Published On: Mer, Set 28th, 2011

ATTUALITA' – Che fine ha fatto la vera politca?

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di Giuseppe Facchini
Parlare di politica di questi tempi è una delle cose più difficili che si possa provare a fare. E non certamente per la mancanza di argomenti, perché tra crisi, recessioni, tensioni e sfottò internazionali, quelli non mancano sicuramente. Il vero problema è che la politica con la “p” maiuscola viene letteralmente surclassata da un’altra “p”, maiuscola solo per alcuni e che sta per pettegolezzo.
Già, il pettegolezzo è ormai un classico nel nostro Paese. Da circa vent’anni, da quando tra i palazzi capitolini che contano si aggira un uomo che, nonostante il 29 settembre si ritroverà con una torta da 75 candeline, è ancora solito farsi chiamare Papi da squattrinate giovincelle il cui unico pensiero è fotografarsi nel bagno di Villa Arcore e postare la propria faccina col muso a zampa di gallina su qualche social network o cercare di trovare gli onori della cronaca con interviste al limite tra lo svampito e la voglia di prenderle a calci nei denti. Terry de Nicolò docet, ma è un’altra storia. Così come un’altra storia sarebbe potuta essere la maxi festa alla tenuta Berlusconi per il compleanno dell’imprenditore più chiacchierato del momento. I bontemponi Fede e Mora aspettavano da mesi questa serata, ma certamente l’harem sarà rimandato a giorni migliori. Tutto questo ha contribuito a far entrare il buon Silvio nella storia, con una celebrità divenuta prematuramente di manzoniana memoria: è vero, si parla di lui dalle Alpi alle Ande, dalla Germania agli States, ma come detto è tutt’un’altra storia. Qui si deve provare a parlare di politica, senza la fastidiosa “p” del pettegolezzo.vE, nonostante il chiacchiericcio, nell’ abaco della politica made in italy, ce ne sono di lettere che contano, come la “m” di manovra. Quella richiesta da Ue, Usa e mezzo mondo ma, nella misura nella quale è stata pensata, non è per nulla come gli italiani credevano possibile. Tagli ai comuni, tagli qua e là, ma non ai privilegi della casta. Aumento dell’iva e scarpe, tabacchi, carburante, alimentari, elettronica e persino biglietto del cinema più cari. E così è tornato di moda il rosso detto “No le mani nella tasche degli italiani!”, o per lo meno non in quelle dell’italiano medio, esemplare che vanta un numero sempre più basso di rappresentanti visto che la ricchezza del paese continua ad essere distribuita in una maniera tanto iniqua quando misera, col numero dei poveri o potenziali tali in costante crescita. Aumenta anche il numero dei disoccupati mentre quello dei pensionati non salirà, almeno per ora. Smettere di lavorare dopo anni di sacrifici, diventa, infatti, sempre più una chimera, così come inserirsi nel mondo del lavoro.
A destra, dove il rosso ha l’effetto di scatenare polemiche e sangue agli occhi, manco se fosse un toro infuriato, di quella massima delle mani e delle tasche non se ne vuole sentire parlare. O meglio, parlarne può anche andar bene, purché ci si limiti ai proclami. A conti fatti, meglio lasciar perdere. E così la “m” di manovra può facilmente essere utilizzata anche per un altro termine, cioè malumori. Di quelli avvertiti a sinistra, dove si vive da secoli con problemi di cronici mal di pancia, ma anche a destra, dove i leghisti sono incazzati (per dirla alla Re Umberto Bossi) di come le cose stiano prendendo una bruttissima piega.vSi vota di continuo per non far cadere il governo ed il movimento secessionista di verde vestito, manda giù un rospo dopo l’altro. Ad  Umberto, al Roberto designato come possibile erede al trono, all’altro Roberto, quello che parcheggia il trattore vicino Montecitorio, ed al Trota, quello che sta là solo perché a scuola era negato, importa soltanto dar conto ai propri elettori (diciamo italiani, visto che vota Lega solo una piccolissima parte della popolazione, concentrata in quattro regioni del Nord e basta) e arrivare alle riforme rivoluzionare che hanno deciso da sempre la vita e la ragione sociale del Carroccio.
Si vota a favore di Milanese, altra “m” entrata di diritto nell’abaco della politica odierna, e su Romano, anche lui legato ad una “m”, la più pericolosa, quella di mafia, per la quale è accusato, e la Lega deve tacere. Anzi ci prova, ma senza successo, perché dei celoruristi tutto si può dire meno che sappiano tenere il famoso cece in bocca. Accettano, fanno come dice il leader e vanno avanti: stiamo con Berlusconi perché sennò è un casino. Fosse stato Topolino capo del governo, il ragionamento sarebbe rimasto lo stesso.  Non è tutto, perché poi ci sono le grane interne al Pdl: la “t” di Tremonti – traditore, assente durante il voto di fiducia in Aula; la “s” di sindaci in piazza per i tagli, anche quelli con la tessera del club berlusconiano nel portafogli (ne mancava solo uno: il Senatore Antonio Azzollini, sindaco di Molfetta, provincia di Bari, e relatore della manovra affianco di Giulio a Palazzo Madama!);  la “l” di Lavitola – latitante; la “i” di inchieste, intercettazioni, impedimenti…no, questi non centrano. Maledizione, quanto è difficile parlare di politica di questi tempi.

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