Published On: Mer, Set 21st, 2011

POLITICA – A Parma l’alba di una nuova democrazia

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di Marcello Frigeri

Alla fine avevamo ragione. Lo avevamo scritto più di una volta che dopo lo scandalo Green Money, e una politica che risponde più ai poteri forti degli industriali che ai cittadini, giù in città si sarebbe sviluppata, seppur ancor timidamente e ai primordi, una cellula impazzita che non riconosce più il suo sistema-madre, la democrazia rappresentativa. Il movimento si chiama “Finalmente sovrani” e poggia le sue idee sul direttismo democratico, che se vogliamo è l’antitesi di quello rappresentativo: non sarà più il rappresentante dei cittadini ad amministrare la cosa pubblica, ma il cittadino stesso. Questo perché soltanto il cittadino può avere veramente a cuore l’interesse pubblico (il suo); il rappresentante, invece, tende a rispondere agli interessi particolari del potere economico, suo alleato e suo mandatario, e solo dopo a quello pubblico.  A Parma la scheggia impazzita del direttismo democratico, si badi bene, non è soltanto figlia degli scandali cittadini – perché di scandali a Parma ce ne sono sempre stati -, ma è un germe che nasce principalmente sotto la spinta dell’ultima crisi economica. È figlia, insomma, del nostro tempo. In Spagna gli Indignados sono scesi in piazza chiedendo una “vera democrazia”; a New York domenica scorsa si sono riversati a Wall Street file di giovani americani che gridavano alla borsa “la corruzione ci teme!”, oppure “disobbedienza è patriottismo!”. Poi  gli scontri a Londra, gli indignati italiani. Oggi a Parma. Davanti al Comune gli indignati locali sventolano uno striscione che recita: “Meno società partecipate, più partecipazione popolare”. Il capogruppo di Impegno per Parma Zannoni, restando serio, in una nota ha definito il corteo una manifestazione folkolirstica, termine con il quale i politici tendono a considerare, magari con sprezzo, queste operazioni di dissenso. Ecco il problema di Zannoni, e di tutti gli Zannoni politici: non riescono a vedere oltre al proprio naso che l’aria, qui a Parma come nel resto dell’Occidente, sta cambiando. Saranno politicamente travolti dal ciclone della democrazia diretta e nemmeno se ne rendono conto. Anzi, ridono della loro stessa fine. Oggi a Parma si corre ai ripari tentando di salvare il salvabile, pensando che le primarie di partito siano la soluzione alla rabbia della gente; si promette maggior controllo della cosa pubblica potenziando la trasparenza degli atti – appunto, solo promesse – ed il controllo sugli stessi; si fanno i salti mortali, e larghi sorrisi, per pubblicizzare il bilancio partecipativo – un bello specchietto per le allodole -. Insomma: puntano ogni anno ad una nuova soluzione per dare un senso alla loro rappresentanza, ma non hanno ancora capito che il problema non è tanto il programma politico: il problema sono loro. Il guaio delle democrazie, infatti, è aver promesso diritti che non potevano promettere, come il più clamoroso, quello al lavoro – ovviamente precario -. L’inganno è ben congeniato: il regime democratico ci dà la sensazione che la cosa pubblica sia controllata dalla collettività, ma in realtà, come diceva Rousseau, il cittadino esercita la sua sovranità soltanto nel momento in cui vota il candidato. Poi, per un periodo di 5 anni, torna schiavo di queste oligarchie a loro volta vilmente genuflesse ai piedi dei potentati economici. In realtà Rousseau era anche fin troppo ottimista: oggi, infatti, i candidati politici sono scelti direttamente dall’alto. Significa che oltre a privarci del potere di decidere le questioni, ora ci privano anche del potere di decidere chi decide le questioni. In Municipio, perciò, farebbero bene a non sottovalutare questi nuovi sussulti di democrazia diretta che si affacciano sul panorama politico parmigiano, perché sono il primo sintomo di un malcontento che sta per esplodere, qui a Parma come nel resto d’Italia (e dell’Occidente). Allora sarà troppo tardi per tentare di correre ai ripari.

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