di Sara Terenziani
Per un giorno il mondo sarà unito. L’11 settembre, i ricordi saranno i medesimi per tutti i popoli. Le Torri Gemelli di New York in fiamme: 2.977 vittime. Lo sguardo verso l’alto e i corpi che si gettano dalle finestre per sfuggire alla morte. Più in basso invece, ai piedi delle Torri, volti e occhi piangenti, testimonianza di una memoria che da allora non riesce a dimenticare. Non vuole dimenticare. Da 10 anni Ground Zero, a settembre, torna a vivere nel cuore di tutto il mondo. Occidente e Oriente ricordano insieme seppure, forse, in modo diverso. I sopravvissuti vorrebbero dimenticare ma non riescono. Sono loro a portare i segni indelebili di un attentato che ha scoperto le debolezze dell’America. Disturbo post traumatico da stress, asma e malattie polmonari interstiziali sono le patologie ufficialmente riconosciute dal governo americano, che nel 2010 ha finalmente approvato una legge per assistere e risarcire i soccorritori dell’11 settembre. Ma giustizia non è ancora fatta. Sono morti 19 attentatori. E’ morto Bin Laden. L’inchiesta è chiusa, ma il processo non è ancora iniziato. Infatti tutta l’America da tre anni attende invano il destino dei cinque uomini accusati della tragedia di New York. Tutti sono imputati di cospirazione, omicidio in violazione delle leggi di guerra, attacco a civili e obiettivi civili, distruzione di proprietà, dirottamento aereo e terrorismo. Come se non bastasse hanno un capo d’accusa per ognuna delle quasi 3 mila vittime. Corte marziale e tribunale ordinario? Un dilemma che ha bloccato la giustizia a stelle e strisce in un confronto che coinvolge la Casa Bianca, il Congresso, il Pentagono e l’opinione pubblica dal 2008 ad oggi.  E dopo tre anni le carte del processo sono state rispedite ai militari di Guantanamo. Ma la memoria va oltre le ingiustizie, le diatribe e le contraddizioni. Anzi si fa più moderna e più forte. Così, per ricordare la strage che ha messo in ginocchio tutto il mondo occidentale, l’organizzazione World Dance Alliance Europe ha promosso un flash mob proprio per l’11 settembre: New York, ore 08.46, al Lincoln Center e Roma, ore 14.45, al Colosseo. Tutti in piedi e immobili per 30 secondi, per poi aprire le mani e sollevare  le braccia lentamente verso il cielo, mantenendo il silenzio per un minuto. Poi via a passi di danza. Niente coreografie, solo movimenti spontanei e istintivi guardando al cielo. Un’iniziativa come molte altre sono organizzate in ogni parte del mondo. Un solo obiettivo: non dimenticare. E il mondo moderno lo fa a suo modo.

Lascia una Replica

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: