di Maria Teresa Improta

Fischia vento di antimafia. L’Emilia Romagna inizia a lottare contro la criminalità organizzata, almeno a livello teorico. La Regione negli ultimi mesi ha approvato due leggi tese a contrastare l’illegalità negli appalti pubblici e privati ed il diffuso fenomeno del riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite. Due provvedimenti che se da un lato testimoniano la presa di coscienza da parte delle istituzioni della presenza di ‘ndrangheta, camorra e mafia anche nella ricca Emilia, dall’altro esortano i cittadini alla legalità al rispetto delle regole.  Un connubio perfetto: attacco e difesa. Gabriele Ferrari, consigliere regionale componente delle commissioni assembleari per gli affari generali e per il territorio, ha partecipato in prima persona all’iter legislativo che ha portato all’approvazione del “pacchetto antimafia” della regione Emilia Romagna. Una prospettiva privilegiata dalla quale Ferrari spiega quali strumenti siano stati messi in campo per far fronte agli attacchi ad opera della criminalità organizzata e quali sono i punti deboli delle città emiliano-romagnole in odor di mafia.

Due leggi (legge n. 11/2010 e n. 3/2011) per contrastare le infiltrazioni mafiose ed un milione di euro per sponsorizzare la legalità. Perché  questi provvedimenti sono necessari in Emilia Romagna? Siamo di fronte ad un fenomeno diffuso?

“Stiamo un po’ meno peggio di altre Regioni del nord, la Lombardia innanzitutto, ma non per questo dobbiamo abbassare la guardia. Lo abbiamo visto con i dati recenti che sono stati presentati dalla Direzione Distrettuale Antimafia: episodi ed arresti ne abbiamo avuti anche qui. Un esempio a Parma può essere la vicenda del costruttore Bazzini (che fungeva da prestanome per il capo del clan camorristico dei Casalesi: Zagaria ndr). Il tema del riciclaggio del denaro sporco attraverso gli appalti, le compravendite immobiliari e l’acquisto di aziende è quello che più ci allarma. La Direzione Investigativa Antimafia evidenzia una serie di numeri che fanno dire che in  Emilia Romagna non vanno creati allarmismi, ma bisogna stare attenti perché i tentativi di infiltrazioni ci sono stati e continuano ad esserci”.

Queste due nuove leggi tese a prevenire le infiltrazioni mafiose in regione cosa prevedono?

“La più recente verte sull’infiltrazione della criminalità organizzata e si somma alla legge precedentemente approvata un paio di mesi prima. Sono due testi che hanno entrambi l’obiettivo di mettere dei vincoli intelligenti e porre attenzione sul tema della salvaguardia della Regione dalle infiltrazioni che sappiamo già esserci. Come? Sia rafforzando la presenza delle istituzioni sul territorio nel settore degli appalti, sia mettendo in atto una sana collaborazione tra Regioni, Province, Comuni, forze dell’ordine, Prefetture e Camere di Commercio. C’è poi il tema della formazione. Per difendersi dalla criminalità bisogna che ci sia un tessuto connettivo sano a partire dai più giovani, con la diffusione di una consapevole cultura della legalità”.

Quale garanzie assicura nell’assegnazione degli appalti?

“Vogliamo controllare tutto ciò che avviene nei cantieri. Nei cantieri edili c’è il lavoro nero, c’è il caporalato. Una nefasta presenza che è nostro intento allontanare attraverso l’utilizzo di sistemi informatici di controllo e di registrazione automatica delle presenze nei cantieri ostacolando uno dei metodi con i quali la criminalità si inserisce offrendo personale in nero ed a basso costo. Istituzioni ed associazioni degli imprenditori, degli artigiani, dei commercianti, degli industriali devono poi insieme avviare azioni di autodifesa perché è l’unico modo per riuscire a contrastare efficacemente e ridurre il danno delle infiltrazioni mafiose. Per gli appalti pubblici vi sarà un monitoraggio serrato lungo tutto l’intero ciclo di realizzazione attraverso indicatori che rivelano anomalie sintomo di irregolarità nell’attività. Per gli appalti privati è istituito un osservatorio sull’edilizia che prevede il controllo della regolarità dei cantieri. Il merito dell’azienda virtuosa sarà reso pubblico con l’inserimento in un elenco, una sorta di lista bianca. Situazioni che ci preoccupano ce ne sono tante il dovere è di fare in modo di tener fuori le aziende poco raccomandabili”.

Con il milione di euro stanziato quali azioni saranno avviate?

“Questo bando da un milione di euro intende finanziare le iniziative di organizzazioni di volontariato e associazioni che siano impegnate nell’educazione alla legalità e contrasto alla criminalità organizzata. I contributi potranno coprire fino all’80% delle spese sino ad un massimo di 50mila euro. Questo è un segnale della volontà di insistere sulla difesa dal crimine”.

E per i beni confiscati alla mafia, quali novità?

“Per il recupero dei beni confiscati sono stati potenziati gli accordi tra Comuni, Province, Regioni e privati affinché questi patrimoni siano affidati ai Comuni ed utilizzati per iniziative che abbiano una forte connotazione sociale come ad esempio è avvenuto al Sud attraverso cooperative sociali che danno ai giovani opportunità lavorative. Nella nostra regione sono state sequestrate diverse decine di case, terreni ed aziende, l’obiettivo è di fare progetti specifici per il riutilizzo di questi beni”.

Sul fronte della criminalità organizzata qual è ad oggi l’obiettivo primario?

“Rendere l’Emilia Romagna coesa e non infiltrabile. Quando ci sono norme chiare per valorizzare le imprese e possono rimanere sul mercato solo le aziende che meritano diventa un elemento che dà valore alla comunità. Il nostro territorio è famoso per essersi costruito nel tempo la ricchezza che ci fa essere tra le regioni più ricche d’Europa grazie alla operosità delle persone, alla genialità degli imprenditori e alla tenuta di un sistema civico molto forte. Oggi la priorità consiste nel difendere questo patrimonio e non affossarlo. È necessario però che ognuno faccia la sua parte e non da solo, ma insieme agli altri”.

1 Comment

    si cerca di contrastare infiltrazioni mafiose,ma quelle gia esistenti da quasi 25 anni nessuno li vede,ma chi gestisce le coop sociali perche nessuno li vede?stanno la nn sono invisibili

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