più moderata del Pd, la più pensante.

Fuori il direttore Generale e l’ispettore generale, avete istituito un Comitato di Direzione, composto dai dirigenti che dovevate rimuovere. Quelli che sono usciti dalla porta sono rientrati dalla finestra.

Non è proprio così. C’è stato un errore di comunicazione. Non è che i dirigenti, come è stato detto dal sindaco, andavano eliminati. Sono le aree di lavoro ad essere cancellate, cioè una invenzione del funzionigramma del Comune di Parma voluta da questa amministrazione: sostanzialmente altro non sono se non una separazione netta tra l’assessore e le strutture tecniche.

Ma erano comunque i dirigenti a dover controllare la situazione che poi è esplosa.

Intanto adesso c’è un controllo diretto dell’assessore, e non c’è più un filtro.

Insisto: il blocco di dirigenti che doveva controllare prima è, oggi, lo stesso blocco che forma il Comitato di Direzione. Quelli che non erano credibili prima, come possono esserlo adesso?

Bella domanda. Ti rispondo intanto che l’assessore al personale è stato invitato dalla Giunta a potenziare l’ufficio controllo abusi edilizi, e a formare un ufficio che vada a controllare le spese e le varie fatture. Chi paga? Il direttore generale. Non per responsabilità dirette, ma perché la struttura ha dato un segnale di fallimento, ed è molto grave.

Volete cambiare il sistema di controllo ma lasciate le Partecipate così come sono. Ne avete circa 35, il problema è quello. Più partecipate ci sono, più il potere è decentralizzato.

Sono perfettamente d’accordo. Ma io non ho la responsabilità sulle Partecipate.

E in Giunta non ne avete parlato?

Certo che ne abbiamo parlato. Molti hanno anche chiesto le dimissioni di Buzzi: dove sono tutti questi uomini che abbiamo messo nelle Partecipate? Cosa facevano? Dov’erano? Anche le dimissioni dentro al Partito sono state chieste. È vero, le partecipate sono troppe, ma non è una nostra invenzione.

Ma il modello non lo avete cambiato, anzi, ne avete create delle altre.

Io credo che siano maggiori le cose che abbiamo fatto nell’interesse della città, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti, che i danni. C’è da dire che a nostro sfavore ha giocato anche la crisi. Il mondo è cambiato, non ci voleva ma è accaduto. Quel sistema, come hai detto tu, forse un po’ troppo macchinoso e articolato, anche di società partecipate che ha impostato Ubaldi, ha portato sicuramente a qualche investimento fatto male. È ora di sistemare i conti, e anche le scuole. Nessun altro progetto: la gente ha bisogno di servizi sociali e di asili per i propri figli. Abbiamo sicuramente esagerato nelle strutture partecipate, andava potenziato il controllo. La prossima amministrazione dovrà sicuramente rivedere alcune cose.

Dica la verità: secondo lei, amministrativamente, Vignali è un buon sindaco?

Che dirti… [lunga pausa silenziosa, guarda in alto, ndr].

Se fosse stato un sì mi avrebbe risposto immediatamente.

Alla luce di quanto successo evidentemente no [ma si corregge subito dopo, ndr]. Aspetta… Che dirti…

Assessore…

Non è giusto dire che quello che è successo è tutta colpa sua. È stato malconsigliato.

Cioè?

Dentro e fuori dal Comune.

Tipo Buzzi?

È stato malconsigliato. La prima scelta sbagliata che ti ho detto è quella di aver tolto gli assessori dalla struttura Duc. Prendendo atto di una situazione molto difficile, farò di tutto per non far più prendere decisioni ad altri.

Insomma, si vuole candidare.

Ce la metterò tutta per fare in modo che i grandi risultati che abbiamo ottenuto in questa città non vadano buttati al vento solo perché c’è una vicenda giudiziaria in corso. Se tutti insieme facciamo un passo indietro e ci mettiamo a lavorare, recuperiamo il tempo perso: io, Ubaldi, la Guarnieri. Perché no?

Sta cercando di ricostituire la vecchia squadra?

Ricostituire quello che c’era nel 2007.

La Guarnieri è d’accordo?

Ognuno poi dirà la sua.

Ne avete già parlato?

[tono circospetto, ndr] Mah… Ci sono dei colloqui, gente che si incontra, gente che si vede… a Parma e a Roma. Io sono disponibile. Perché vedi, il pericolo non è un governo diverso della sinistra moderata.

Il problema è quale sinistra può vincere.

Se vince la sinistra che ho visto urlare in Piazza si fermerebbe lo sviluppo della città. È ora di chiedere scusa ai parmigiani per il mancato controllo, ricordando però quanto di buono è stato fatto. Se la sinistra dovesse vincere le elezioni non grazie ai propri meriti ma ad una vicenda giudiziaria, la dice lunga sulle capacità di strategie politiche dell’opposizione.

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