Published On: Gio, Set 8th, 2011

FOCUS – Poteri forti e Comune: in che modo può riscattarsi Vignali

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di Marcello Frigeri
Si pensava che l’estate portasse buoni consigli al sindaco, ma sembra invece aver ritardato soltanto la decadenza della sua amministrazione. Con le dimissioni degli assessori civici la Giunta comunale non ha più la rappresentanza politica con la quale si è presentata alla città: nessun moderato centrista e nessun civico. Rimangono i berlusconiani, un monocolore senza maggioranza elettorale. Vignali, giunto a questo punto, compie una mossa che, semmai, avrebbe dovuto attuare a scandalo corruzione scoppiato: azzera la Giunta e propone un rimpasto. Il motivo di questa azione, tanto più che le dimissioni dei civici erano state annunciate un mese fa, rimane ai più ignoto.
La sua inadeguatezza come sindaco di Parma è riscontrabile soprattutto da queste azioni: sarebbe stato meglio se si fosse liberato per tempo dai cattivi consiglieri, cioè da quelle persone interne al Pdl, partito finto liberale, che nell’ombra, e mai uscendo allo scoperto, lo hanno persuaso e incitato nelle azioni politiche. Ma lo scatto d’orgoglio a mandato ormai fallito, che comunque non lo salva dalla sua incapacità, è stato dire finalmente, seppur con frasi buttate lì, le cose come stanno realmente: in Comune a comandare non è il sindaco, ma gli industriali. Tutti lo sanno ma nessuno lo ammette: la stanza dei bottoni municipale e il Consiglio Comunale non rappresentano, e forse non la hanno mai rappresentata, la democrazia reale. Un mese fa Zerosette chiese all’assessore Bernini: “Anche il prossimo sindaco sarà sotto l’ala degli industriali? Quando vi libererete dal loro potere?”. Aveva risposto: “Da giovane mi dicevo: la politica è una cosa, l’industria è un’altra. Poi mi sono accorto che non è così”.
Allora la svolta, e qui ha ragione Castellini, direttore de La Voce di Parma: da due mesi la Piazza pretende la testa del sindaco perché in lui vede incapacità e inadeguatezza, ma oggi Vignali, che è indirizzato più che mai verso la caduta, può solo riscattarsi raccontando la verità, spiegando alla città come funziona l’alleanza bieca della politica con il mondo affarisitco. Perché una promessa mai mantenuta della democrazia reale rispetto a quella ideale è l’eliminazione del potere invisibile che, passatemi il bisticcio, a Parma è visibilissimo. In estrema sintesi è quel potere, spesso di natura economica e lontano dal controllo del cittadino, che prende le decisioni per la collettività fuori dalla stanza dei bottoni. A Parma la democrazia deve tornare ad essere il governo del pubblico sul pubblico. Il sindaco Vignali, dunque, deve scegliere tra due strade, o chiudere la sua stagione come vittima consapevole di una politica fatta da altri, o riscattare la città, e se stesso, prima di uscire dalla pubblica amministrazione.
C’è da considerare poi il ruolo della Piazza:
se da una parte legittima la propria sovranità manifestando contro la Giunta ad ogni Consiglio, tornando finalmente all’attivismo politico, dall’altra, forse, non si è resa ancora conto delle sue enormi potenzialità. La Giunta che perde pezzi ed è in bilico tra nuove elezioni e commissariamento, infatti, è il risultato dell’indignazione popolare. Ma non bastano le dimissioni e le eventuali nuove elezioni per considerarla vinta, sarebbe un fallimento. La Piazza, oggi, deve puntare di più sul direttismo democratico, sul diritto alla trasparenza degli atti, sulla politica di partecipazione, sulla volontà di prendere decisioni che rispondono alle esigenze della città e non a quelle degli industriali o dei partiti loro amici. Tutti elementi che contrastano fortemente il potere invisibile. L’alternativa al centrodestra, oggi, a mio giudizio, non si chiama Partito Democratico, che è l’altra faccia della stessa medaglia: le voci dei maligni, non confermate ufficialmente, parlano di Bernazzoli come il possibile preferito degli industriali a primo cittadino. E se così è, allora l’alternativa ad un sindaco scelto dai poteri forti, non è un altro sindaco scelto dal medesimo potere. Si dirà: è il cittadino a indicare l’eletto sulla base delle elezioni. Vero. Ma è il passo successivo che sfugge ai parmigiani: il controllo sull’eletto. Perché se si lascia governare la città ad un centrosinistra che poi, eventualmente, recepisce gli ordini da altri poteri, allora dov’è l’alternativa? Oggi ad amministrare non devono essere più i partiti, ma gli eletti sotto il controllo degli elettori. Cosa quantomeno scontata, ma soltanto a parole. Prendiamo un esempio reale di partecipazione: nei comuni francesi esiste la “Commissione del dibattito pubblico”, una autorità indipendente dai partiti che esamina i grandi progetti pubblici e  privati, decidendo se si deve aprire o meno un dibattito cittadino sulla loro costruzione. Serve per impedire che nascano opachi intrecci di poteri e di interessi economici intorno alle grandi opere. A Parma ne’ Pd ne’ Pdl, ne’ eventuali civici si sono mai sognati di proporre un progetto di democrazia diretta come questo. Ecco: quanto basta per capire che non sono l’uno l’alternativa dell’altro. (Marcello Frigeri)

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