Nel corso del dibattito sulla situazione carceraria promosso da  141 senatori la senatrice Pd Albertina Soliani ha preso la parola a Palazzo Madama per esprimere la propria opinione in merito: “Conosco la realtà di Parma, di Reggio Emilia e dell’Emilia-Romagna e il lavoro delle istituzioni e del volontariato: una goccia nel mare, ma la strada è tracciata. È possibile aprire spazi di vita e di dignità: occorrono strategie e risorse. Non si parte da zero, si sa quello che si può e si deve fare e dunque lo si faccia. Se vi possono essere misure alternative al carcere e se si può pensare la reclusione come extrema ratio questo è il momento, modificando anche norme che si sono rivelate ottuse e inefficaci, come la legge Bossi-Fini e la legge Giovanardi-Fini. Se vi può essere, come vi è, un reinserimento controllato e vigilato nella vita sociale, questo è il momento di determinarlo”. “Nel carcere – ha detto Soliani – vivono migliaia di persone a cui sono negati i diritti costituzionali, senza i quali la vita non è vita, ed è a rischio, come il numero crescente di suicidi dimostra; detenuti esposti ogni momento alla violenza. Il diritto alla salute innanzi tutto”. Soliani fa poi riferimento al decreto del 1° aprile 2008 che ha trasferito al Servizio sanitario nazionale la competenza in materia oltre le mura del carcere. “Ora però occorre uno sforzo concertato perché questo passaggio sia effettivo in ogni Regione e in ogni territorio. Il Governo e la Conferenza Stato-Regioni ne discutano e diano l’impulso che ci si attende:  vogliamo vedere i risultati”. “Nelle carceri esistono tanti bisogni non soddisfatti: quello del lavoro, ad esempio, il lavoro, che è elemento fondamentale della vita quotidiana per esprimersi, per avere relazioni, per avere dignità. Perché è così difficile, pur nelle condizioni giuridiche che lo consentono, renderlo praticabile? Quello dell’istruzione; vi è un grande bisogno nelle carceri di istruzione e di formazione: dall’alfabetizzazione alla possibile frequenza a distanza dell’università. Quale posto occupa al Ministero dell’istruzione questo settore?  Salute, lavoro, scuola: è chiamata in causa non solo l’amministrazione penitenziaria, non solo i Ministeri interessati ma il territorio, i sindaci, le Province, le Regioni, le ASL; il carcere dentro una rete”. “Vive nel carcere, insieme con i detenuti, la polizia penitenziaria, drammaticamente sotto organico, in condizioni di disagio insostenibili. Il Governo intervenga con l’assegnazione del personale necessario, degli educatori e degli psicologi, senza i quali i progetti personalizzati non sono possibili. A tutela dei diritti fondamentali delle persone detenute sia istituita, a tutti i livelli, la figura del Garante: è il minimo che si possa fare per fare delle carceri un luogo dove abiti il diritto e proprio per questo strumento certo di giustizia e di sicurezza per la società”.

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