Oltre 2 mila peronse in piazza a protestare tra cui più di 600 sindaci. Sono solo alcuni dei numeri fatti registrare nei giorni scorsi dalla mobilitazione che gli amministratori locali hanno messo in atto per le strade di Milano contro i tagli previsti nella manovra agli enti locali e la protesta proseguirà fino a quando saranno accolte le loro richieste, cioè la cancellazione dei tagli e lo stralcio della norma che elimina i consigli comunali nei paesi con meno di mille abitanti. Tra i numerosi amministratori italiani, provenienti da gran parte dal Nord Italia, era presente anche Fabio Fecci, vicepresidente vicario regionale Anci e assessore alla Sicurezza e decentramento del Comune di Parma che ha partecipato alla mobilitazione nazionale come delegato del sindaco Pietro Vignali.
“Il fatto che siano scesi in piazza così tanti amministratori per manifestare il proprio scontento – ha affermato l’assessore – significa che questa manovra è troppo gravosa per i Comuni e che quindi va cambiata. Pur comprendendo la necessità di una manovra importante che preveda dei tagli in questo momento di crisi globale, ritengo che si debbano colpire i privilegi della casta anziché i Comuni, che garantiscono servizi fondamentali per i cittadini”. Revisione del patto di stabilità, riduzione del numero dei parlamentari e riforme strutturali. Sono queste, secondo Fecci, le azioni fondamentali su cui puntare per “non arrivare al prossimo anno con la necessità di effettuare nuovi tagli”. “I Comuni – ha proseguito il vicepresidente vicario regionale Anci – chiedono autonomia fiscale, l’anticipazione dell’Imu (Imposta Municipale Unica), la compartecipazione nel recupero dell’evasione. Tutto questo garantirebbe i servizi essenziali e le opere necessarie a generare benessere e migliorare la qualità della vita”.
“Lo Stato – ha rimarca Fecci – per ridurre il debito deve dismettere il patrimonio immobiliare che possiede anziché chiedere ai comuni di vendere il proprio. Importante anche stralciare l’articolo 16 e rivedere quindi il Patto di stabilità che, voglio ricordare, è stato cambiato 4 volte dal ‘99 ad oggi senza ottenere reali vantaggi. Basti pensare a quanto sono penalizzati i comuni che, rispettando il Patto, hanno generato avanzi che ora non possono spendere per pagare le imprese che hanno effettuato lavori per l’ente. E’ ovvio quindi che le ragioni dell’aumento del debito pubblico vanno ricercate in altri enti. Le ultime tre manovre poi, completamente inique, hanno colpito esclusivamente gli enti locali, in particolare i Comuni. Ormai lo Stato ha superato i limiti della ragione: occorre un vero riequilibrio dei tagli”.
Fondamentale anche rivedere il disegno complessivo delle istituzioni locali. “La carta delle autonomie – ha aggiunge l’ex assessore alla Sicurezza – dovrà ridisegnare la pubblica amministrazione con accorpamenti di servizi dei piccoli comuni, l’eliminazione completa delle Province, ascoltando il pensiero della gente comune e non soltanto quello dei politici, mai disposti a tagliare poltrone, rivedere il numero e le dimensioni delle Regioni creando delle macro Regioni, come da me sostenuto da anni e come proposto anche dal presidente della Lombardia Roberto Formigoni”. Serve infine “uno Stato più snello e meno centralista – conclude Fecci – il dimezzamento del numero dei parlamentari, ma soprattutto l’eliminazione dei loro privilegi”.

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