Published On: Mer, Set 28th, 2011

CITTA' – Altra tegola sul Comune: arrestato l'assessore Bernini

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di Maria Teresa Improta
L’assessore Bernini, il suo braccio destro Signorini e due imprenditori sono stati arrestati lunedì 26 con l’accusa di corruzione e tentata concussione nell’ambito dell’operazione ‘Easy Money’ coordinata dal comando provinciale della Guardia di Finanza di Parma. Fumo negli occhi. Probabilmente briciole di un sistema più complesso. “Un meccanismo consolidato e purtroppo ramificato” come lo definì il colonnello Geremia quando ancora le manette di Iacobazzi & C erano calde. Dagli appalti per la manutenzione del verde si passa ora agli appalti delle mense scolastiche. Il modus operandi è molto simile: ‘un modo di vivere’ come sponsorizza da tempo Vignali su locandine e brochure dedicate alla città ducale. Le indagini sono scattate a seguito della denuncia di un dirigente della Camst che sostiene di aver ricevuto richieste di denaro per garantirsi l’appalto di alcune mense cittadine. La turbativa d’asta in questione riguarderebbe il servizio di ristorazione presso il Duc, ma sarebbero coinvolte anche alcune mense scolastiche cui appalto venne rinnovato senza gara. Una gara d’appalto in cui i funzionari si sarebbero spinti oltre la normale richiesta di denaro. Oltre le buste chiuse del bando. La Copra avrebbe compilato così male i documenti da dimenticare il servizio al tavolo per la mensa al quarto piano degli uffici comunali in largo Torello de Strada. Nessun problema: la busta viene aperta ed il bando è ricompilato con i dovuti aggiustamenti. Ma qualcosa non ha funzionato, a vincere l’appalto è la Camst. Le intercettazioni telefoniche testimoniano i rapporti tra l’assessore il suo collaboratore e Mauro Tarana l’amministratore della Copra di Piacenza, la cooperativa di ristorazione che pare pagasse per aggiudicarsi la gestione delle mense e prorogare la durata dei contratti. Dopo l’ondata di arresti estivi, legati all’operazione ‘Green Money 2’ l’unica accortezza usata dai due funzionari pubblici fu di non chiamare i soldi, soldi, ma ‘conferenza stampa’. Un linguaggio criptato che serviva ad organizzare i trasferimenti di denaro attraverso il sistema delle sponsorizzazioni sportive. Signorini fungeva così da braccio operativo, un esattore creativo che faceva migrare il denaro dalla Copra alle tasche dell’assessore passando attraverso qualche evento sportivo. Gli inquirenti non hanno ancora quantificato il giro di denaro legato alle mazzette, ma secondo le prime dichiarazioni rilasciate dalla Guardia di Finanza si tratterebbe di poche migliaia di euro. Insomma si tratterebbe di pesci piccoli. Una cosa è certa dopo mesi di indagine qualche arresto doveva pur scattare. Le lettere anonime recapitate in Procura da presunte vittime di corruttele legate agli ambienti del Comune si sono moltiplicate di settimana in settimana e la gente in piazza vuole chiarezza. Il procuratore La Guardia fa intendere che questi arresti siano solo la punta di un iceberg e si lascia sfuggire un richiamo alla responsabilità dei partiti, subito rettificato con un “non voglio entrare nel merito della politica”. Eppure un politico in manette per corruzione, dovrebbe avere risvolti politici, soprattutto in una città di provincia e provinciale come Parma. Le indagini sinora sono state coordinate dal pm Paola Dal Monte. Lo stesso pm che ha mostrato tutto il suo nervosismo nell’ambito dell’inchiesta sul verde pubblico quando scaricò le proprie ire sui carabinieri che raccolsero la deposizione dell’imprenditore Forni arrestato e poi scarcerato in quanto riconosciuto come parte lesa dalla corruzione legata agli appalti. Forni quel mattino pare abbia raccontato ai due carabinieri di turno, Giampiero Ferri e Roberto Furnari, tutto ciò che sapeva. “Era un fiume in piena” dichiararono i due militari sulle colonne di Repubblica.it affermando che “si tratta di un complotto tra i poteri forti”. Una sentenza che potrebbe essere verosimile. Perché se a Parma le piantine sul Ponte di Mezzo ed i panini dei bimbi all’asilo sono frutto di corruzione viene da chiedersi se gli appalti per le grandi infrastrutture siano così trasparenti come si vuol far credere.

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